Ok alle video-chiamate per i detenuti al 41 bis

Milano (Sole 24 Ore - Giovanni Negri), 12 agosto 2020

La Cassazione apre al colloquio da remoto per i mafiosi

Un altro punto a favore del boss Salvatore Madonia nella guerra al 41 bis: l'esponente di 'Cosa nostra', detenuto nel carcere di Sassari, dopo avere ottenuto, il mese scorso, dalla Cassazione il riconoscimento del diritto all'informazione, quindi alla lettura dei quotidiani, ora si vede riconosciuto dalla Corte il diritto a colloqui via Skype.
Infatti, con la sentenza n. 23819 della Prima sezione penale la Corte ha respinto il ricorso del ministero della Giustizia, con il quale si contestava la decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma che aveva aperto al diritto ai colloqui da remoto.
Il ministero aveva messo in luce l'assenza di un'espressa disciplina dei video-collegamenti sia per i detenuti in regime ordinario sia per quelli al 41 bis; inoltre, veniva evidenziato che per i detenuti in massima sicurezza la disciplina attuale prevede che i colloqui debbono essere svolti soltanto in presenza, in locali attrezzati e con modalità idonea a impedire lo scambio di oggetti.
La Cassazione, tuttavia, non è stata di questo avviso, ribadendo che i colloqui visivi rappresentano un fondamentale diritto del detenuto alla conservazione della vita familiare e al mantenimento di rapporti con i congiunti più stretti, diritto che riguarda anche chi è sottoposto a un regime di particolare restrizione come il 41 bis; quanto alle modalità, la sentenza rammenta che se l'Ordinamento penitenziario e il Regolamento di esecuzione prevedono già i colloqui in presenza oppure per telefono, l'evoluzione tecnologica ha reso possibile l'utilizzo di nuove forme di comunicazione a distanza, con collegamenti audio e video che permettono di riprodurre accanto alla voce anche l'immagine ovvero tramite video-chiamate.
Tra l'altro, già il regime introdotto nel momento più grave dell'emergenza sanitaria, aveva preso atto dell'impraticabilità dei colloqui in presenza, aveva considerato anche il video uno strumento normale di svolgimento, senza distinzioni tra categorie di detenuti.
Quindi, la Cassazione confutando i timori del ministero di ascolti illeciti, ricorda che l'utilizzo della rete intranet dello stesso ministero è in grado di rispondere alle esigenze di sicurezza e che l'utilizzo di un'applicazione idonea - già individuata dall'Amministrazione penitenziaria in 'Skype for business' - per esempio, permette la registrazione della video-chiamata, con la generazione di un file che può essere messo a disposizione della Direzione distrettuale antimafia; inoltre, la sorveglianza dell'operatore sulla chiamata dovrebbe permettere di interromperne lo svolgimento in caso di comportamenti non consentiti.
Nel caso di Madonia, che lamentava l'impossibilità di poter sentire la moglie (anch'essa all'epoca detenuta), la video-chiamata era stata l'unica modalità per dare attuazione a un diritto, altrimenti impraticabile, data l'impossibilità della modalità in presenza.

Aggiornato il: 12/08/2020