XVII Rapporto di Antigone

Milano (Libero - Claudia Osmetti), 16 marzo 2021

Nelle celle italiane 8mila detenuti di troppo

Al Nord il 50 per cento dei reclusi è straniero, al Sud il 20 per cento; 900 hanno oltre 70 anni; quasi 54mila detenuti, al 28 febbraio 2021 (di cui 851 over70), 2.250 donne e 9.497 con meno di trent'anni.
L'associazione Antigone scatta la fotografia delle carceri nell'anno del Coronavirus.
Resta il sovraffollamento che oscilla tra il 106,2 e il 115 per cento; la differenza la fanno circa 4mila posti non agibili nei reparti che sono stati temporaneamente chiusi e che scostano i dati di qualche unità. Ma calano i numeri complessivi, mai così bassi dal 2015.
Questo è quanto emerge nel XVII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia "più dell'attivismo della magistratura di Sorveglianza che dei provvedimenti legislativi" adottati nell'ultimo periodo, come a dire, se c'è qualche miglioramento non bisogna ringraziare l'ex ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede; certo, la capienza regolamentare è ancora un miraggio, e per ottenerla servirebbe avere 8mila carcerati in meno.
Invece, ci sono situazioni che permangono al limite della decenza, nonostante la pandemia; sul podio degli Istituti penali più affollati c'è quello di Taranto (con un sovraffollamento al 196 per cento, pari a 603 detenuti per appena 307 posti), quello di Brescia (192 per cento, 357 detenuti per 186 posti) e quello di Lodi (184 per cento, 83 detenuti per 45 posti).
La parziale riduzione della popolazione carceraria, dovuta al Coronavirus, non ha modificato le proporzioni tra stranieri e italiani: i primi sono ancorati alla soglia del 32 per cento (di cui il 63 per cento è in cella a seguito di una condanna definitiva, e la fetta più consistente riguarda cittadini Nord-africani, Nigeriani e Albanesi).
Eppure, per gli stranieri, non tutte le carceri sono uguali: sono poco presenti nel Meridione (dove raggiungono a malapena il 20 per cento) e raddoppiano negli Istituti di pena del Nord (che hanno un tasso quasi del 50 per cento), senza contare il caso Sardegna, dove in due Case di reclusione la presenza di carcerati stranieri supera il 78 per cento dei detenuti presenti.
Le differenze territoriali pesano anche sul rapporto dei carcerati rispetto al numero degli abitanti: dalle Regioni più povere d'Italia proviene la maggior parte dei detenuti; poi c'è il capitolo sociale: in un anno, in cella si sono verificati 61 suicidi (tre dei quali solo a Como) e 23,86 episodi di auto-lesionismo ogni cento detenuti); mentre sul capitolo economico il bilancio annuale del Dap è cresciuto del 18 per cento (passando da 2,6 miliardi di euro a 3,1): non avevamo mai speso così tanto per le carceri negli ultimi 14 anni (pari al 35 per cento delle spese del ministero della Giustizia).
Infine, sul fronte organico mancano il 12 per cento degli agenti, il 18 per cento degli educatori e ben 31 direttori titolari, contro un'abbondanza di volontari (circa 19.500), Antigone fa sapere che "usiamo il 'Recovery fund' per invertire il trend di spesa: nel 2021 il budget per il dipartimento della Giustizia minorile e di comunità - che ha in carico anche le misure alternative - è stato appena di 283,8 milioni di euro, mentre al Dap sono stati assegnati 3,1 miliardi; le misure alternative producono sicurezza, investiamo lì".
 

Aggiornato il: 16/03/2021