Vaccinate prima i detenuti

Milano (dubbio - Giovanni Jacobazzi), 4 marzo 2021

La lezione dei penalisti di Milano

La Regione Lombardia, infatti, non ha inserito gli avvocati, a differenza del personale degli uffici giudiziari, nella seconda fase del Piano vaccinale. Solo a Milano gli avvocati sono circa 23mila (altre Regioni, invece, stanno provvedendo in maniera differente).
A questa decisione della Regione, ha subito risposto la Camera penale di Milano (presieduta dall'avvocato Andrea Soliani.) con una lettera inviata al governatore Attilio Fontana e all'assessore al Welfare Letizia Moratti: "Non vi è alcun dubbio che un servizio essenziale, quale quello della giustizia, debba essere assicurato in questo periodo di pandemia, noi non siamo in grado di valutare se tale individuazione di priorità possa andare a detrimento di altri soggetti, che magari svolgono attività, anch'esse di vitale importanza, in situazioni di maggior pericolo sanitario, ma la funzione dell'avvocato penalista è quella di assicurare ai propri assistiti il pieno esercizio dei loro diritti, impedendone ogni ingiusta compressione e, in questo momento di crisi sanitaria, non vogliamo togliere ad altri il diritto di vaccinarsi, laddove nella scala di priorità questi soggetti vengano prima di noi".
Quindi, la proposta formulata dagli avvocati della Camera penale e: "Non vaccinate noi, ma vaccinate i detenuti che trascorrono la loro vita negli Istituti penitenziari: intendendo sia i reclusi, sia coloro che prestano servizio in carcere".
Nelle carceri - sovraffollate - il contenimento della pandemia tramite il distanziamento sociale è di fatto irrealizzabile, per questo - da mesi - per evitare la diffusione del virus, sono stati fortemente contingentati gli ingressi e le uscite, il che ha limitato (se non azzerato) l'attività rieducativa che in via prioritaria deve essere svolta a vantaggio di coloro che sono ristretti.
Sempre per evitare rischi di ingresso del Coronavirus in carcere, i detenuti partecipano alle udienze che li riguardano in video-conferenza, il che determina anche in ragione delle insufficienti dotazioni informatiche e telematiche una significativa compressione dei diritti della difesa.
La decisione della Regione non ha considerato che i palazzi di Giustizia - frequentati ogni giorno da diverse migliaia di utenti - tra magistrati, avvocati, personale amministrativo, poliziotti, testimoni - sono stati nell'ultimo anno i luoghi di diffusione per eccellenza del virus.
Il tribunale di Milano è stato uno dei primi focolai del 'Covid-19': le prime avvisaglie, infatti, si erano avute il 22 febbraio 2020 (un mese prima del lockdown nazionale); il giorno dopo l'estensione della zona Rossa nel lodigiano, il presidente della corte d'Appello emanò alcune disposizioni interne per tentare di contenere la diffusione del Coronavirus.
Intanto, al Pirellone è stato bocciato l'emendamento del consigliere regionale Franco Lucente, che puntava a inserire gli avvocati proprio nella seconda fase del Piano vaccinale lombardo.

Aggiornato il: 05/03/2021