Per dare una casa agli ex detenuti

Milano (Corriere della Sera - Gino Rigoldi), 15 maggio 2020

Quasi un milione di euro dalla Cassa ammende

La buona notizia è che la Cassa ammende ha proposto a Regione Lombardia 900mila euro da destinare ad alloggi per detenuti che non possono uscire dal carcere, in permesso temporaneo o per aver concluso la pena, perché non hanno una casa dove andare.
La Cassa che raccoglie le somme derivanti da alcune multe statali, ha come compito istituzionale il loro utilizzo per progetti a favore delle carceri e dei detenuti.
La Regione Lombardia, nella persona dell'assessore alla Famiglia, ha rifiutato la somma, affermando che avrebbe voluto utilizzarla per assicurare presidi sanitari più efficaci alla Polizia penitenziaria; ovviamente, se la Regione rifiuta quei 900mila euro - come ha fatto - la somma non arriva a nessuno: né ai detenuti per trovare casa, né agli agenti per acquistare presidi sanitari.
Per fortuna, il Consiglio d'amministrazione ha trasmesso la cifra stabilita al Provveditorato regionale per le carceri, saggiamente amministrato da un funzionario dello Stato.
Mi rendo conto, che non tutti provino la stessa soddisfazione che provo io, compresi tutti i miei colleghi cappellani.
La premessa, ovvia, è che la casa è un bene del quale non si può fare a meno - sia da liberi sia da ex detenuti - e questo affitto provvisorio, pagato grazie alla Cassa ammende, vuole essere un periodo "coperto" e accompagnato da una decisa ricerca di lavoro.
Quelli che hanno fede nella religione cristiana sanno che la beneficenza senza progetto è sciocca e che aiutare un fratello o una sorella che ha sbagliato è un comandamento del Vangelo: è tutto scritto nel capitolo 25 del vangelo di Matteo.
Ma lasciamo perdere la religione: sapete perché il carcere di Bollate, in parte anche quello di Opera, e i Beccaria - ma credo anche Padova e Verona - insomma, sapete perché alcune carceri hanno una bassa recidiva? Per chi non l'avesse chiaro, "recidiva" significa ritornare in carcere perché si sono nuovamente commessi dei reati. Una bassa recidiva, per esempio, del 20/30 per cento invece che del 60/70 per cento, è legata al fatto che dentro il carcere qualcuno si è occupato delle persone, ha insegnato loro un mestiere e, a fine pena, ha attivato per loro un minimo di "paracadute" sociale, il cui elemento principale è la casa.
E meno ritorno in carcere significa meno criminalità, più persone che hanno trovato la via per una vita onesta, un colossale risparmio economico, visto il costo di ogni carcerato, e la fine del sovraffollamento delle carceri; se vi sembra poco, vi prego di pensarci, per un cristiano, questo consiglio mi pare inutile.
 

Aggiornato il: 10/06/2020