Incontro a San Vittore tra detenuti e scrittori

Milano (Il Giornale - Paola Fucilieri), 4 giugno 2019

Quando la parola libera, coinvolti associazioni, volontari e Mediobanca

"Se scrivere è un grande momento di evasione, le carceri sono luogo di grande scrittura".
Il rapper poeta 'Sguigno' (Vincenzo), Maurizio, Endrio, Achille, Marco, Massimo, i due Salvatore e Oscar pendono dalle sue labbra. E anche se nell'aula 1 dell'area scuola del terzo Raggio di San Vittore far volare la mente oltre la cortina di afa e calma irreale sembra un atto che trascende l'umana fantasia.
Marco Balzano rompe subito il ghiaccio. Non si può proprio dire che questo 40enne di Bollate - insegnante di lettere al liceo e padre di due ragazzi - abbia il physique du rôle dello scrittore come ce lo presenterebbe una patinata serie di Netflix. La sua abilità è però indubbia nel sedurre con la mente (e anche con l'affabilità del cuore) il gruppo dei venti in attesa di giudizio che all'interno del carcere partecipano alla seconda edizione de 'I detenuti domandano perché'. Fortemente voluta da Mediobanca (basti pensare che parte attiva del progetto sono tre loro volontari: Valentina, Magda e Francesco), l'iniziativa viene portata avanti con un entusiasmo che rasenta la passione da Muna della onlus 'L'Arte del vivere con lentezza' e da Teresa e Daniela del 'Gruppo di poesia della Sesta opera san Fedele' con le 'Biblioteche in rete San Vittore', insieme a 'Kasa dei libri'.
Quanto l'esperienza sia un successo lo dice chiaro Massimo, al termine dell'incontro di ieri che ancora una volta ha messo a contatto scrittori e poeti con chi si è scoperto artista della parola dietro le sbarre: "Leggere insieme le poesie e parlarne con voi è un'esperienza che dà serenità e tranquillità, ci trasmettete la volontà di leggere, fate un grande lavoro". E per un volontario forse non c'è complimento più grande, ancora più prezioso se arriva da chi vive l'esperienza della reclusione del carcere. "La parola fatica a entrare nei luoghi dai quali le persone faticano a uscire". Si capisce che conosce le carceri per esserci stato più volte (come nei laboratori di scrittura di Bollate) a incontrare i detenuti Balzano, insegnante di lettere in un liceo di Garbagnate, padre di famiglia e scrittore, già vincitore - tra gli altri - del premio Flaiano per la narrativa nel 2013 con 'Pronti a tutte le partenze' (Sellerio editore) e nel 2015 del Campiello con 'L'ultimo arrivato', quindi secondo al premio Strega 2018 con 'Resto qui' (Einaudi edizioni), oltre che autore di poesie. 'Sguigno', calzoni arancioni al ginocchio, capelli rossi e sguardo accattivante si cimenta a trasformare a suo modo in melodie rap le poesie di Balzano, e intanto legge le sue, rigorosamente in rima, scritte a tempo record e "nate - spiega - qua dentro, perché fuori mi guardavo intorno e cercavo di prendermi tutto, rubavo e vendevo droga, facevo danni, mentre in cella, quando ti manca tutto, ti guardi dentro: la scrittura mi ha fatto capire quanto profondo posso essere". Mentre Maurizio racconta che la poesia è "pulizia", perché gli ha permesso di non pensare a quello che di brutto gli era accaduto in gioventù e che ha poi segnato tutta la sua vita. Endrio lamenta un mondo con poca professionalità in ogni settore e tutti sono concordi nell'affermare con Balzano che l'identità non è un monolite, ma il risultato dei nostri cambiamenti. Achille riceve dalle mani delle volontarie quel che aveva chiesto, un brano da dedicare alla moglie e alla figlia piccola, Emily: la poesia finale dello spirito Ariel, tratta dalla 'Tempesta' di Shakespeare. Per chi non ci credesse, sappiate che il tempo corre anche in carcere, così, dopo un'ora e un quarto, lasciarsi rincresce anche a chi è arrivato a San Vittore da uomo libero e tale può tornare subito a essere.
 

Aggiornato il: 07/04/2020