Nelle carceri vaccinazioni a rilento

Roma (Foglio - Ruggiero Montenegro), 2 aprile 2021

Secondo il Garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma: "Bisogna fare molto di più"

I detenuti vaccinati sono solo l'8,6 per cento, troppo poco: "Le regioni procedono in ordine sparso, occorre maggior coordinamento centrale - spiega il Garante nazionale - va meglio tra gli agenti, secondo i sindacati la campagna ora procede a buon ritmo".
La situazione è preoccupante, ma nessun allarme, ci si muove a rilento e con sensibili differenze a livello territoriale, ma la campagna di vaccinazione nelle carceri prosegue e accelera: nell'ultima settimana le dosi somministrate tra i detenuti sono state oltre 2mila, mentre dalla metà di febbraio a oggi i vaccini inoculati erano stati soltanto 2.500.
Un cambio di passo incoraggiante, ma di certo non sufficiente: "Bisogna fare molto di più, perché si procede ancora lentamente - dice Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale che, rammenta che in base al report settimanale del ministero della Giustizia: al 29 marzo 2021 la quota di detenuti vaccinati si attesta all'8,6 per cento".
Una quota ancora troppo bassa, dovuta alla diversa capacità dei territori di reagire all'emergenza e di mettere in campo una risposta non sempre adeguata. "Quello che colpisce della situazione nelle carceri - spiega Mauro Palma - è il doppio passo che si registra tra diverse regioni, come peraltro avviene anche all'esterno, la regione che si sta muovendo meglio è la Lombardia, mentre sappiamo bene che al di fuori delle carceri è una di quelle che ha riscontrato le maggiori difficoltà; come pure va bene in Sicilia, che negli ultimi giorni è finita al centro delle cronache per i presunti dati truccati dei contagi".
In generale, secondo Palma è possibile riscontrare tre diversi movimenti: "Ci sono regioni che stanno andando bene - come Lombardia e Sicilia - ma anche l'Abruzzo e negli ultimi giorni la Puglia ed è discretamente posizionato il Veneto".
È all'operato di queste regioni che si deve principalmente l'aumento dell'ultima settimana. "Poi ci sono le regioni come Toscana, Lazio e Molise, dove si attende il siero Johnson & Johnson - che dovrebbe essere disponibile in Italia da metà aprile - perché si è ritenuto più funzionale e veloce ricorrere a un tipo di vaccino che non ha bisogno della dose di richiamo, come nel caso di Astra Zeneca; queste regioni sono ancora a zero, ma vedo un forte impegno dei provveditorati ad allestire la campagna di vaccinazione".
C'è infine, una terza categoria in cui la situazione è più critica e dove occorre al più presto organizzarsi, "in particolare, ho dubbi su come si sia mosso il Piemonte, da dove sono arrivate dichiarazioni piuttosto incaute da parte del commissario regionale (la gestione delle Carceri risulta attualmente commissariata), secondo cui la regione sarebbe intervenuta rapidamente laddove si fosse verificato un cluster, ma bisogna vaccinare preventivamente, non dopo, e su quest'aspetto attendo dal presidente Alberto Cirio un chiarimento".
Si va dunque in ordine sparso, riproponendo anche nella campagna vaccinale nelle carceri quelle disfunzioni che hanno caratterizzato anche il rapporto tra stato e regioni durante tutta la gestione della pandemia, che suggeriscono la necessità di un approccio diverso: "Non vorrei essere accusato di centralismo, ma sulle forme di decentramento della sanità, quando questa esperienza sarà finita, dovremo riflettere non per un coordinamento maggiore: un conto è la prossimità nella fornitura dei servizi, un altro conto è la centralità degli elementi decisionali", aggiunge ancora Mauro Palma.
Un ulteriore aspetto potenzialmente critico per la campagna di vaccinazione nei penitenziari riguarda gli stessi detenuti e la volontà effettiva di sottoporsi alla somministrazione: "Si conta all'incirca un 10-12 per cento che ha rifiutato: un dato identico a quello che registrato al di fuori dei penitenziari, dovuto all'influenza dei media e al caso Astra Zeneca; quanto ai contagi, ieri sera i detenuti positivi erano 681, di questi riscontravano sintomi in 12 mentre 18 risultano ricoverati".
Il report del ministero di Giustizia offre anche un'istantanea della situazione tra gli agenti della Polizia penitenziaria: "Lunedì 29 marzo 2021 risultava vaccinato il 36,8 per cento del personale: un numero ben diverso rispetto a quello dei detenuti e dovuto al fatto che già dal primo piano vaccinale, la polizia era stata inserita tra le categorie a rischio; tuttavia - spiega Donato Capece, segretario generale del Sappe - anche in questo caso le vaccinazioni procedono su base territoriale, quindi con alcune differenze la campagna ora procede a buon ritmo con oltre 13mila agenti vaccinati, c'è stato soltanto un po' di sbandamento in concomitanza della sospensione temporanea del vaccino Astra Zeneca, con una parte di agenti preoccupata a tale vaccino, ma dopo l'approvazione di Aifa, il caso è rientrato".

Aggiornato il: 02/04/2021