Riorganizzazione della Polizia penitenziaria

Bergamo (bergamonews - Antonio Nastasio), 22 febbraio 2021

E' possibile il suo immediato scioglimento?

Le uniche novità sono che nessuno vuole più operare all'interno del carcere, tanto che si palesa una fuga da parte del personale - in particolare quello della custodia - verso il mondo esterno, alla ricerca di compiti estranei al contesto carcerario; la situazione nella quale si trova ora il Corpo è di totale stallo e l'unica azione possibile da parte degli agenti sembra essere quella della fuga, facendosi trasferire o promuovere pur di andare altrove.
Le varie proposte di riorganizzazione della Polizia Penitenziaria abbozzate in questi ultimi anni, partono da concetti totalmente improponibili, lasciando poco spazio alla positività e al buon vivere all'interno di una struttura certamente non libera di organizzarsi o di auto-gestirsi; le proposte vanno dalla richiesta di essere incorporati nella Polizia di Stato a quella di essere Educatori di Stato, senza però indicare quale siano le competenze, le mansioni e i servizi a essi connessi: sono forse boutade per tenere calma la situazione che appare quantomeno disastrosa e incandescente.
E' plausibile, come intervento immediato un  suo scioglimento, con un contemporaneo passaggio di alcune sue competenze ad altre strutture dello Stato, quali quelle non perfettamente attinenti alle azioni legate al contenimento di persone che hanno violato la legge dello Stato.
Pertanto, visto il costante ricorso ad azioni d'impero per gestire le carceri, eventualmente un tale passaggio dovrebbe avvenire attraverso un collegamento funzionale con la Polizia di Stato affinché istituisca un reparto apposito, a supporto nelle frequenti situazioni di conflitto e di tensione all'interno della struttura carceraria; recenti disposizioni del ministero dell'Interno andrebbero verso questa direzione, confermando la mancata capacità del ministero della Giustizia nel produrre cambiamenti ma di riconfermare vecchie modalità operative.
Altra attività in atto, data alla Polizia penitenziaria, è quella legata al controllo esterno, di soggetti in esecuzione penale non detentiva (attualmente in corso presso gli Uepe): compiti di controllo sul territorio delle persone sottoposte a misure di sicurezza o a misure alternative al carcere che, però, per legge è demandata agli assistenti sociali ministeriali, ma che di fatto data alla Polizia penitenziaria.
I cambiamenti a cui andrebbe incontro il Corpo coinvolgerebbe anche l'Ufficio che si occupa della gestione della esecuzione non carceraria, esonerandolo dalla funzione del controllo (si spera questa volta venga previsto con una legge), quindi, rimarrebbero solo i compiti residuali di aiuto, e chi meglio delle Regioni potrebbe attuarli in maniera sussidiaria; il compito del controllo, però, viene di fatto meno, con la circolare del Dap, perché quello di servizio sociale è già ampiamente codificato in maniera organica sul territorio, mentre quello del controllo appare più idoneo che passi ai Carabinieri che, istituzionalmente hanno il compito dell'indagine, ma anche del controllo del territorio.
In sintesi, le attuali competenze affidate al Corpo della Polizia penitenziaria rimarrebbero solo di natura trattamentale, come indicato dall' art. 71 - comma 1 del 2006, che comporta un impegno in prima persona del privato sociale ovvero di un gruppo trattamentale che faccia capo al settore educatori delle carceri, quindi civile, e senza più coinvolgimenti con altre Forze dell'ordine, fatti salvo gli interventi per riportare l'ordine, già demandati alla Polizia di Stato.
Un diverso assetto della Polizia penitenziaria non risolverebbe,comunque, i problemi del carcere, specie quelli del sovraffollamento e della prescrizione dei reati, ma potrebbe essere un buon punto di partenza.
Resta da pensare a soluzioni per ricollocare un alto numero di detenuti in sicurezza attenuata presso strutture sostitutive al carcere: strutture di ampie dimensioni gestite dal privato sociale (come ex caserme ed ex ospedali dismessi) per accogliere detenuti che non hanno risorse esterne oppure che sono invalidi, anziani o non hanno familiari che possano sostenerli.
Queste nuove strutture (già previste dal governo Monti), verrebbero finalizzate per le attività socialmente utili e per un graduale e personale passaggio alla totale autonomia; il controllo sarebbe totalmente affidato a reparti della Polizia penitenziaria, esterni alla struttura carceraria, a garanzia degli accessi e dell'ordine interno.
Però, l'attuale politica di disperdere il carcere sul territorio, basata sul principio dell'auto-determinazione, in piccoli raggruppamenti di detenuti, garantisce pochi numeri, costi elevati, e pochissima garanzia sul controllo sia delle persone sia della struttura che li ospita, situazione che si riverbera sul territorio cittadino e sul singolo cittadino non coinvolto nel problema, ponendo di fatto le basi per uno Stato di Polizia.
Queste soluzioni, dato il graduale venir meno dei princìpi informatori dell'Ordinamento penitenziario - voluto dai Padri fondatori - potrebbero essere la risposta nuova e diversa da proporre al nuovo governo che vuole la funzionalità legata alla economicità e all'inserimento nella società del soggetto che ha sbagliato, come prevede la Costituzione..

Aggiornato il: 22/02/2021