La sfida della cura Cartabia

Roma (Riformista - Tiziana Maiolo), 13 gennaio 2022

E la ferita di Piazza Duomo a Milano

Sarebbe bello poter applicare da subito la giustizia riparativa, e far prevalere la concordia sul conflitto, la conciliazione sulla vendetta, a partire dalla città italiana più europea e da sempre con l'orgoglio da prima della classe, ancora stressata e sconvolta per la ferita di Capodanno in piazza Duomo. 
Sarebbe bello, ma per ora è impossibile, perché nove donne aggredite e violate dal branco nella notte dei divertimenti e della speranza di un futuro migliore, con le forze di Polizia distratte e impotenti sono una ferita difficile da sanare.
Perché è successo nel centro di Milano (come nella notte che separava il 2015 dal 2016 a Colonia, in Germania, e poi più volte a Parigi), sembrava roba che non ci riguardasse, problemi da 'banlieu' con i francesi immigrati di seconda e terza generazione.
Milano si è svegliata con problemi giganteschi, se il sindaco Giuseppe Sala ha atteso ben undici giorni prima di prenderne atto e metterci la faccia per chiedere scusa e annunciare la costituzione di parte civile del Comune nei futuri eventuali processi.
Ma questo è il futuro, mentre il presente è che per dieci giorni, dal sindaco al prefetto, fino al questore, tutte le istituzioni sembravano ammutolite e silenti.
A queste ragazze è successo qualcosa di spaventoso: accerchiate da gruppi di giovinastri sovreccitati e violenti, strattonate, spogliate nonostante il freddo, palpeggiate, e irrise le loro lacrime e le loro grida; e non si può neanche suggerire loro, la prossima volta, di non avventurarsi di notte nelle strade deserte.
Il tutto è successo in mezzo a una folla, persino eccessiva in tempi di pandemia, nella città in cui la giunta di sinistra si è sempre vantata di essere prima nell'accoglienza e nella politica sociale.
Proprio qui nel milanese (a Vimodrone), due giorni fa, è arrivata la ministra della Giustizia, Marta Cartabia con ancora nelle orecchie l'eco di quel che era successo nella notte di Capodanno, è venuta ad ascoltare una storia bella ed edificante: quella di Daniel Zaccaro - ex ragazzo di Quarto Oggiaro - con l'adolescenza segnata dal carcere, uno di "quelli lì" (un po' come quelli delle violenze di piazza Duomo), Daniel è diventato il protagonista di un libro, scritto da Andrea Franzoso, dal titolo "Era un bullo".
Uno di quelli che l'hanno salvato - ma sono in tanti, dagli educatori agli agenti di Polizia penitenziaria - è don Claudio Burgio (che ha fatto esperienza come cappellano a San Vittore e al minorile Beccaria), che l'ha seguito per sette anni difficili, a volte turbolenti ma ce l'hanno fatta.
Ce l'ha fatta Daniel  che oggi è un educatore e aiuta gli altri a superare lo stereotipo del 'quartiere-ghetto', con ragazzi spesso rassegnati a un destino che pare segnare non solo quelli appena arrivati dai Paesi del nord Africa, ma anche quelli della seconda generazione; in piazza Duomo c'erano gli uni e gli altri, sarebbe una bella sconfitta politica dover ammettere che l'accoglienza non si è trasformata in integrazione.
La "cura Cartabia" ha al centro l'articolo 27 della Costituzione: non è un paradosso, piuttosto una sfida ricordarlo proprio ora, nel momento in cui in Consiglio comunale, a Milano, le opposizioni chiedono le dimissioni dell'assessore alla Sicurezza e tanti cittadini si fanno vivi con il sindaco per chiedere un intervento più energico della Polizia locale, in centro città come nei quartieri.
Ci sono problemi di uso e di abuso di alcool e di sostanze psicotrope, ma anche di tanti ragazzi che ciondolano dalla mattina alla sera davanti ai bar, e quando passa una ragazza si comportano subito da branco.
C'è un autobus, la circolare 90-91 dove nessuna donna si avventurerebbe mai da sola, e il timore oggi è che lo choc di Capodanno possa sfociare in intolleranza se non in razzismo; anche per questo la magistratura sta correndo ai ripari, e lunedì notte, la procura di Milano - dopo aver visionato una serie di immagini postate sui social - ha firmato il decreto che ha portato a 18 perquisizioni, all'individuazione di alcuni partecipanti al branco e al fermo di due di loro.
I reati di cui saranno accusati sono gravissimi: vanno dallo stupro di gruppo alla rapina, ed è qui che dovrebbe venire in soccorso la "cura Cartabia", perché il loro destino sarà segnato dal carcere, e non sarà una detenzione facile, vista la tipologia dei reati di cui dovranno rispondere; per i minorenni si apriranno percorsi rieducativi, e si spera anche per i giovani adulti.
È difficile dirlo oggi, con la ferita ancora aperta, ma proprio dieci giorni fa, mentre la ministra Cartabia accoglieva a Venezia le delegazioni straniere convenute alla prima Conferenza dei ministri della Giustizia del Consiglio d'Europa, aveva parlato di "giustizia riparativa, non come strumento di clemenza, bensì come giustizia che aiuta il trasgressore ad assumersi la sua responsabilità nei confronti della vittima e nei confronti della comunità, attraverso l'incontro e il dialogo".
Chiediamo più Polizia e maggior sicurezza a Milano, ma se non sapremo ricucire ci saranno ancora tante violenze di Capodanno.

Aggiornato il: 13/01/2022