Il carcere oltre le sbarre

Milano (Corriere della Sera / Buone Notizie - Silvia Morosi), 1 ottobre 2019

Coinvolti i quattro Istituti milanesi e 700 volontari nel recupero dei detenuti

San Vittore:
Diventare chef tra feste e buffet. Scoprirsi chef all'interno del carcere è possibile grazie alla Libera Scuola di Cucina gestita dalla cooperativa sociale 'A&I'. Un meccanismo virtuoso di reinserimento nel lavoro che dal 2012 coinvolge le detenute in percorsi formativi che ne sviluppino le competenze professionali, spendibili un domani nella ristorazione. La particolarità di questo progetto è quella di affiancare alla teoria anche la pratica, con l`organizzazione di eventi didattici nei quali - guidati dagli educatori sperimentare il lavoro sul campo con la simulazione di buffet, l`organizzazione di feste a tema o buffet in carcere aperti alla cittadinanza, imparando anche il servizio a tavola.
Viaggio sulla Nave fuori dalla droga. C’è una 'Nave' al quarto piano del terzo raggio per i detenuti con problemi di dipendenza. Un reparto speciale dove si cerca di dare concretezza all'articolo 27 della Costituzione: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Un reparto rivoluzionario in cui dal 2002 le celle sono aperte dodici ore: in questo tempo si susseguono attività terapeutiche sulle sostanze e le dipendenze, lezioni di legalità, la realizzazione del mensile L`Oblò, l`appuntamento settimanale con le prove del Coro, l`educazione all'ascolto della musica con il progetto 'C02' di Franco Mussida, gli incontri sull'arte e molto altro. 

Bollate:
Le 'Carte Bollate' per informare. Un giornale scritto, pensato e finanziato dai detenuti, aiutati nella redazione da alcuni volontari, giornalisti professionisti ed esperti di comunicazione. Un bimestrale che non si occupa solo di raccontare la situazione e i problemi dentro il carcere, ma che fa informazione, per raccontare il mondo "visto dalle sbarre". Nato nel 2002 e diretto da Susanna Ripamonti, 'CarteBollate' ha l'obiettivo di creare canali di dialogo con la società civile ed essere uno strumento di dibattito con l'istituzione carceraria. Dal 2011 ha anche avviato un`attività di formazione, rivolta alle scuole di giornalismo e ai giornalisti professionisti.
Un vivaio di rose e futuri giardinieri. Si chiama Cascina Bollate, è una cooperativa nata nel 2007 nel carcere milanese da cui prende il nome. Vi lavorano giardinieri detenuti e non, che coordinati da Susanna Magistretti imparano un mestiere in un vivaio di erbacee perenni, graminacee, buddleje e una collezione di rose antiche messa a punto con Anna Peyron. Obiettivo: portare dentro una impostazione professionale, portare «fuori» lavoratori e prodotti di qualità. "Il giardino - ricorda il loro motto - non è solo un luogo di pace, è anche un posto dove attraverso i fallimenti si imparano la pazienza, la costanza, la precisione". 

Opera:
Un forno che cuoce a pieno ritmo, un gruppo di detenuti in cerca di riscatto e la voglia di creare con il lavoro un ponte con il mondo esterno. È nato così nel 2013 il progetto della cooperativa 'InOpera', un laboratorio di panetteria e prodotti da forno - fatti come una volta - all'interno della Casa di reclusione: "Rispondiamo al mercato con un prodotto naturale, che dura di più, che aiuta a evitare sprechi e offre qualità e risparmio per il consumatore". Solo così, con una professionalità in mano, chi per troppo tempo è stato lontano dalla vita civile può tornare a guardare al futuro con fiducia e responsabilità.
'Opera liquida': il teatro che unisce. Il teatro come strumento di espressione e condivisione. Dal 2009 l`associazione e compagnia 'Opera liquida' è attiva all'interno del carcere con un laboratorio per i detenuti di media sicurezza. L`idea è di utilizzare il palcoscenico come luogo di riflessione, oltrepassando le sbarre, su temi di attualità, portando in scena opere originali che nascono dai testi degli attori detenuti: l`idea - si legge sul sito - è quella di "trasformare la liquidità da dato negativo della vita contemporanea a valore". L`esperienza del teatro unisce così alla società le persone che stanno scontando una pena, in una riflessione che può favorire il cambiamento e il superamento di pregiudizi e luoghi comuni. 

Beccaria:
Rugbisti in campo con gli 'All Blacks'. Imparare sul campo l`importanza delle regole e il significato della lealtà. Sono questi i principi che portano alla meta la 'Freedom Rugby', la squadra del minorile Beccaria attiva dal 2008. Ogni sabato i ragazzi prendono parte agli allenamenti organizzati per loro da alcuni volontari a rotazione tra allenatori, educatori e giocatori dell'As. Rugby Milano, che varcano il portone di via Calchi e Taeggi. Tra i tanti traguardi ottenuti anche l`arrivo nel dicembre 2009 degli 'All Blacks', scesi nel piccolo campo dell`Istituto per un allenamento, e nel 2012 la realizzazione del documentario "All Bec, il senso di una meta", che racconta il significato di questa esperienza che va oltre le regole del gioco.
Imparo il mestiere e qui non torno più.  Come abbattere il tasso di recidiva tra i minori che hanno avuto un`esperienza in carcere? La risposta è una: con il lavoro. È questa la convinzione che ha spinto il minorile Beccaria a realizzare insieme con la cooperativa Cidiesse - nata nel quartiere di Città Studi nel 1989, inizialmente occupata nel reinserimento lavorativo di ex tossicodipendenti - un laboratorio per insegnare ai ragazzi reclusi a realizzare circuiti elettrici per l`automazione industriale: i giovani imparano, così, a leggere schemi elettrici e a comporre i quadri. Il corso inizia durante il periodo di detenzione, ma prosegue anche dopo l`uscita dal carcere. Dalla strada al lavoro: "Dal bullo al bullone".

 

Aggiornato il: 07/04/2020