Promessa di sfollare San Vittore

Milano (Giorno - Mario Consani), 11 marzo 2020

Dalla Procura inchiesta sulla rivolta

Hanno aperto un'indagine, certo, sui protagonisti della rivolta scoppiata lunedì con i detenuti sul tetto di San Vittore, i danneggiamenti nelle celle, i materassi e le lenzuola dati alle fiamme. Ma soprattutto gli stessi magistrati milanesi che due giorni fa erano intervenuti per placare la protesta in piazza Filangieri, ieri si sono ripresentati lì e hanno preso l'impegno di scrivere al ministro della Giustizia e al capo del Dap (il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), per insistere sulla possibilità che si trovino dei modi per alleggerire la vera piaga che affligge le carceri italiane: il sovraffollamento.
E presto, in ogni caso, una parte dei detenuti di San Vittore saranno trasferiti perché ci sono celle e reparti "non più agibili e la 'Nave' (la sezione modello per chi ha problemi di droga, ndr.) è distrutta".
"Si è aperto un dialogo con i detenuti che hanno deciso di bloccare ogni forma di protesta senza che questo sia avvenuto in seguito a nostre promesse", ha detto il coordinatore del l'antiterrorismo Alberto Nobili uscendo ieri da San Vittore dove ha incontrato una ventina di detenuti in rappresentanza di tutti quelli presenti nel carcere.
Assieme a lui c'erano Giovanna Di Rosa, presidente del Tribunale di sorveglianza, l'altro pm Gaetano Ruta, il direttore del carcere, Giacinto Siciliano e Manuela Federico, comandante della Polizia penitenziaria della Casa circondariale.
"I detenuti hanno ragionato insieme a noi sull'inutilità assoluta di questo tipo di proteste - ha aggiunto Nobili - e hanno convenuto, sempre insieme a noi, di poter studiare percorsi migliorativi della vita del carcere, il primo dei quali riguarda il sovraffollamento, quando hai 500 detenuti di troppo, scoppia la rivolta".
Da qui l'idea degli stessi magistrati di inviare una lettera al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede e al capo del Dap, Francesco Basentini: "Faremo una segnalazione noi come Procura e Tribunale di sorveglianza al Ministero e al Dap perché si prendano sulle spalle la responsabilità del sovraffollamento e prevedano modifiche normative in modo da alleviare la permanenza in carcere». Il Tribunale di sorveglianza è anche al lavoro per «potenziare e incentivare tutte le misure alternative, anche con un tavolo che si è aperto con le direzioni delle carceri e con il Provveditorato regionale", ha spiegato a sua volta Giovanna Di Rosa, presidente della sorveglianza.
Il Garante per i diritti dei detenuti della Lombardia, Carlo Lio ha già detto che la strada dovrebbe essere anche quella di consentire a tutti i detenuti con un residuo di pena inferiore ai 12 mesi (più di mille nelle carceri della Regione) di scontare quel che resta ai 'domiciliari'.


 

Aggiornato il: 24/06/2020