Rivolta sui tetti a San Vittore

Milano (Corriere della Sera - Giuseppe Guastella), 10 marzo 2020

Il vero problema è il sovraffollamento

Il Coronavirus è stato lo spunto per alzare la protesta sul tema del sovraffollamento: una ventina di detenuti è salita sul tetto. Devastazioni all'interno del penitenziario. Il Coronavirus accende la miccia, ma sono i problemi atavici di tutte le carceri italiane, primo il sovraffollamento, a far esplodere la rivolta di metà dei detenuti di San Vittore con una ventina di loro che per ore salgono sui tetti della Casa circondariale, mentre un gruppo di anarchici e qualche parente fa il tifo da fuori. La protesta termina solo dopo una lunga e delicata trattativa con i carcerati diretta personalmente dai pm Alberto Nobili e Gaetano Ruta.
La protesta comincia intorno alle 9.30 mentre nelle celle si rincorrono dalla sera prima le notizie sulle rivolte in altri Istituti di pena. Un centinaio di detenuti del Terzo raggio, quasi tutti stranieri, riescono a raggiungere il quarto piano. Gran parte degli italiani restano in cella, probabilmente perché hanno troppo da perdere in termini di benefici penitenziari se non mantengono una buona condotta.
Dal finestrone del quarto piano, quello dove vengono trattate le tossico-dipendenze, qualcuno brucia giornali e stracci causando una colonna di fumo, altri battono oggetti contro le sbarre gridando "Libertà! Libertà!". Non ci sarebbero gli ospiti della "Nave" che, invece, avrebbero aiutato gli operatori a uscire dal reparto e a mettersi al sicuro. Circa venti detenuti raggiungono il tetto dove continuano a urlare.
Qualcuno lancia tegole mentre tra viale Papiniano e piazza Aquileia, nonostante i rischi di contagio da "Covid-19" si raduna una folla di telecamere, curiosi, parenti dei detenuti e una trentina di anarchici tenuti sotto controllo dalla Polizia e dai Carabinieri in tenuta anti-sommossa, che solo nel pomeriggio dovranno intervenire con una carica di alleggerimento.
Compaiono due lenzuoli con scritto "Libertà" e "Indulto" appesi alle grate. Che il motivo della protesta non sia solo il virus (i detenuti temono ovviamente il contagio) è subito chiaro al pm di turno Ruta e a Nobili, coordinatore dell'anti-terrorismo con una lunga esperienza nelle trattative, come quella che nel 1998 portò alla liberazione di Alessandra Sgarella. D'altronde sono passate senza problemi due settimane da quando il Tribunale di sorveglianza di Milano, presieduto da Giovanna di Rosa, la quale ieri era a San Vittore mentre scoppiava la rivolta, per prima ha sospeso i permessi premio per ridurre il rischio Coronavirus in carcere, dopo che ai detenuti era stato spiegato che si trattava di provvedimenti a tutela della salute loro e degli operatori.
Nobili e Ruta entrano nel Terzo raggio e affrontano subito i rivoltosi. Con loro ci sono il direttore, Giacinto Siciliano e il comandante degli agenti, Manuela Federico. Il panorama è sconfortante: letti e mobili distrutti, vetri sfondati, caloriferi divelti, bagni in macerie. Alla fine saranno risparmiati solo due reparti su sei (due erano già chiusi), oltre al centro clinico e alla sezione femminile. Nessun ferito, tranne due detenuti in ospedale per aver assunto un eccesso di metadone preso in un ambulatorio devastato. Nobili mette in chiaro che ascolterà i rappresentanti (una ventina) dei reclusi solo se torna la calma e che l'unica cosa che farà sarà di annotare le loro richieste: più detenzione domiciliare, lavoro esterno e affidamento in prova; riduzione del sovraffollamento; strutture per i tossico-dipendenti; ovviamente, amnistia o indulto.
Alle 15 quando sembra tutto finito una decina di irriducibili torna su un tetto sfidando i due magistrati. Nobili e Ruta montano su una gru con cestello dei vigili del fuoco e, sospesi in aria, li invitano a smetterla assicurando che il giorno dopo torneranno a San Vittore per un nuovo incontro con i detenuti. Torna la calma mentre un'altra protesta viene subito sedata anche nel carcere di Opera.
 

Aggiornato il: 07/04/2020