La sartoria di San Vittore diventa un brand

Milano (Corriere della Sera - Paola D'Amico), 4 giugno 2019

La cooperativa Alice ha aperto due laboratori in carcere

La cooperativa sociale Alice realizza capi di alta sartoria. Laboratori a San Vittore, Bollate e a Monza. E dieci donne dalla cella sono diventate socie dell'attività. Dai costumi teatrali ai brand per bambini. E la storia a tutto tondo della cooperativa sociale Alice.
Oggi nei suoi laboratori in carcere - due a San Vittore e Bollate, il terzo a Monza - e in centro città a Milano, con annesso punto vendita aperto al pubblico, si realizzano toghe per magistrati e avvocati (seicento all'anno), capi di pelletteria, oggetti di arredo, gadget e shopper per marchi di moda. La cooperativa Alice conta venti soci, più della metà dei quali sono persone detenute con mano d'opera selezionata e specializzata. Sono passati diversi lustri dalla posa della prima pietra: "Era appena terminato un corso di sartoria teatrale per le detenute di San Vittore - racconta la responsabile sociale Luisa Della Morte - e furono alcune di loro a chiedere ai docenti di poter continuare l'esperienza e trasformarla in un lavoro concreto".
Non mancavano, all'epoca, le commesse dalle grandi sartorie teatrali milanesi. "Quando è mancato il lavoro per il teatro ci siamo riconvertite con produzioni più spendibili". Il segreto della longevità della cooperativa Alice si riassume in una parola: costanza. È nato così il marchio 'Gatti galeotti'. E, poi, la sartoria forense che in dieci anni è arrivata a coprire richieste di toghe da tutta Italia. Più di recente, nel 2010, nasce anche uno spin-off con il marchio 'Sartoria San Vittore', "una collezione - aggiunge la presidente - che funziona e per scelta ha una qualità molto alta e anche un target medio alto".
Dietro tutto questo c'è una stilista che segue il gruppo, formatori, esperti nel commerciale e nella parte amministrativa. Così alla cooperativa Alice sono arrivate qualche tempo fa anche due mamme milanesi, Amata e Roberta che hanno ideato il brand 'I Versiliani", una capsule collection estiva dedicata ai colori, gonne a ruota per le bambine, bermuda per i maschietti, realizzati in tessuti originali in bianco e nero ispirati a unicorni e supereroi. "I bambini - spiega Amata - possono personalizzare colorandoli con pennarelli lavabili o indelebili, a seconda della loro voglia di creare", Amata e Roberta hanno chiesto ai loro figli cosa poter fare con dei tessuti in bianco e nero e la risposta dei piccoli è stata limpida: colorarli con toni vivaci e allegri, perché la vita senza colori non è proprio divertente". Da questa affermazione "è nata l'idea di contattare la sartoria del carcere - aggiunge Amata - che è un luogo in cui molte donne vivono ogni giorno in un mondo in bianco e nero, ma come sarte possono invece cercare di ricostruirsi una vita a colori, quei colori che rendono il mondo allegro, come lo vedono gli occhi di un bambino".
La detenute che lavorano nella sartoria dietro le sbarre trovano una loro routine fatta di lavoro, pause caffè, chiacchiere, condivisioni. Ma ci sono anche le detenute a fine pena o in possesso dei requisiti per accedere alle misure alternative alla detenzione che, invece, si recano nel laboratorio in città, in via Gaudenzio Ferrari, poco distante da Porta Genova e dalla Darsena. "Ci siamo innamorate di questo luogo - concludono le due mamme imprenditrici - e della storia che racconta, della volontà di creare e della possibilità di vere una seconda opportunità".

Aggiornato il: 07/04/2020