Nelle Rsa ormai vivono peggio che in galera

Roma (ildubbio - Damiano Aliprandi), 15 agosto 2020

Intervento del Garante nazionale nei confronti del Comitato tecnico-scientifico

Mentre perfino nelle carceri sono stati ripristinati i colloqui ordinari, nelle strutture socio-sanitarie e assistenziali (Rsa) gli anziani e disabili ancora vivono in isolamento: in pratica non è stata indicata nessuna nuova norma post 'Covid-19', diverse rappresentanze dei familiari hanno lanciato l'allarme sugli effetti devastanti delle chiusure che ravvisiamo sui loro parenti ospiti delle strutture, fortemente segnati dal lungo distacco.
A tal proposito si è attivato il Garante nazionale delle persone private della libertà, che ha avviato un'interlocuzione con il Comitato tecnico-scientifico per esprimere la profonda preoccupazione in merito al protrarsi dell'isolamento delle persone residenti in alcune strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per disabili o anziani nell'attuale fase di diffusione del 'Covid-19'. Le criticità segnalate dal Garante nazionale al Comitato tecnico-scientifico riguardano appunto la limitazione a ricevere visite da parte di familiari o di persone con un legame affettivo, la resistenza da parte di alcuni responsabili sanitari delle strutture a favorire dimissioni e nuovi ingressi sia nelle strutture socio-sanitarie e assistenziali a regime residenziale che in quelle a regime semi-residenziale. Il Garante nazionale, rinnovando la stima e la fiducia nel lavoro svolto da tutti i componenti il Comitato tecnico-scientifico, ha sollecitato la disposizione di un documento che contenga indicazioni per dirimere tali criticità che richiedono urgenti risoluzioni al fine di garantire percorsi di salute e assistenza certi e omogenei in tutto il territorio nazionale a tutela di una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile.
D'altronde è ciò che hanno richiesto numerosi rappresentanti dei familiari, che sono convinti che misure a favore del benessere psico-fisico dei loro cari, anziani, malati, invalidi e disabili all'interno delle strutture; a distanza di 5 mesi dal distacco imposto dalle chiusure, possano essere adottate, anche con un'auspicabile rapida revisione dei protocolli, senza compromettere in alcun modo la sicurezza nel quadro complessivo della sanità pubblica.
L'obiettivo posto dai rappresentanti dei familiari è quello di arrivare a delle rapide soluzioni migliorative delle norme di riapertura a seguito dell'emergenza Coronavirus, ribadendo di voler continuare a tutelare massimamente la sicurezza dei residenti delle strutture; tra i problemi evidenziati vi è appunto l'assoluta mancanza di contato fisico ed emotivo tra gli ospiti e i loro familiari, le modalità di visita che non consentono di stare con i propri cari per tempi lunghi e su poche postazioni al chiuso.
Ci sono turnazioni di visita del tutto insufficienti: vi è l'impossibilità in molte Rsa di poter far visita ai parenti che si trovano a letto, uno stile di vita che per certi aspetti comprometterebbe la salute degli ospiti, in particolare dal punto di vista psicofisico, per via del distacco dai propri familiari e parenti.
I rappresentanti dei familiari hanno anche fornito delle proposte per quanto riguarda delle nuove modalità di riavvicinamento tra ospite e parente con delle linee guida che ammettano accessi sicuri e controllati da almeno un familiare per ospite, tra le disponibilità offerte dai familiari ci sono quelle di sottoporsi a tamponi a scadenza periodica, di acquistare a proprie spese i dispositivi di sicurezza e di sottoporsi anche alle dovute igienizzazioni secondo la prassi già in uso.

Aggiornato il: 17/08/2020