Nel lockdown è sbocciata la mia amicizia in carcere

Milano (Vita - Riccardo Bonacina), 29 novembre 2021

Volontaria nel carcere di Bollate ha raccolto in un bel libro le lettere e le email

"Quello che è emerso in questo periodo - dice Ida Motrone - è stato scoprire in maniera ancora più esplicita che la presenza del volontariato in carcere ha un unico obiettivo: compiere un pezzo di strada insieme, condividere i nostri bisogni e le nostre domande, in altre parole rendere vero il valore dell'amicizia, perché la speranza ha il volto dell'amicizia".
"Non si è volontari in carcere perché si fa opera assistenziale, ma perché si aiuta l'altro a diventare la persona che è, in tutta la sua bellezza", scrive don Claudio Burgio, cappellano al Beccaria nella prefazione al libro di Ida Matrone 'Lettere da un carcere. Racconti e volti di un'amicizia' che esplicita cosa sia davvero il volontario: un seminatore di amicizia, che aggiunge: "E' un libro che mi ha fatto bene, nelle sue pagine la testimonianza di una frase di Fabio Rosini che ho trovato citata: 'Qualunque persona venga da noi, deve poter trovare in noi qualcuno che la aiuti a riscoprire la propria bellezza'".
Ho seguito la presentazione del libro nel teatro del carcere di Bollate con detenuti, guardie ed esterni...
"Sono entrata a Bollate 12 ani fa come volontaria dell'associazione 'Incontro e presenza', ma il mio incontro con la realtà carceraria è avvenuto molto prima. sono stata allieva della fondatrice 35 anni fa dell'associazione, Mirella Bocchini e, grazie ai suoi racconti ero al corrente di quello che succedeva nelle carceri, ma soprattutto degli incontri incredibili che avvenivano in quel luogo, tra volontari e detenuti; poi il mio rapporto con il carcere è proseguito da insegnante: ho promosso progetti che facessero incontrare il mondo della scuola con il carcere, nella convinzione dell'importanza che la società modifichi il suo atteggiamento nei confronti dei detenuti, attraverso un incontro libero da pregiudizi, e infine come volontaria".
Nella presentazione ha detto che il suo non è un libro sul carcere, cioè?
"Non faccio un discorso sul carcere, non si parla del concetto di pena utile, delle misure alternative, del problema del sovraffollamento, e non se ne parla perché queste importanti questioni non rientrano in quello che compete affrontare ai volontari; questo è il tema che compete alla politica e alla magistratura (l'ex magistrato di sorveglianza, Guido Brambilla ha detto chiaramente che "L'opera di risocializzazione del detenuto può ricominciare da un rapporto con un tu che guardi al soggetto senza giudicarlo, senza congelarlo nel gesto criminale che ha commesso, ma che lo guardi come uomo degno di stima e dignità, prima di dimostrarsi di nuovo utile per la società, prima che abbia un lavoro e un'istruzione, e che venga considerato riabilitato"); nel libro parlo della mia esperienza di volontaria, di quello che ho visto, di chi ho incontrato; in questo libro i detenuti non sono una categoria, hanno tutti un nome, un volto, una storia".
Nelle sue pagine troviamo tanti dialoghi via lettera o email...
"Il 'Covid-19' ha colpito ancor di più chi è ristretto in carcere dove la situazione di isolamento e abbandono è esponenziale, e con esse il sentimento di impotenza e di non poter fare nulla per i propri cari; tuttavia durante il lockdown il rapporto con i detenuti è continuato e, nonostante la distanza, i rapporti si sono approfonditi via email, si è anche arrivati ad una intimità tenera e affettuosa, due parole in particolare erano presenti nelle lettere: paura e speranza, come vincere la paura e dove trovare la speranza".
Quale risposta è uscita nei vostri dialoghi?
"Quello che è emerso in questo difficile periodo è stata la modalità della presenza del volontario in carcere e soprattutto il grande valore dell'amicizia; come ha scritto padre Puglisi 'Solo gli amici sperano, solo dove c'è amicizia c'è speranza, chi è completamente solo è disperato'".
L'amicizia non è mai fine a se stessa spalanca al mondo e ci rende protagonisti del cambiamento della società...
"Marian - termina la Motrone (una mia ex alunna) - dopo aver letto il libro mi ha lasciato questo commento: 'Anche se non conosco i detenuti, li ringrazio perché esistono e spero che con la loro storia, una volta fuori, contribuiscano a rendere più umana la nostra società, credo che chi ha sbagliato e ha compreso, abbia qualcosa in più da insegnare, rispetto a chi si crede perfetto e giusto solo perché non ha mai scontato una pena".

Aggiornato il: 29/11/2021