In mascherina a San Vittore

Milano (Repubblica - Massimo Pisa), 3 aprile 2020

Per una volta è in maschera la Polizia penitenziaria

In mascherina, nei raggi, ai piani, alla matricola, al centro medico, tra corridoi vuoti.
Lo sono dal 9 marzo 2020 - giorno della rivolta di San Vittore - poi sedata grazie al lavoro diplomatico dei poliziotti della Penitenziaria e dei magistrati Alberto Nobili e Gaetano Ruta.
È da allora che la Casa circondariale di piazza Filangieri è in regime di "reparto chiuso": tutti in cella durante il giorno, apertura solo negli orari permessi e attività tutte sospese.
I volontari e gli avvocati non entrano da un mese, gli ambulatori e l'infermeria devastate sono state ripristinate, i lavori per riaprire il 'Centro di osservazione neuro-psichiatrico' e adibirlo a sezione per eventuali malati di 'Covid-19' da isolare, sono in dirittura d'arrivo.
La quiete sospesa è un equilibrio sottile: la popolazione di San Vittore si è decongestionata sensibilmente.
"Gli uomini 'ristretti' da 950 sono diminuiti a 781 - elenca il direttore, Giacinto Siciliano - le donne da 97 a 79. In parte sono stati scarcerati, altri trasferiti: cinquanta a Bollate, qualcuno in regione, una decina tra Piemonte e Veneto".
Sono state allestite postazioni Skype nei parlatori, sono arrivati smartphone per le video-chiamate, rigorosamente ai familiari: meglio, ma manca il resto.
"Sui corsi online - aggiunge Siciliano - ragioneremo la prossima settimana, le preoccupazioni ci sono, ma il personale di polizia le ha gestite fin dal primo momento con grande professionalità".
Resta, lo ribadisce il Garante dei detenuti, Francesco Maisto, magistrato di grande esperienza e sensibilità, una situazione estrema: "nonostante l'impegno del personale (i posti letto a San Vittore, ufficialmente sono 551), l'affollamento resta, così come i problemi strutturali, e la preoccupazione se dovessero diffondersi i contagi".
Gestire il dopo rivolta, guardarsi in faccia nelle condizioni estreme a cui ti costringe San Vittore (e il carcere in genere) non sarebbe stato semplice nemmeno senza Coronavirus: è mestiere da equilibristi.
"Però, dopo il 9 marzo 2020 i contrasti sono diminuiti e forse anche i detenuti - spiega il comandante, Manuela Federico - hanno capito che la situazione è complicata per tutti, non ci sono state nemmeno 'battiture' (le proteste rumorose che sono il primo segnale di disagio), nonostante il tam-tam dall'esterno continui ad arrivare; abbiamo poi trovato un grande aiuto dal procuratore aggiunto, Alberto Nobili e dalla presidente del Tribunale di sorveglianza, Giovanna Di Rosa".
A Nobili compete anche il fascicolo sulla rivolta: sotto esame c'è una dozzina di posizioni per il sequestro di due agenti; più complicato sarà dimostrare i singoli episodi di devastazione e saccheggio e l'orientamento è quello di evitare, dove è possibile, il pugno duro.

Aggiornato il: 17/06/2020