Le due mozioni di sfiducia al ministro Bonafede

Roma, (Agi - Marvin Ceccato), 20 maggio 2020

Mozione Bonino e mozione Lega

Due le 'chiame' per votare le distinte mozioni presentate, da una parte dalla Lega, e dall'altra da '+Europa' e da 'Azione' di Carlo Calenda, sottoscritta da più di 30 senatori di Forza Italia.
Due mozioni di sfiducia nei confronti del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: è questa la partita che si terrà in Senato, con Italia viva a fare la parte del leone, visto che - con 17 eletti - può diventare l'ago della bilancia, nella decisione che dividerà sostenitori e detrattori del guardasigilli. 
Mozione Bonino:
"Il ministro Bonafede ha manomesso i princìpi del giusto processo, il guardasigilli si è reso promotore e responsabile di una costante manomissione dell'imparzialità della giustizia, dei diritti dei cittadini e dei principi del giusto processo; la sua azione contro i fondamentali princìpi della civiltà giuridica ha trovato molteplici manifestazioni, dalla violazione del principio di ragionevole durata del processo, allo svilimento delle impugnazioni, dalla negazione costante del fine rieducativo della pena, alla abrogazione di fatto della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, fino all'incapacità di individuare soluzioni di tutela e valorizzazione della magistratura onoraria il cui ruolo è preziosissimo per il sistema giustizia; il ministro non ha rispettato gli impegni della riforma e si è rivelato, altresì, inadempiente sugli impegni di riforma assunti, su tutti, dopo più di un anno di annunci, non ha ancora proposto per la calendarizzazione in parlamento il disegno di legge di riforma del processo penale, che avrebbe dovuto precedere la mai troppo criticata, per metodo e sostanza, soppressione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio; la riforma sulle intercettazioni presentata per decreto da questo governo, anziché porre un invalicabile argine alla diffusione dei dialoghi al di fuori del contesto processuale, è stata finalizzata a ampliare l'utilizzo di mezzi di ricerca della prova altamente invasivi, quali il captatore informatico, consentendone l'utilizzo indiscriminato, oltre i confini del procedimento per cui vengono autorizzati, con ciò comprimendo in modo violento principi costituzionali rilevantissimi; è responsabilità del ministro aver predisposto una ragnatela di norme per favorire il processo inquisitorio e la gogna mediatica rispetto al processo celebrato nel contraddittorio delle parti e nelle aule di tribunali e l'aver introdotto il processo penale da remoto, ridimensionato solo dopo avere scatenato critiche durissime, in spregio ai principi di concentrazione, oralità e immediatezza che caratterizzano il processo accusatorio; a ciò si aggiunga che, mentre il ministro, incapace di vigilare sulla trasparenza delle nomine, annunciava ma non presentava una riforma del sistema elettorale del Csm, per sottrarlo allo strapotere delle correnti, il suo stesso ministero è divenuto oggetto di scontri e polemiche legate all'influenza delle correnti della magistratura associata nelle nomine di magistrati fuori ruolo che hanno portato alle dimissioni del suo capo di Gabinetto; le polemiche sulle scarcerazioni dei detenuti più vulnerabili all'infezione del Covid-19 impongono di aprire una discussione vera, non viziata da tanta dimostrata incapacità gestionale, sullo stato delle carceri, sulle condizioni di detenzione e sull'impossibilità di garantire, all'interno degli Istituti di pena, gli stessi standard di igiene e sicurezza previsti e imposti nelle altre strutture pubbliche, la responsabilità del ministro della Giustizia e del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria è di avere gestito questo delicatissimo problema con la sufficienza e la negligenza derivante da un'idea puramente afflittiva della pena e con un assoluto difetto di progettualità, evidente anche nei settori dell'edilizia carceraria e giudiziaria, le misure adottate a seguito della pandemia non hanno potuto rimediare a una situazione di degrado consolidata; da ultimo, dopo le polemiche seguite alla scarcerazione di alcuni imputati e condannati per reati di criminalità organizzata e mafiosa, la reazione dell'esecutivo è stata confusa e contraddittoria, fino a giungere all'adozione, con decreto legge, di un provvedimento che ha imposto la revisione, con effetto retroattivo, delle decisioni precedentemente adottate dei giudici di sorveglianza, con un 'vulnus' esplicito e dichiarato al principio della divisione dei poteri".
Mozione Lega:
"La nomina a capo del Dipartimento degli affari penitenziari nella persona del magistrato Francesco Basentini, che non poteva vantare specifiche competenze ordinamentali in materia penitenziaria e di antimafia, e che si è dimesso dopo le polemiche sulle scarcerazioni dei boss causa Covid-19 è stata una scelta del ministro Bonafede, di cui deve assumersi tutte le responsabilità; i primi di marzo 2020 sono scoppiate violentissime e apparentemente coordinate rivolte negli Istituti penitenziari italiani, secondo le ricostruzioni di chi ha indagato le rivolte erano finalizzate ad alimentare la discussione su indulti, amnistie e provvedimenti che avrebbero potuto alleggerire il carcere anche per gli uomini della criminalità organizzata; il ministro, viceversa, ha iniziato ad avanzare ipotesi di interventi normativi volti incredibilmente ad accogliere le richieste dei rivoltosi; il ministro ha iniziato, soprattutto, ad accettare il principio, indimostrato e scientificamente falso, del nesso di causalità tra detenzione in carcere e contagio, e in seguito al clamore sollevato dalla scarcerazione di numerosi boss mafiosi dal 41 bis, il Dap ha negato di aver diramato la circolare con l'obiettivo di scarcerare anche i detenuti più pericolosi, ma di aver chiesto solo un monitoraggio; tale giustificazione è smentita dal testo stesso della circolare che, nei fatti, scaricava sulla magistratura di sorveglianza la responsabilità, imponendo in sostanza la scarcerazione di condannati, tra cui anche quelli incarcerati per mafia; anche questa situazione appare tuttora degna di urgenti approfondimenti, a fronte del fatto che il ministro non ha reso alcuna spiegazione plausibile, né si è assunto alcuna responsabilità, pur tentando goffamente di trovare una via d'uscita, senza riuscirvi; da parte del vertice del Dap, a fronte dell'emergenza sanitaria nazionale, non è stata messa a punto alcuna strategia per evitare prevedibili e già noti disordini e rivolte negli Istituti penitenziari, che hanno coinvolto seimila detenuti (di cui quattordici deceduti per overdose), una quarantina di agenti feriti, trenta milioni di euro di danni alle strutture carcerarie con interi reparti devastati, oltre a un'allarmante evasione di massa (settantadue evasi); non sono state predisposte, all'interno degli istituti, adeguate misure di prevenzione sanitaria e anti-contagio Covid-19 a tutela di detenuti, operatori e visitatori; non sono stati dotati di presidi sanitari adeguati, donne, uomini e operatori degli Istituti penitenziari mettendoli tutti a grave rischio della loro salute; l'inadeguatezza della gestione di questi eventi fa parte di un quadro generale di carenze e insufficienze del sistema che non potevano essere sconosciute al ministro; su prescrizione e intercettazioni, durante il governo Conte due il ministro si è contraddistinto per una molteplice serie di provvedimenti ispirati dalla teoria che chiunque è colpevole per il solo fatto di essere indagato; tra questi provvedimenti, si segnala quello del blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, che ha dilatato i tempi del processo rendendo i cittadini ostaggi a vita della giustizia, e soprattutto ha oggettivamente creato i presupposti per l'ulteriore dilatazione della durata dei processi, per i quali l'Italia ha già un triste primato inaccettabile per chi aspira a un giudizio in tempi ragionevoli; su questo fronte, durante la fase del primo governo Conte la Lega, allora in maggioranza, aveva ottenuto il differimento al completamento di una riforma complessiva della giustizia, promessa dal ministro, ma mai attuata; tra i provvedimenti fortemente sostenuti dal ministro, come quello sugli ascolti ci si è avvalsi, ancora una volta, della decretazione d'urgenza per modificare il Codice penale, in una materia che, invece, obbligherebbe il legislatore a una riflessione ponderata e frutto di una sinergia con i tecnici del diritto, che solo un disegno di iniziativa parlamentare può assicurare, considerato anche che il citato decreto introduce l'utilizzo del 'trojan' nelle intercettazioni ambientali per delitti assai più ampi di quelli connessi alla criminalità organizzata".
Ecco perché, visto l'articolo 94 della Costituzione, che recita: "il governo deve avere la fiducia delle due Camere" e il regolamento del Senato della Repubblica, si impegna il ministro Bonafede a rassegnare immediatamente le proprie dimissioni.
 

Aggiornato il: 20/05/2020