Il Garante lombardo sulla vicenda Corona

Milano (mowmag - Filippo Ciapini), 30 marzo 2021

Carlo Lio: "Che il caso Corona serva a tutti i detenuti, non solo a lui"

"Le persone che presentano patologie psichiatriche difficilmente riescono a ottenere trattamenti adeguati in carcere".
Così il Garante dei detenuti della Lombardia, Carlo Lio che spera che il 'Caso Corona' possa essere d'aiuto a far conoscere la situazione di centinaia (in Lombardia) e migliaia (in tutta Italia) di detenuti con problemi psichici che non dovrebbero stare dietro le sbarre.
Nel giorno del compleanno di Fabrizio, molti amici, parenti e appartenenti al mondo dello spettacolo stanno mandando messaggi di solidarietà a Fabrizio Corona, adesso recluso nel reparto psichiatrico del carcere di Monza, comunque in sciopero della fame.
Oltre a loro, in questi giorni, gli era arrivato anche un appoggio istituzionale: quello di Carlo Lio, Difensore regionale (una carica particolare prevista dallo Statuto d'autonomia della Lombardia, incaricato di tutelare i diritti e gli interessi dei cittadini e degli altri soggetti della società civile), nei confronti della Regione Lombardia e delle altre Amministrazioni pubbliche, nonché garante del diritto alla salute di tutti i cittadini.

Attraverso il 'Caso Corona', che ha una grande capacità mediatica, è possibile dare voce a molti casi simili che invece non hanno voce, persone che stanno vivendo momenti sanitari clinici difficoltosi e critici per le quali è necessario valutare misure più idonee rispetto al carcere?
"Il 'Caso Corona' ha messo in risalto un problema che per molti è sconosciuto, perché nelle carceri lombarde e italiane esistono molti Corona, a causa di come è strutturato oggi il carcere, cioè un luogo con delle condizioni non adeguate per garantire quella assistenza psico-sanitaria che molti avrebbero bisogno quotidianamente; spero che la risonanza mediatica del suo caso possa far riflettere le istituzioni affinché dal ministro e dal tribunale di Sorveglianza possano riconsiderare se tenere nelle carceri lombarde e italiane persone che hanno queste tipo di problematiche".

Quali sarebbero le giuste indicazioni per i casi simili?
"Diciamo che esistono alcune strutture che si chiamano 'Rems', che sono adatte a un trattamento di questo tipo, qualificato e assistenziale, quando il carcere al suo interno non ha la capacità di dare questo tipo di assistenza, oppure la presa in capo a strutture specialistiche, quando il reato di cui si è macchiato il reo non è di pericolosità sociale, in queste situazioni, la pena può essere trasformata in un affidamento domiciliare, ma questo vale per tutti quei casi dove il carcere può essere un ostacolo a un recupero medico e psicologico del detenuto; la nostra carta costituzionale - all'art. 27 - comma 2 - dice che il carcere non deve essere il posto dove si sconta una pena, ma dove si riabilita chi ha commesso un delitto: oggi siamo molto lontani dal dettato della Costituzione, allora il mio auspicio è che tutto quello che sta accadendo a Corona e l'avvento del ministro della Giustizia, Marta Cartabia possa trasformare quei dettati in realtà".

Il carcere in cui si trova Corona (Monza) è, tra l'altro, sovraffollato?
"Sì, anche se il carcere di Monza è nulla rispetto ad altri dove il sovraffollamento è del del 30-40-50 per cento, come a Busto Arstizio, il sovraffollamento è la regola, ma la drammaticità dei casi, e sono tanti, di questi detenuti con problematiche psico-sanitarie è che non sempre esiste nelle carceri un'adeguata assistenza, quindi medici che possono fare un servizio lacunoso per mancanze oggettive, ma il carcere è l'unica soluzione per un malato? Io dico di no".

Crede che sia avvenuta anche della disinformazione intorno al caso Corona?
"Intorno a lui si è alzato un clamore mediatico, ma io come Garante regionale parlo a nome di tutti i detenuti, sto seguendo il dibattito intorno alla vicenda e noto, in alcuni casi, persone che parlano perché vogliono conquistare un titolo di giornale e spesso non fanno il bene dello stesso Corona".

A proposito di chi non ha voce: ci sono casi simili che si sente di citare pur mantenendo la privacy?
"Posso dire con certezza che esistono decine di casi come quello di Corona, molto simili, ma se la vicenda Corona ci aiutasse a dare voce ai senza voce sarebbe utilissimo; la commissione speciale Carceri della Regione Lombardia ha avviato un'analisi precisa e puntuale per verificare in tutte le carceri quanti casi simili esistono e come sono trattati, insomma, grazie al 'Caso Corona' il Consiglio regionale ha iniziato a fare un punto sulla situazione".

Crede sia stata una ingiustizia riportarlo in carcere?
"Io non posso parlare di ingiustizia, non voglio e non posso discutere delle sentenze perché non si giudicano, affronto solo il risultato, cioè la persona che viene condannata e va in carcere, e spesso ho trovato persone che hanno problemi importanti: compio visite quotidiane e tra i detenuti c'è sempre qualcuno che ha un problema di questo tipo più o meno grave, nessun carcere lombardo ne è esente".

E sulla questione vaccini, che preoccupa anche fuori dal carcere?
"Noi abbiamo un coordinamento in tutta Italia e già in questi mesi - a partire dall'autunno 2020 quando si affacciò l'ipotesi - abbiamo chiesto al Dap di inserire i detenuti e la Polizia penitenziaria nelle fasce prioritarie, insieme agli over 80 perché sono i più esposti, non a caso tra gli agenti ci sono stati tantissimi contagi, e qualche vittima, cosi come tra i detenuti; ho apprezzato l'iniziativa del provveditore della Lombardia che ha già vaccinato il personale delle carceri e la Polizia penitenziaria, e già da oggi sarebbero partiti con i detenuti e i volontari che fanno assistenza".

Fuori dal carcere, invece, quali errori ha riscontrato su questo tema?
"Io sono Difensore civico della Lombardia, Garante dei detenuti e del diritto alla salute, e in questa veste ricevo quotidianamente lettere di cittadini che nonostante l'età avanzata non ricevono il vaccino, siamo intervenuti affinché si perfezionasse la macchina per far sì che la Lombardia torni a essere la locomotiva d'Italia. Purtroppo, abbiamo subito il combinato disposto fra la carenza di dosi e le difficoltà organizzative.

Lei si vaccinerà?
"Sono stato inserito come Garante dei detenuti nel piano vaccinale dei detenuti e del personale e ho ricevuto una dose all'ospedale di Baggio la scorsa settimana, ma ci tengo che la gente sappia che già lo scorso anno quando c'era il blocco nelle visite, ho comunque mantenuto l'impegno di entrare perché volevo che i detenuti sapessero che le istituzioni fossero vicine, con tutti i rischi e le precauzioni del caso, ho sempre mantenuto un rapporto di vicinanza nei confronti di queste persone deboli".

Il governatore Attilio Fontana crede che meriti la ricandidatura?
"Ribadisco che la mia funzione è autonoma e indipendente, non rispondo a nessuno, solo alle leggi e alla mia coscienza, io sono il difensore di chi vota sia a destra, sia a sinistra, per cui su questo non posso rispondere".

A breve si terrà il riesame per Fabrizio Corona: che cosa si augura?
"Che il 'Caso Corona' sia quel sasso buttato nello stagno in grado di far riflettere un po' di più le istituzioni preposte ad affrontare e a gestire i casi come quelli di Corona che nel nostro Paese sono migliaia e nella nostra regione sicuramente qualche centinaia, mi auguro che alla fine - se Corona troverà una soluzione dignitosa - le leggi permettano che valga per tutti quelli che hanno gli stessi di problemi".

Aggiornato il: 30/03/2021