In mostra l'arte dal carcere di Bollate

Milano (Repubblica - Giovanna Canzi), 13 gennaio 2022

Uncinetti in cerca di libertà

Dal 14 gennaio 2022 verranno esposti i risultati di un progetto di Nadia Nespoli con i detenuti di Bollate.
"Se tutto il tempo è eternamente presente/tutto il tempo non è riscattabile", scrive Eliot nei "Quattro quartetti", ed eternamente presente è il tempo che abita gli Istituti penitenziari sulle cui pareti sfilano giganteschi orologi fermi a ore diverse; un monito che ricorda come nei luoghi di detenzione il dio Kronos ha un volto implacabile, un tempo di cui qualcuno si prende cura, non solo dando conforto ma anche aprendo nuove prospettive creative ed esistenziali.
E così, dal 2012 l'artista Nadia Nespoli ha proposto al carcere di Bollate il laboratorio 'Artemisia', durante il quale i detenuti provano a riannodare i fili della propria esistenza attraverso diverse attività artistiche; tra queste ce n'è una particolarmente evocativa, antica e dalla ritualità terapeutica: l'uncinetto.
L'artista, da sempre impegnata a esplorare l'iconografia devozionale popolare, e ora approdata all'uso del filo per realizzare monocromi che indagano i temi della ripetizione, della cancellazione e della meditazione, ha condiviso questa pratica con chi si trova a scontare una pena proponendo un progetto i cui risultati verranno esposti a Milano in una mostra dal 14 gennaio al 15 febbraio 2022 nello 'Spazio Aperto San Fedele'.
Curata da Margherita Zanoletti e realizzata da 'San Fedele Arte', in collaborazione con l'associazione 'Sesta Opera San Fedele', la fondazione 'Carlo Maria Martin', la fondazione 'Maimeri', gli studios 'Montali' e 'Soqquadri', "Offerte di tempo" raccoglie nove lavori che hanno preso vita all'interno del carcere e altri cinque realizzati dall'artista; ogni tela, frutto di ore e ore di lavoro, è un manufatto votivo, un dono per affrontare il male e per provare a ripararlo.
"La particolarità dell'esposizione - sottolinea la curatrice - è l'inter-relazione tra il progetto di ricerca dell'artista e l'esperienza condivisa, da cui è scaturito un dialogo a più voci".
Durante i laboratori di Bollate, la Nespoli ha affidato alle detenute e ai detenuti delle matasse di filo di cotone chiedendo loro di realizzare con il 'punto alto' una tela, senza mai disfarla durante l'esecuzione; ognuna delle opere (intitolata con il nome di chi l'ha realizzata), porta con sé un'evocazione di mani e di dita che intrecciano un tessuto fatto di pieni e di vuoti.
"Il filo - spiega l'artista è il medium per un progetto esclusivamente pittorico (i colori sono fortissimi: arancione, viola, giallo e bianco), un filo che facendosi parola inaugura un cammino che possa accogliere un'umanità in cerca di liberazione dalla disumanizzazione, dallo sfinimento e dalla pena.

Aggiornato il: 13/01/2022