Smart working nel carcere di Bollate

Milano (Repubblica - Simone Bianchin), 13 ottobre 2021

Progetto pilota del penitenziario di Bollate

Lavorare in smart working in cella, nel carcere di Bollate, grazie a una connettività a Internet protetta ed esclusiva per i detenuti: un progetto sperimentale, reso possibile dalla fondazione Vismara, che ridisegna i confini del lavoro in carcere e apre nuove prospettive sull'utilizzo di Internet dietro le sbarre, per contrastare l'emarginazione digitale.
Il progetto, finalizzato a promuovere il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e che ha ottenuto il finanziamento di Regione Lombardia, coinvolge 90 persone del penitenziario che sono al lavoro da remoto con i computer dall'interno del carcere: da febbraio 2021 - da 12 postazioni di lavoro allestite all'interno delle stanze di pernottamento - 64 carcerati si occupano della gestione operativa di un call center che offre servizi al mondo delle imprese.
Il progetto dell'impresa sociale 'Bee.4 altre menti', è in fase di ampliamento e prevede la sperimentazione dello smart working per percorsi di inserimento lavorativo verso l'esterno a favore dei detenuti coinvolti nelle attività di formazione: 10 persone sono già in lavoro agile e seguono un programma che prevede un totale di 1.500 ore di attività lavorative.
Da questo mese in poi - spiega l'impresa sociale - arriva l'ampliamento delle opportunità lavorative all'interno dell'Istituto con 10 percorsi lavorativi che dureranno 12 mesi, seguendo altrettanti nuovi percorsi di inserimento lavorativo che riguardano persone che si trovano in regime di 'esecuzione della pena esterna'; oltre ad altre 20 postazioni di lavoro che la cooperativa ha creato presso una propria sede esterna a Cologno Monzese.
"Il lavoro in carcere alle dipendenze di imprese esterne, è un'opportunità riservata a un numero ridotto di persone, è un progetto pilota che, grazie all'interessamento di alcune imprese che si impegnano anche in carcere, serve a portare il lavoro nel penitenziario come riscatto sociale, per passare dalla punizione al recupero e, grazie alla lungimiranza della direzione dell'istituto (con il direttore Giorgio Leggieri), è stato possibile realizzare un protocollo straordinario di intervento che sta consentendo di sperimentare questa nuova modalità di lavoro a domicilio fondato sull'accesso a forme di connettività su Internet, nel rispetto dei limiti di sicurezza previsti dall'Amministrazione penitenziaria".
Per Pino Cantatore (direttore della cooperativa sociale), "la remotizzazione delle postazioni di lavoro in cella rappresenta un'autentica rivoluzione per quelli che sono i canoni dell'universo penitenziario, oltre a essere una nuova chiave interpretativa per l'approccio al tema del lavoro in carcere, noi promuoviamo il lavoro quale strumento per valorizzare il tempo della pena, contribuendo alla costruzione di professionalità e attitudini al lavoro, fattori fondamentali per consentire di cambiare il proprio stile di vita dopo il periodo della detenzione".
I primi risultati di questo progetto, dopo 360 ore di formazione erogata a 64 persone coinvolte nelle attività di formazione, sono tangibili: 20 detenuti sono stati assunti dalle aziende per le quali avevano lavorato da remoto.

Aggiornato il: 13/10/2021