Marta Cartabia, ministra della Giustizia

Roma (Espresso - Franco Corleone), 19 febbraio 2021

"E' un ritorno al futuro"

Devo confessare che quando il presidente Napolitano nominò la Cartabia a giudice costituzionale, il primo riflesso fu quello dettato dal pregiudizio ideologico; ricordo la sua relazione nell'udienza che portò alla dichiarazione di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi (esempio del più perverso proibizionismo), ero accanto a Giovanni Maria Flick che, superando le remore legate al suo ruolo di ex presidente della Consulta, accettò di essere l'avvocato per accusare quella legge criminogena di essere il frutto dell'inganno e della truffa verso il parlamento.
Da quel momento fummo molto attenti verso le sentenze e le idee di quella che sarebbe diventata presidente della Corte costituzionale, e quando il presidente Lattanzi promosse l'idea del 'Viaggio della Consulta nelle carceri', Marta Cartabia dimostrò una sensibilità particolare; ora è stata chiamata a reggere il ministero di via Arenula e mi dispiace che per una improvvida disposizione burocratica il dicastero abbia perso la Grazia e sia solo della Giustizia: sono sicuro che nei fatti sarà il dicastero di grazia e giustizia, dei diritti e delle garanzie, insomma della Costituzione; sono stato cinque anni in quel palazzo e so che occorre molta determinazione per ottenere risultati, per cambiare e non essere cambiati; c'è molto da fare per rompere le cristallizzazioni corporative in tanti settori, ma sono sicuro che una attenzione straordinaria va dedicata alla vita delle carceri per attuare una grande riforma; con Flick e Margara realizzammo una grande stagione di cambiamento, ma il vento della restaurazione ha fermato quel processo.
C'è una agenda fitta di nodi da sciogliere: innanzitutto va messo in cantiere un piano per la completa applicazione del Regolamento del 2000 per assicurare dignità nella vita quotidiana sulla base di princìpi di responsabilità e autonomia; poi va assicurato il diritto all'affettività alle detenute e ai detenuti; va rivista la legge sulle droghe che determina la presenza in carcere della metà dei detenuti; un altro punto delicato è rappresentato dall'art. 79 della Costituzione che impedisce al parlamento - nel caso fosse utile e necessario - di decidere un provvedimento di amnistia e indulto; infine, quest'anno in cui ricorre il novantesimo anniversario dell'entrata in vigore del 'Codice Rocco', sarebbe l'occasione per eliminare almeno il rudere rappresentato dalle misure di sicurezza per 300 internati e le norme sulla incapacità di intendere e volere che insidiano la chiusura degli Opg.
Mi auguro che Marta Cartabia scelga come riferimento nella sua azione Aldo Moro, ministro della Giustizia sensibile al dramma del carcere e impegnato come giurista per una concezione della pena non fondata sulla vendetta, e avversario della pena di morte e dell'ergastolo.
Dopo la sbornia del giustizialismo e del populismo penale è ora che ritorni nelle carceri il senso di umanità.

Aggiornato il: 19/02/2021