Rugby oltre le sbarre

Milano (nazione - Francesco Lommi), 5 gennaio 2022

I valori della palla ovale per il reinserimento dei detenuti

L'obiettivo di questa iniziativa è quella di creare all'interno delle carceri una cultura dell'accoglienza e del sostegno, supportando sia la fase di detenzione sia quella successiva del reintegro in società.
Il rugby è uno tra gli sport più antichi della storia e, come spesso accade (per esempio, la boxe), queste discipline, apparentemente dominate dalla forza bruta e dall'aggressività, vengono definite 'nobili': per quanto sul rettangolo di gioco - come sul ring - volino colpi pesanti, la correttezza, la lealtà e la sportività rimangono i valori imprescindibili, a differenza di quanto accade in molti altri sport, magari anche per natura meno di contrasto.
Ed ecco che il progetto "Rugby oltre le sbarre", un'iniziativa che interessa tre Istituti penali milanesi (il Minorile 'Cesare Beccaria', la Casa di reclusione di Bollate e la Casa circondariale di San Vittore), assume un significato chiaro.
Sotto l'occhio esperto di 'Rugby Milano', i detenuti mettono alla prova la gestione dell'aggressività e della rabbia all'interno di un sistema di regole tecniche, ma soprattutto etiche: condivisione, appartenenza e sostegno, che si integrano con due dei pilastri di "SpecialMente", il programma di responsabilità sociale d'impresa del 'Gruppo Bmw Italia', cioè l'inclusione sociale e l'inter-cultura.
L'obiettivo è quello di creare all'interno delle carceri una cultura dell'accoglienza e del sostegno, supportando - con il gioco di squadra del rugby - sia la fase della detenzione, sia quella del reinserimento in società.
In particolare "Freedom Rugby" - dell'Istituto di pena minorile di Milano - è stato il progetto apripista di "Rugby oltre le sbarre", che ha coinvolto i ragazzi dai 15 ai 22 anni in attività sportive, come le Giornate dello sport, i Camp multi-sport settimanali, la produzione di un documentario, le visite e le partite esterne presso il 'Centro sportivo Curioni', con la Prima squadra.
Mentre con il progetto "Rugby Bol" del carcere di Bollate, sono stati coinvolti centinaia di detenuti dai 18 ai 50 anni; il nome della squadra 'Barbari di Bollate' è stato scelto dai detenuti, per mettere in risalto due concetti apparentemente antitetici, come la diversità e l'inclusione: il gruppo è eterogeneo sotto diversi punti di vista (anagrafico, di provenienza, culturale e penale) e le attività comportano un pieno contatto fisico durante allenamenti e partite, una vera rarità all'interno del carcere.
Si chiama, invece, 'Ronin' la squadra del carcere di San Vittore, che fa capo al reparto 'La Nave' (una sezione dedicata alla cura di detenuti-dipendenti da sostanze stupefacenti e alcoliche); i detenuti che manifestano sufficienti motivazioni hanno la possibilità di intraprendere un percorso guidato di cura e responsabilizzazione, fin dall'inizio della custodia.
Perché nella vita, come nello sport, non è mai troppo tardi per recuperare.

Aggiornato il: 05/01/2022