Polemica del Garante Palma sul video della Penitenziaria

Roma (poliziapenitenziaria - Chiara Sonia Amodeo), 9 gennaio 2021

Pregiudizio ideologico o strumentalizzazione?

Dopo l’uscita del video promozionale di un corso di addestramento tenuto presso il carcere di Opera che vedeva gli agenti della Polizia penitenziaria impegnati con innumerevoli attività di salvataggio, primo soccorso ed esercitazioni con le armi, il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma sarebbe rimasto sgomento davanti a quelle immagini tanto forti, al punto da sentirsi in dovere di chiedere spiegazioni direttamente al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede in quanto preoccupato per il tipo di approccio al lavoro da parte del personale del Corpo.
La domanda è sorta spontanea: dietro questa polemica c’è del pregiudizio ideologico o si tratta soltanto di una strumentalizzazione del proprio ruolo?
Per altro verso, vedere i colleghi impegnati in attività di salvataggio, vederli prestare soccorso e mettere in atto metodi di difesa personale ha lasciato senza parole anche lo stesso personale della Polizia penitenziaria, considerata la scarsissima frequenza e solerzia con la quale l’Amministrazione penitenziaria gli consente di partecipare a corsi di auto-difesa o di esercitazione al poligono; immaginare di poter ricevere un addestramento così completo e impegnativo è un’utopia, considerato che, di questi tempi, anche solo avere un’uniforme di servizio senza buchi è una fortuna.
Ciò che c’è di davvero assurdo è che la Polizia penitenziaria è rimasta più sconcertata del Garante nazionale: eh sì, perché ci si domanda come si sia potuti arrivare ad avere il dito puntato contro solo per aver mostrato un addestramento, improntato, tra l’altro, su operazioni di salvataggio e di primo soccorso, e ci si interroga sul come sia possibile considerare assurdo che un poliziotto maneggi un’arma.
Davvero abbiamo una così scarsa considerazione da doverci quasi scusare perché facciamo il nostro dovere? Davvero siamo così abbandonati dalle Istituzioni, così poco considerati dalla nostra stessa Amministrazione da consentire a chiunque ormai di sindacare il nostro operato? E' vero, il video è molto fisico, ma mostra solo interventi in situazioni che non sono così lontane dalla realtà … purtroppo: incendi, risse, rivolte, aggressioni sono all'ordine del giorno, anche se non fanno notizia.
Criticare un video che vede protagonisti dei poliziotti che si esercitano in attività utili a loro e alla società intera, questo è davvero preoccupante, ed è allarmante che il Garante nazionale sia così attento alle attività della Polizia penitenziaria solo quando questa appare vigorosa e fiera, il fatto stesso che, non solo rimanga basito, ma che si senta autorizzato a chiedere spiegazioni non fa altro che confermare che non conosce minimamente la Polizia penitenziaria e dimostra che considera chi ne faccia parte solo degli uscieri, dei portachiavi, ignoranti ed inetti.
L’approccio al lavoro che tanto preoccupa Mauro Palma, che vede poliziotti effettuare operazioni di salvataggio e pratiche di auto-difesa, è l’unico possibile al momento, date le continue aggressioni e i sempre più frequenti attacchi da parte dei detenuti nei confronti degli agenti; sono anni ormai, complice la tanto millantata vigilanza dinamica, che le aggressioni sono all'ordine del giorno, talmente tante da essere ormai considerate ordinarie.
In una situazione come questa dobbiamo anche sentire l’associazione Antigone che ha criticato il filmato affermando che "il sistema penitenziario italiano non ha bisogno di formare giovani poliziotti penitenziari come se dovessero andare in guerra, il carcere non è una trincea".
Invece, il carcere può essere peggio, perché dietro le trincee c’è la possibilità di ripararsi dai colpi nemici, nelle sezioni delle carceri la Polizia penitenziaria è sempre in campo aperto e non ha alcun riparo, la guerra di trincea, almeno, è fatta ad armi pari mentre la Polizia penitenziaria è disarmata.
Solo per fare un esempio, i detenuti hanno fornelli a gas che già di per sé possono essere letali, oppure possono essere usati per crearle (per esempio, olio bollente), quindi, è vero, non andiamo in guerra, andiamo dritti al macello, se è il nostro giorno sfortunato; tuttavia, accettiamo quest’alea, accettiamo i rischi che comporta il nostro lavoro e, quotidianamente, sul campo - uomini e donne - dimostrano il loro valore e le loro capacità che garantiscono la sicurezza e l’ordine negli istituti, anche a scapito della nostra incolumità.
La cosa che, però, fatichiamo ad accettare è un’Amministrazione penitenziaria inesistente, che non difende i suoi uomini, che non si impegna nel migliorare le condizioni dei propri dipendenti, che li fa sentire soli, umiliati, bersagliati, e la cosa peggiore è che non esiste alcun corso al quale partecipare per poter riacquistare la dignità e il prestigio perduto che meriteremmo.
Questo dovrebbe fare anche il Garante nazionale dei diritti dei detenuti: riconoscere la nostra professionalità, la nostra abnegazione e il nostro senso del dovere, ringraziandoci per quanto abbiamo fatto e facciamo per il Paese e per i cittadini,  e anche per lui che, senza di noi, probabilmente nemmeno esisterebbe.

Aggiornato il: 01/02/2021