Perché i detenuti vanno vaccinati

Roma (Manifesto - Patrizio Gonnella), 17 gennaio 2021

Per contrastare anche i focolai nelle carceri

Il carcere è un luogo dove, purtroppo, si vive affollati, dove è complicatissimo mantenere le distanze, dove le condizioni igienico-sanitarie non sono sempre ottimali. La galera, in quanto focolaio tipico, determina la sottrazione di energie mediche ai bisogni della comunità libera.
In Canada alcune centinaia di detenuti ristretti nelle carceri federali hanno cominciato a ricevere i vaccini 'Covid-19' nell'ambito di un progetto pilota; si è scatenato un putiferio populista contro il governo canadese: il ministro della Pubblica sicurezza, Bill Blair ha difeso l'approccio del governo federale affermando perentoriamente che il linguaggio del risentimento e della paura non deve avere posto in questa discussione.
Dunque, non si tema il linguaggio della paura e dell'odio e si aprano le carceri al vaccino per detenuti e staff penitenziario nel più breve tempo possibile, si segua quanto autorevolmente richiesto dalla senatrice a vita, Liliana Segre e dal Garante nazionale, Mauro Palma.
Secondo i dati forniti dall'Amministrazione penitenziaria ci sono, a oggi, 109 positivi nel carcere milanese di Bollate, 59 nell'altro carcere milanese di San Vittore, 54 a Rebibbia, 35 nell'altro carcere romano di Regina Coeli, 53 a Sulmona, 40 a Secondigliano, 40 a Palermo e 29 a Lanciano; tanti focolai, per un totale di 718 detenuti positivi, ai quali vanno aggiunti altri 701 operatori penitenziari.
Perché la comunità penitenziaria va inserita nelle fasce di popolazione a cui destinare prioritariamente il vaccino?
Per due ragioni, una delle quali riguarda la salute pubblica e l'altra l'etica dei diritti umani.
Il carcere è un luogo dove purtroppo si vive affollati, dove è complicatissimo mantenere le distanze, dove le condizioni igienico-sanitarie non sono sempre ottimali, la galera, in quanto focolaio tipico, determina la sottrazione di energie mediche ai bisogni della comunità libera, a partire da marzo i detenuti sono stati costretti a vivere in uno stato di isolamento che si è andato a sommare a quello prodotto dalla carcerazione.
Paura e solitudine hanno reso la pena ben più afflittiva rispetto a quella già ordinariamente sofferta.
La vaccinazione di staff e detenuti consentirebbe la ripresa di una vita oggi ferma, vaccinare i detenuti non è poi un'operazione complessa: per esempio, i circa 1.300 detenuti di Bollate li si potrebbe vaccinare in poco tempo girando per le celle; per questo ci rivolgiamo al Comitato tecnico scientifico del ministero della Salute affinché, attraverso la somministrazione del vaccino, restituisca alla vita i detenuti, le loro famiglie, i lavoratori delle carceri, e  ci rivolgiamo al ministro della Salute, Roberto Speranza affinché faccia sue le parole coraggiose del suo collega canadese.

Aggiornato il: 18/01/2021