Principio d'incendio al Cpr di via Corelli

Milano (Giorno - Nicola Palma), 19 ottobre 2020

Immigrato dà fuoco a un materasso

Un materasso a fuoco, incendiato da una sigaretta non si sa se lasciata lì per una dimenticanza o volontariamente e l'intervento immediato del servizio di sorveglianza interno delle forze dell'ordine per spegnere le fiamme nel più breve tempo possibile; gli ospiti della struttura evacuati per motivi di sicurezza, anche se nessuno di loro ha riportato ferite né è rimasto intossicato dal fumo.
È la sequenza andata in scena alle 15 di ieri (18 ottobre, ndr) all'interno del Cpr di Milano, in via Corelli: il centro di permanenza per il rimpatrio aperto tre settimane fa.
Secondo quanto ricostruito, uno dei migranti in attesa di essere riportati nei rispettivi Paesi d'origine stava fumando una sigaretta quando all'improvviso il materasso ha preso fuoco: per fortuna, il rogo è stato circoscritto rapidamente, impedendo così che le fiamme potessero estendersi al resto dello stabile, peraltro già gravemente danneggiato poco meno di una settimana fa dalla rivolta di una cinquantina di persone; nel giro di pochi minuti sono arrivati sul posto diversi equipaggi di Polizia e Carabinieri per gestire la situazione e i sanitari delle ambulanze del 118 per assistere chi ne avesse bisogno.
Il Cpr ha accolto i primi ospiti il 28 settembre 2020 e fin dall'inizio c'è stato un forte turn-over tra gli ospiti, quasi tutti tunisini, ed è stato proprio questo aspetto - l'aver capito che quel centro era solo un luogo di passaggio in vista del rientro in patria - a far salire progressivamente la tensione tra i migranti, fino all'escalation di lunedì scorso (12 ottobre, ndr).
Le prime avvisaglie si erano avute nella notte, quando, in concomitanza con il trasferimento a Malpensa di 23 persone (imbarcate su un volo diretto a Tunisi con scali intermedi a Roma e Palermo), alcuni ospiti avevano spaccato i lavabi degli spazi comuni; la protesta vera e propria è esplosa nel pomeriggio successivo: in 52 avevano iniziato a danneggiare porte, finestre e rubinetti, svuotando gli estintori e provocando l'allagamento dei bagni.
Dopo una rapida carica di alleggerimento del reparto mobile della Polizia, i manifestanti si erano riversati nei cortili interni: lì avevano sradicato le panchine di cemento, lanciandone poi alcuni pezzi contro le forze dell'ordine in tenuta antisommossa, quindi, i 52 si erano diretti verso i cancelli, riuscendo ad arrivare nell'area del confinante Cara di via Aquila; nel frattempo, erano arrivati in ausilio anche i militari del nucleo riserva del 4° Battaglione veneto dell'Arma: 48 migranti erano stati stati riacciuffati prima che si allontanassero, mentre i restanti quattro erano riusciti a scappare; due erano stati ripresi il giorno dopo, mentre altri due non sono stati ancora rintracciati.
A rivolta sedata, erano scattati gli accertamenti investigativi, che avevano portato nelle prime fasi dell'indagine a denunciare cinque tunisini, due per resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale e tre per danneggiamento.
 

Aggiornato il: 19/10/2020