Le donne che si salvano, si salvano da sole

Milano (Marieclaire - Fabrizia Mirabella), 26 novembre 2020

Parla le presidente della cooperativa Alice che opera a San Vittore
 
Abbiamo parlato con la cooperativa che restituisce dignità ai detenuti attraverso il lavoro, mentre restituisce all'Italia la sua cosa più preziosa, il business Made in Italy.
"Te lo dico prima, non chiedermi quante donne avete salvato? Chi si è salvato, si è salvato da solo, noi siamo solo dei professionisti che credono fermamente in un'impresa con la i maiuscola".
Basterebbe questa manciata di secondi al telefono, di lettere nero su bianco, a dipingere il ritratto potentissimo di Caterina Micolano, presidente della cooperativa sociale 'Alice', fondata nel 1992 e che con il laboratorio 'Sartoria San Vittore' restituisce dignità ai detenuti attraverso il lavoro, mentre restituisce all'Italia la sua cosa più preziosa, il business made in Italy.
"Noi diamo semplicemente delle opportunità, siamo un network che unisce territori, ruoli e persone, non stiamo in piedi grazie alle donazioni, viviamo di contratti di lavoro, anche se dobbiamo dimostrare il doppio rispetto a un'azienda normale, d'altronde, se lo Stato italiano continua a etichettare le 'categorie fragili o le normative sugli svantaggiati e le azioni filantropiche', l'idea che la gente avrà delle cooperative non cambierà mai; bisogna, invece, cambiare narrazione, informare, raccontare, fondare un movimento che faccia cultura della sostenibilità, dell'inclusione e della fiducia, perché è il lavoro vero che ti fa arrivare gli assegni e ti fa sentire di nuovo accolto nel sistema economico".
È da queste premesse-promesse che quest'anno è nato il progetto 'Italia is One', fortemente voluto dalla cooperativa 'Alice' insieme al 'Gruppo Servier' e ad altre due realtà italiane di artigianato sociale: 'Astrolabio' e 'Mending for Good', decise a sostenere la produzione di mascherine chirurgiche a 3 veli (140 persone, la maggior parte detenute, ne hanno prodotte oltre 60mila, realizzate a mano nei 12 laboratori delle cooperative, con l'obiettivo di fronteggiare la richiesta di questi dispositivi e renderli disponibili per le categorie più bisognose come i detenuti, spesso costretti in spazi angusti senza possibilità di distanziamento sociale o il personale operante negli Istituti penitenziari.
"L'emergenza sanitaria che l'Italia e il mondo intero si trovano ad affrontare impone a tutti un impegno collettivo in termini di responsabilità sociale, dall'inizio della pandemia il Gruppo ha sostenuto diverse iniziative per contrastare gli effetti dell'emergenza, a supporto di medici, ospedali, fondazioni, associazioni, pazienti e cittadini in difficoltà, un impegno che continuerà anche per i mesi futuri - afferma Viviana Ruggieri, portavoce del gruppo - perché la nostra 'mission' mette al centro di ogni azione le persone, quindi non poteva esimersi dal supportare 'Italia is One', che rappresenta un esempio unico e concreto di riabilitazione sociale e di tutela del diritto inalienabile alla salute delle persone private della libertà, nel caso specifico della popolazione femminile, una categoria particolarmente bisognosa di supporto".
Dalla sartoria teatrale per la creazione di costumi per la Scala e la Fenice, alla realizzazione di abiti per gli spot pubblicitari, fino alla fondazione del proprio brand 'Sartoria San Vittore', la cooperativa 'Alice' è stata tra le prime realtà in Italia ad aver parlato di moda negli Istituti penitenziari, a dimostrare come design, creatività e saper fare siano ingredienti fondamentali per un riscatto sociale che non coinvolge soltanto le donne detenute o vittime di violenza, ma travolge l'intero sistema che lo scatena.
"Dopo tanti anni trascorsi accanto ai detenuti, ti rendi conto di quanto la linea di confine della libertà sia molto sottile: a me non capiterà mai, quante volte l'abbiamo detto o sentito dire - racconta Caterina - senza pensare che la maggior parte delle volte è la disperazione a farti compiere gli errori".
"Cos'è la libertà? Non è una questione di carattere penale, non è libero chi è fuori dalla galera, vedo tutti giorni detenute che sono molto più libere di me nell'animo; libertà è una condizione mentale, e noi con il nostro lavoro speriamo di far scattare quella molla, quel pensiero che spinge un detenuto a dire okay, ho la possibilità di ripartire, chi voglio essere?, chi potrei essere?, da dove riparto?; decidere di ripensarsi, liberi di investire nuovamente su se stessi, è questo l'obiettivo del nostro mestiere".
E noi? Che cosa dovremmo imparare da voi? "L'Italia continua a parlare di sostenibilità, di slow fashion, di business impegnati facendo un copia-incolla di quello che accade in tutto il resto del mondo, ci si dimentica di chi siamo come Paese, dell'importanza che ha la nostra industria manifatturiera, ma per fare questo c'è bisogno di un'azione corale, il sistema 'Made in Italy' deve dimostrare di essere capace a dialogare, a unirsi, a essere utile, e al tempo stesso generare sicurezza, per una volta non stiamo chiedendo niente, vogliamo solo dare.
Se i brand ci aiutassero a raccontare un sistema di manifattura sostenibile nelle filiere produttive, un sistema che riparte dal locale, dal piccolo, dall'artigianato, sarebbe un grandissimo passo avanti - spiega ancora Caterina - dovremmo chiederci: chi deve essere un'impresa socialmente utile oggi?, e deve essere utile solo al carcere o anche alla società?; secondo noi anche alla società, perché non ti rende migliore comprare un maglione confezionato dai detenuti; non è questo il messaggio, noi vogliamo raccontare che la tradizione artigianale italiana sta morendo, che andrebbe salvaguardata eche il saper fare con le mani ha salvato l'Italia più dalle crisi".
"Attraverso sudore e calli - termina Caterina - i detenuti che lavorano con noi iniziano un percorso che li porta a diventare artigiani del 'Made in Italy', non operai, noi non siamo solo operatori che ti fanno stare bene, noi accogliamo detenuti, persone richiedenti asilo e tossico-dipendenti che negli anni possono diventare sarti, detentori di quelle skill di cui il Paese ha bisogno: è questo il futuro che lasciamo nelle loro mani, mentre sono ancora dentro".
 

Aggiornato il: 26/11/2020