Vaccini pure qui

Milano (Avvenire  - Luca Bonzanni), 14 gennaio 2021

Quasi 300 positivi nelle carceri lombarde

Tra detenuti e personale della Polizia penitenziaria, il Coronavirus continua a circolare nelle carceri lombarde: è questa la regione più toccata dalla recrudescenza del 'Sars-Cov-2' secondo i nuovi numeri del dipartimento per l'Amministrazione penitenziaria, tra i reclusi si contano 194 contagiati, di cui 9 in ospedale; invece, sono 90 gli agenti che hanno contratto l'infezione.
Nel dettaglio, nel Covid-hub di Bollate i reclusi positivi sono 83 e a San Vittore 36; a Opera 10, a Bergamo e Vigevano 17, mentre non si contano casi nelle altre strutture; 20 gli agenti positivi a Monza, 14 a Bergamo, 8 a Vigevano e 15 al provveditorato.
Sullo sfondo, c'è la necessità di organizzare la campagna vaccinale anche per il mondo delle carceri: entro circa un mese, la struttura commissariale nazionale guidata da Domenico Arcuri, dovrebbe dare il via libera al piano vaccinazioni dedicato ai penitenziari; da lì, dal livello centrale di Roma, il disegno giungerà a ogni articolazione regionale del Dap per l'attuazione del piano vaccinale.
Le prime riflessioni sono già state avviate anche in Lombardia, dove, al 31 dicembre 2020 i detenuti presenti erano 7.602 (circa 1.500 in più dei 6.143 posti regolamentari); da aprile 2020 quando si sono esauriti gli effetti deflattivi delle misure alternative introdotte per affrontare la prima ondata del 'Covid-19', le presenze sono aumentate di 300 unità (a oggi, solo Bollate e Sondrio presentano una popolazione carceraria al di sotto della capienza fissata sulla carta).
Nei penitenziari il vaccino dovrebbe arrivare subito dopo gli operatori sanitari e gli ospiti delle Rsa - stando a quanto scritto nel piano strategico - presentato a dicembre 2020.
Conterà parecchio il tipo di vaccino disponibile: l'attuale, quello della Pfizer, ha infatti una gestione resa complessa dalla catena del freddo e più difficilmente s'adatta alla logistica della reclusione; più agile sarebbe la somministrazione con Astra Zeneca.
"C'è preoccupazione per i positivi - sottolinea Valentina Lanfranchi, Garante dei detenuti di Bergamo - il vaccino è fondamentale, non bisogna dimenticarsi di questi luoghi: anche le carceri vanno tenute in considerazione in tempi rapidi, è importante che le istituzioni abbiano questa sensibilità".
Per rendere ermetiche al virus le carceri, cruciale è l'immunizzazione di chi ci lavora: stando alle ultime piante organiche, sono oltre 3mila gli uomini e le donne della Polizia penitenziaria in Lombardia: "La vaccinazione è fondamentale per tutti, detenuti e lavoratori - rimarca Alfonso Greco, segretario generale del Sappe Lombardia - sappiamo che il piano in questo momento non dipende dal Dap, ma dalla struttura commissariale, serve però un'accelerazione: anche la singola settimana può fare la differenza, va data la priorità a chi opera nei servizi essenziali, alle forze dell'ordine, ai medici e alla popolazione più vulnerabile, tra cui quella carceraria, è inutile nasconderlo: a portare il virus nelle carceri sono i lavoratori e gli operatori, per questo vaccini e tamponi sono decisivi, se siamo sani noi, il virus non entra". 

Aggiornato il: 14/01/2021