In stato di abbandono il Cpr di Milano

Torino (Domani - Federico Marconi), 21 luglio 2021

Migranti senza diritti nel Centro  di permanenza per il rimpatrio

Il 5 e 6 giugno 2021 i senatori Gregorio De Falco e Simona Nocerino hanno visitato il Cpr del capoluogo lombardo e hanno visto come vivono i trattenuti in attesa di rimpatrio: "Un carcere per persone innocenti, senza regole né diritti" (il 25 maggio 2021 c'era stata una protesta con otto migranti rimasti feriti dopo l'intervento delle forze dell'ordine nel Cpr).
"Diritti sospesi, mancanza di operatori, documenti non redatti e gravi rischi per la salute, come la mancanza di un'assistenza per i tossico-dipendenti, la scarsa igiene dei bagni e la qualità dei pasti". È quanto emerge dal rapporto 'Delle pene senza delitti', una istantanea del Centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli, struttura che ha lo scopo di trattenere gli stranieri destinati all'espulsione in attesa dell'esecuzione di tale provvedimento.
Il rapporto nasce dopo la visita dei senatori De Falco e Nocerino, accompagnati dagli attivisti di 'Mai più lager-No ai Cpr'; non una visita a sorpresa, ma preannunciata con un giorno di anticipo.
Nel Cpr milanese nei giorni dell'ispezione erano collocate 51 persone (alcune anche da sei mesi), il documento fotografa una situazione impietosa: si parla di "inadempienze e superficialità del gestore e di diritti violati", su cui il controllo della prefettura è scarso se non nullo. Il centro viene descritto come "una struttura carceraria per persone innocenti, ma con ancora meno diritti e meno regole che in carcere, una struttura dove si entra senza che venga celebrato alcun processo".
La visita dei due senatori scaturisce dai fatti di Torino del 25 maggio 2021 quando Moussa Balde, 23enne, originario della Guinea e messo in isolamento, si era tolto la vita.
A Milano, i migranti hanno protestato per la mancanza di biscotti a colazione, poi la situazione è degenerata e sono intervenuti una ventina di agenti in tenuta anti-sommossa che avrebbero picchiato i protestanti in una zona del centro in cui mancavano le telecamere, otto avrebbero riportato ferite, la sera sarebbe stato appiccato un incendio e nei giorni successivi molti ospiti hanno iniziato uno sciopero della fame. Alcuni detenuti sono stati denunciati, ma il tribunale di Milano ha respinto la richiesta di custodia cautelare, perché secondo il giudice "le condizioni in cui vivono nel Cpr meriterebbero un approfondimento e che se le denunce rispondessero al vero, sarebbero ben oltre il limite della legalità". I trattenuti, infatti, parlano di cibo scaduto, mancanza di acqua calda, impossibilità di contattare i parenti e pestaggi delle forze dell'ordine; situazioni che, come scrive il 26 maggio 2021 il gestore del centro al prefetto "oltre ad aumentare inevitabilmente il tasso di agitazione e di nervosismo incidono sulla salute psicologico-psichiatrica dei migranti: un luogo che avrebbe come scopo unico il rimpatrio, a oggi non rimpatria e provoca esplicitamente danno alla salute dei trattenuti".
I turbamenti provocati dalla detenzione sono evidenti nella storia di L.A.: ingestione di lamette, di stoffa, di pezzi di ferro, la cucitura delle labbra con un filo di metallo, tagli e fratture: il migrante si è inflitto tutto questo da solo, subito dopo il suo collocamento nel Cpr di via Corelli. Atteggiamenti dovuti a un forte disagio psicologico che avrebbero potuto provocare danno anche agli altri, per questo dal 10 marzo al 2 giugno 2021 è stato sottoposto a un Tso e successivamente è stato dimesso per la "non compatibilità della sua situazione con la condizione del trattamento"; da allora di lui si sono perse completamente le tracce: non aveva un cellulare e anche il suo avvocato non ha avuto più notizie.
Quello di L.A. non è un caso isolato: "In questa 'Terra di mezzo' del diritto alla salute e alla difesa in condizioni di privazione della libertà individuale, gli atti di auto-lesionismo sono numerosissimi ogni singolo giorno, e non è raro assistere a macabre scene di pavimenti insanguinati per metri - è scritto nel rapporto - è stato sufficiente entrare a colloquio nei settori dove sono reclusi i trattenuti per rendersi conto, a colpo d'occhio, che almeno la metà di questi ultimi riportava sulle braccia, sul volto e sul collo segni di tagli auto-inferti, arti fasciati o tentativi di impiccagione".
Nel Cpr di Milano sono tante le lacune gestionali che si tramutano in libertà negate e in condizioni di vita pessime per i detenuti, la lacuna più grave è la mancanza di un Protocollo di intesa tra la prefettura e la Asl, che permetta di valutare in maniera imparziale le condizioni di vita dei trattenuti, di vigilare sulle attività sanitarie e sullo stato di conservazione e di somministrazione dei pasti, e di erogare visite specialistiche in caso di bisogno.
Il 24 giugno 2021 - su richiesta del senatore De Falco - la prefettura ha risposto che "il citato Protocollo con strutture sanitarie - di cui all'art. 3 del Regolamento Cie 2014 - non è stato sottoscritto poiché la direzione generale Welfare di Regione Lombardia non ha ritenuto di doverlo sottoscrivere", aggiungendo che è "stata comunque assicurata da Ats Milano e dalle strutture sanitarie territoriali, la necessaria assistenza sanitaria ai trattenuti". Non c'è nemmeno un supporto per le persone tossico-dipendenti e gli effetti sono terribili per la salute dei trattenuti: chi entra, nonostante dichiari la propria dipendenza, non viene aiutato con una terapia con il metadone, risultato: "Plurime situazioni di stress, crisi di astinenza e auto-lesionismo che vengono malamente gestite attraverso la somministrazione di farmaci tranquillanti in dosi massicce" e senza il supporto di specialisti.
Nel report viene evidenziata anche la presenza di uno spaccio alimentare "con prezzi per nulla accessibili e superiori rispetto a quelli di un supermercato" che lascia immaginare che "vi sia un ricarico sulla merce venduta, a vantaggio del gestore" e che "non è risultato per nulla chiaro se e in che misura tali vendite di prodotti siano regolarmente assoggettate agli oneri fiscali di legge", tant'è che gli ospiti sono quasi costretti a ricorrere allo spaccio,  perché lamentano che il cibo della mensa è scarso, quando non scaduto, e avariato; acquistano i prodotti ricorrendo al loro 'pocket money' giornaliero di 2,50 euro (allo spaccio possono comperare solo una bottiglia di Coca Cola o mezza tavoletta di cioccolato).

Aggiornato il: 21/07/2021