Il governo sbugiardato dal Cedu

Milano (Verità, Maurizio Tortorella), 24 aprile 2020

Omissioni e menzogne

Per ora non esce dal carcere di Vicenza il detenuto che, temendo il contagio di 'Covid-19', ha presentato un ricorso pilota alla Corte europea dei diritti dell'uomo per scontare ai domiciliari i 16 mesi che gli restano di una condanna per reati di droga.
B.M. (sono queste le iniziali del detenuto vicentino di cui abbiamo raccontato la storia l'11 aprile 2020) lamenta di essere stato escluso illegittimamente dai benefici del decreto Cura Italia, che tra le misure per contrastare il contagio ha concesso di lasciare la prigione e passare agli arresti domiciliari ai condannati non pericolosi e con pene residue sotto i 18 mesi.
Mentre in Italia da ieri furoreggia la polemica sulla scarcerazione del boss mafioso Francesco Bonura che il Tribunale di Milano ha liberato ritenendolo a rischio contagio per i suoi 78 anni, sul caso di B.M. (che di anni ha 32 anni) la Cedu ha sospeso il giudizio perché il Tribunale di Venezia ha anticipato al 28 aprile 2020 l'udienza per valutare il suo appello. Nel caso in cui la scarcerazione fosse ancora negata, i giudici di Strasburgo hanno invitato gli avvocati di B.M., Roberto Ghini e Pina Di Credico, a presentare loro un nuovo ricorso che sarà valutato d'urgenza.
Nelle carceri italiane la paura del contagio è forte, e l'hanno mostrato le rivolte ai primi di marzo. Al 6 d'aprile i reclusi erano 57.137, diecimila in più rispetto alla capienza regolamentare, e tra loro il 'Covid-19' ha fatto due vittime, a Bologna e a Voghera, e si teme che i contagiati siano moltissimi: non si sa quanti siano nel carcere di Vicenza, ma ne risultano 42 (su 470 detenuti) in quello della vicina Verona. Del resto, anche tra gli agenti di custodia ci sono due morti, e per Donato Capece, il leader del loro sindacato autonomo, i contagiati sono almeno 260.
Ora B.M. aspetta il 28 aprile 2020 3 i suoi legali si dicono certi che l'accelerazione dell'udienza a Venezia sia un risultato del ricorso alla Cedu e sono fiduciosi che qualsiasi cosa accadrà "l'attenzione della Corte di Strasburgo resterà alto".
Nel frattempo, però, Ghini e Di Credico criticano le risposte ricevute dal governo di Giuseppe Conte e dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede che nelle carte inviate a Strasburgo si sarebbero difesi "in maniera caotica e spesso non convincente".
I due legali rivelano che nelle risposte alla Cedu il governo ha scritto che la difesa di B.M. non avesse presentato alcuna istanza al Tribunale di sorveglianza.
L'avvocato Di Credico attacca: "Quando abbiamo depositato alla Cedu le email che certificavano il contrario, il governo ha dovuto scusarsi dell'errore parlando di un "disguido tecnico", accampando un improbabile "mancato funzionamento dell'indirizzo email".
Alla Corte Europea - che al governo italiano ha chiesto come stia tutelando i detenuti dal contagio del 'Coronavirus' - l'avvocato Di Credico aggiunge che Conte e Bonafede hanno "testualmente ed entusiasticamente riferito di avere acquistato il 15 aprile 6.600 braccialetti elettronici e che questi erano già nella piena disponibilità". Ma gli avvocati di B.M. hanno smentito anche questo, visto che proprio a metà aprile era uscita la notizia che il ministro Bonafede aveva chiesto al commissario straordinario, Domenico Arcuri di trovare urgentemente i dispositivi mancanti per il controllo a distanza dei detenuti, per poterli trasferire dalla cella agli arresti domiciliari. Le cronache riportavano che Arcuri era riuscito a sbloccare la situazione, acquistando 4.700 braccialetti, ma per la fornitura sarebbe servito un mese.
"Infatti - conclude l'avvocato - il governo ha poi dovuto riconoscere che il termine utilizzato, cioè "ora disponibili", fosse da interpretare in maniera... non letterale". Insomma, una vera figuraccia.
 

Aggiornato il: 24/04/2020