null Mostra Sotto il cielo di Nut. Egitto divino

Sotto il cielo di Nut. Egitto divino

dal 11 mar 2020 al 08 mag 2022
Mostra temporanea / Per tutti

Un viaggio alla scoperta della spiritualità dell'antico Egitto, tra la molteplicità degli dèi e delle loro forme, spesso caratterizzate da un aspetto ibrido, che unisce a forme umane forme animali. Un'incredibile ricchezza di immagini capace di attrarci ancora oggi e non solo per la loro indubbia eleganza formale.

La mostra, il cui termine era previsto per il 30 gennaio 2022, è stata prorogata fino a domenica 8 maggio 2022.

La mostra, rimasta chiusa per lungo periodo a causa del lockdown, ha riaperto al pubblico il 7 maggio 2021 con un percorso modificato, che valorizza ulteriori reperti della collezione egizia milanese. I materiali che nella prima edizione erano stati concessi in prestito da alcuni musei (Museo Egizio di Torino, Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Museo Civico Archeologico di Bologna, Civico Museo di Antichità “J.J.Winckelmann” di Trieste, Museo di Archeologia dell’Università di Pavia) sono rientrati nelle rispettive sedi e al loro posto sono invece esposte importanti opere del Civico Museo Archeologico di Milano, restaurate durante i mesi di chiusura. Tra questi spiccano il papiro dell’Amduat, un modello di scultura con testa femminile con copricapo di avvoltoio e una stele facente parte della collezione di Edda Bresciani, acquisita dal museo nel 2001. 

Accompagnano l’esposizione, oltre ad alcune riproduzioni degli splendidi disegni dell’egittologo milanese Luigi Vassalli (1812-1877) anche i fumetti creati dai partecipanti al Comics Contest, lanciato in occasione dell’apertura della mostra a maggio 2020 e che vedrà la premiazione dei vincitori con un Abbonamento Musei Lombardia e gadget a tema. 

Il percorso dell’esposizione, che conta poco meno di 150 opere, resta sostanzialmente invariato: il mondo del divino in Egitto viene illustrato attraverso sculture in bronzo, pietra e faïence, rilievi votivi, sarcofagi, mummie ed elementi del corredo funerario, tutti appartenenti alla collezione egizia del Civico Museo Archeologico di Milano. 

All’interno della mostra l’applicazione 3D interattiva PERVIVAL accompagnerà il visitatore alla scoperta del rituale funerario dell’antico Egitto, caratterizzato da una molteplicità di oggetti e azioni sacre connessi tra loro e spesso di difficile comprensione per il pubblico. PERVIVAL è stata sviluppata dai gruppi di ricerca di Computer Vision & Reverse Engineering e Virtual Reality del Politecnico di Milano, che l'ha cofinanziata insieme a Fondazione CARIPLO 

La molteplicità degli dèi e delle loro forme nell’arte e nella spiritualità dell’antico Egitto è uno degli aspetti più caratteristici di questa civiltà millenaria. L’esistenza di tante figure divine, i cui nomi sono noti dalle fonti testuali che spesso accompagnano le immagini, ha suscitato fin dall’antichità ammirazione nei confronti degli abitanti della valle del Nilo, considerati particolarmente devoti e in possesso di un sapere occulto. D’altro canto, il ricorso a figure ibride che uniscono a forme umane forme animali, nonché il culto particolare tributato ad alcuni animali sono stati visti con sospetto da culture improntate all’antropomorfismo come sola modalità di raffigurazione della divinità. La spiritualità egizia, da questo punto di vista, non sarebbe che il riflesso di una cultura primitiva, idolatra, dominata dal timore verso le forze naturali. Come ricomporre questi diversi sguardi? Cosa si nasconde dietro questa incredibile ricchezza di immagini che ci attraggono ancora oggi, e non solo per la loro indubbia eleganza formale? L’unico modo per rispondere a tale quesito è cercare di entrare nell’universo spirituale e concettuale di questa civiltà, che ha elaborato in modo originale una propria visione del cosmo e del ruolo che in esso è riservato tanto all’uomo quanto agli dèi. Questa visione è stata instancabilmente tradotta nelle forme reputate più consone per esprimere ciò che non è né visibile né rappresentabile: il divino e ciò che c’è al di là della morte.

Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni. 

1) Origine degli dèi e del cosmo

La prima sezione affronta il tema dell’origine degli dèi e del mondo. In Egitto non esiste un unico mito della creazione, ma diverse tradizioni, sviluppatesi nel corso del tempo e in diverse località, che testimoniano una costante riflessione sul tema. Aldilà dei diversi protagonisti divini e delle diverse modalità, tutte le “origini” sono comunque concepite come un processo che vede la figura di una divinità creatrice con forti connotazioni solari, che dopo aver generato se stessa emergendo da una preesistente entità primordiale, dà origine all’intero mondo creato, agli dèi stessi, al tempo e al cosmo. 
L’entità primordiale che precede la creazione è il Nun – un caos liquido, informe, indifferenziato e oscuro – che tuttavia non scompare con la nascita del cosmo, ma permane a circondare il mondo creato, minacciandone costantemente la sopravvivenza. La creazione è dunque concepita come un processo generativo che si ripete continuamente, a fondamento del quale è il quotidiano ciclo del sole. Questi muore ogni sera per rinascere ogni mattina, partorito nuovamente dalla dea del cielo Nut, dopo aver compiuto, allo scopo di rigenerarsi, un percorso notturno nel mondo sotterraneo ed oscuro, dominato da forze potenzialmente distruttrici.
Mantenere l’equilibrio tra forze generatrici e distruttrici, fra il cosmo ordinato e il caos minaccioso spetta tanto agli dèi quanto agli uomini, chiamati a cooperare per questo scopo. Questo equilibrio, che è insieme ordine cosmico e sociale, ha una forma e un volto nella dea Maat.
Compito del faraone è garantire equità e giustizia sociale e fare da intermediario tra mondo umano e divino. La sua persona è scelta dagli dèi per occupare un ruolo sacro fra gli uomini, in quanto figlio del dio-solare creatore. La sua divinizzazione si realizzerà compiutamente solo con la morte, quando si unirà agli dèi nell’Aldilà.

2) Forme degli dèi

La straordinaria varietà e complessità iconografica degli dèi egizi è il fulcro tematico della seconda sezione espositiva. Forme antropomorfe accanto a forme completamente animali (teriomorfe) e a forme ibride-caratterizzate da corpi umani e teste animali o viceversa-sono tutte possibili ed intercambiabili modalità figurative che rispondono all’esigenza di esplicitare la natura e il potere di un’entità divina, la cui vera essenza e il cui “vero nome” restano in ultima analisi inconoscibili all’uomo.
In questa sezione vengono illustrate alcune divinità del ricco pantheon egizio, nelle loro possibili forme iconografiche; una selezione di reperti e mummie animali consente di affrontare il tema del culto degli animali nell’antico Egitto. Tale culto è documentato soprattutto nell’Egitto faraonico più tardo (I millennio a.C.) e nella successiva epoca tolemaico-romana (IV sec. a.C. – II. d.C. ca.).

3) Comunicare con gli dèi: la devozione

Invisibili ma onnipresenti nella realtà, gli dèi erano considerati imprescindibili nella vita umana. Se il principale intermediario tra l’uomo e gli dèi nello svolgimento dei riti e dei culti era il faraone e, per sua delega, il corpo sacerdotale, esisteva nondimeno un rapporto personale fra la divinità e l’uomo comune. A questo rapporto di comunicazione è dedicata la terza sezione della mostra. La protezione divina è necessaria per superare tanto ogni fase della vita (la maternità e la nascita erano momenti particolarmente pericolosi) quanto le diverse insidie quotidiane.
La magia, che ha agito anche nel momento della creazione permettendone di fatto lo svolgimento, è un’entità essa stessa divina – Heka – senza la quale perfino gli dèi sono inermi. Sia gli dèi sia gli uomini ne hanno bisogno, i primi nello scontro contro le forze del disordine, i secondi per indirizzare le entità divine ad intervenire a proprio beneficio.
In Egitto la magia è priva di quella connotazione negativa che il termine ha assunto nei secoli nella cultura occidentale, ed è invece parte integrante della pratica religiosa.

4) Diventare esseri divini

Agli dèi era chiesta la protezione nella vita quotidiana, ma erano anche affidate le più profonde speranze post-mortem. Nella concezione egizia, a conferire piena realizzazione alla vita terrena dell’uomo era la speranza di essere ammesso alla vita eterna fra gli dèi. Nella visione egizia del mondo non c’era differenza di sostanza fra dèi, uomini, e animali, essendo tutti frutto della medesima creazione divina. In questa ‘logica’ si inserisce la promozione, post-mortem, a divinità (analoghe ai nostri santi) di uomini particolarmente meritevoli, come per esempio l’architetto Imhotep.
Il mito del dio Osiride, che ha sperimentato la morte per rinascere, sotto una nuova forma, nell’Aldilà, è l’esempio su cui si plasmano le aspettative di trasformazione del defunto. Non solo il faraone, ma, certamente a partire dall’inizio del II millennio a.C., qualsiasi defunto, attraverso il rituale d’imbalsamazione e il culto funerario assicurato dai famigliari, poteva aspirare alla propria trasformazione in un essere luminoso (akh) ammesso fra il consesso divino. L’ultima parte della mostra è dedicata quindi al defunto, al suo viaggio ultramondano e agli dèi che ne costellano il cammino.

Filo conduttore dell’esposizione è l’invisibile e inafferrabile natura degli dèi, la cui vera immagine e il cui vero nome – ci dicono i testi – erano sconosciuti all’uomo, ma sarebbero stati noti ai defunti divenuti spiriti luminosi (akhu) e quindi dèi (netjeru) loro stessi, ammessi così a vivere accanto agli dèi in eterno.

Il catalogo della mostra è realizzato da Officina Libraria, Milano.

La mostra è finanziata con contributi della Fondazione CARIPLO