Per la morte di Francesco Di Dio

Roma (ildubbio - Damiano Aliprandi), 3 luglio 2021

Particolari inquietanti dal carcere di Opera

Francesco Di Dio, ufficialmente è morto di infarto, il detenuto ergastolano, però, presentava ematomi in diverse parti del corpo, ma quello che colpisce di più è un segno circolare intorno al collo, secondo la medicina legale il decesso è sopraggiunto per mancanza naturale di ossigenazione, ma secondo il medico legale di parte la causa della mancata ossigenazione sarebbe stata causata da una pressione.
Francesco Di Dio aveva molte patologie, tanto da aver subito anche l'amputazione di un piede, ma lo hanno fatto rimanere nel carcere di Opera, senza concedergli alcuna detenzione domiciliare per motivi di salute.
Francesco Di Dio è morto a 48 anni (il 3 giugno del 2020): era il periodo delle indignazioni sulle scarcerazioni, cavalcate da taluni giornali e trasmissioni televisive, e tutto ciò ha irrigidito la concessione di benefici per motivi umanitari, una violenza mass-mediatica che ha portato anche alle morti di diversi detenuti incompatibili con il carcere.
Ma la vicenda di Francesco Di Dio è ancora più inquietante, non essendo emersa alcuna responsabilità; per questo l'avvocato Daniel Monni ha depositato presso la procura di Milano la denuncia di Maria Rosa Cecilia Di Dio, zia di Francesco.
Quando si dice che i mafiosi possono morire in carcere, perché tanto sono dei mostri incurabili, bisogna ricordare che ci sono storie individuali che bisogna conoscere.
Francesco Di Dio - arrestato a 18 anni, era stato condannato all'ergastolo ostativo - originario di Gela, era ancora adolescente con problemi di tossico-dipendenza quando divenne strumento della criminalità organizzata: aveva partecipato a un regolamento di conti tra appartenenti di Cosa Nostra, che aveva causato diversi morti nel 1990.
La sua scelta era stata quella di non collaborare con la giustizia, ma aveva intrapreso un percorso che lo ha portato a redimersi, rendendosi conto che da ragazzino si era fatto traviare dai boss della Stidda, tanto da iscriversi all'associazione del Partito radicale 'Nessuno tocchi Caino'.
Ma per la dura legge emergenziale - poi diventata ordinaria in un Paese che ha la peculiarità di essere uno Stato di eccezione - Francesco non può avere scampo: o fa i nomi di qualcuno relativi ai fatti di 30 anni fa, oppure può uscire dal carcere solo in una bara, e così è accaduto.
Francesco Di Dio era affetto da gravissime patologie, sembrava un bollettino di guerra il suo corpo: arteriopatia agli arti inferiori in fase avanzata che gli provocò l'amputazione del piede sinistro nel 2012, epatopatia HBV correlata, iperpara-tiroidismo secondario, simpatectomia lombare sinistra, formazione cistica pluri-concamerata di 3 centimetri in sede sottotiroidea paratracheale, epatomegalia in steatosi epatica.
Ma non sarebbero queste le cause della sua morte, anche se la sofferenza era palpabile e meritava diversa allocazione, dalla denuncia depositata presso la procura di Milano, si legge che "dalle immagini catturate nel corso dell'autopsia si evidenziano elementi - che finora erano stati del tutto trascurati - il cadavere presentava diverse macchie ipostatiche: le più significative si palesavano nel collo, nella schiena, nelle natiche e nella parte posteriore degli arti inferiori, un anomalo e acceso eritema al volto, al collo e alla parte anteriore del torace, ai margini della bocca era presente un liquido rossastro e ai bordi del collo era presente un anello ipostatico".
Secondo il parere del medico legale di parte, il decesso di Francesco Di Dio scaturisce "in un meccanismo naturale di acuta insufficienza di circolo in soggetto cardio-megalico, affetto da arteriopatia obliterante degli arti inferiori, quindi deve essere ascritta a una improvvisa e innaturale insufficienza di apporto di ossigeno che ha comportato un tentativo di compensazione di circolo da parte del cuore con fortissima elevazione della pressione".
In poche parole: la sua morte potrebbe essere stata causata per soffocamento e, per dipanare ogni dubbio, sarebbe bastato vedere le immagini della video-sorveglianza, i familiari hanno chiesto l'acquisizione dei filmati delle sue ultime 48 ore di vita ma - come ha reso pubblico la zia, Maria Di Dio - non sono stati ancora forniti; le ultime vicende sui pestaggi in carcere insegnano che vanno acquisite subito, altrimenti si perdono.

Aggiornato il: 05/07/2021