Il carcere alla prova della Fase 2

Roma, Dire, 11 agosto 2020

"Investire sulle pene alternative: risparmio da 500 milioni"

Un detenuto costa circa 150 Euro al giorno, mentre una persona in misura alternativa dieci volte di meno; il 19,1 per cento dei reclusi ha un residuo di pena inferiore a un anno, il 29,8 per cento una condanna definitiva superiore a 10 anni, quindi un investimento sulle pene alternative consentirebbe allo Stato di risparmiare.
È quanto emerge dal rapporto di metà anno dell'associazione Antigone "Salute, tecnologie, spazi, vita interna: il carcere alla prova della Fase 2"; il rapporto contiene da una parte i numeri generali del sistema penitenziario, dall'altra un'analisi che Antigone ha svolto su 30 grandi carceri italiane dal Nord al Sud d'Italia.
Secondo Antigone: "Un detenuto costa mediamente 150 Euro al giorno circa (costi che comprendono la retribuzione dello staff), mentre una persona in misura alternativa costa dieci volte di meno, si potrebbero risparmiare almeno 500 milioni di Euro (oltre ai ritorni positivi per la sicurezza collettiva, dato che una persona in misura alternativa ha un tasso di recidiva tre volte inferiore a una persona che sconta per intero la pena in carcere) se la metà potesse scontare all'esterno la sua pena".
Per quanto riguarda le pene alternative, spiega Antigone che "il 19,1 per cento dei detenuti ha un residuo di pena inferiore a un anno, il 52,6 per  cento deve ancora scontare meno di tre anni per un totale di 18.856; queste percentuali salgono molto per i detenuti stranieri, arrivando rispettivamente al 26,3 e al 66,6 per cento; sono percentualmente aumentati i detenuti per i reati più gravi, a seguito delle scarcerazioni avvenute tra marzo e maggio 2020 di persone con pene brevi".
"I ristretti con una condanna definitiva superiore ai 10 anni, ergastolani inclusi, erano a fine giugno 2019 pari al 26,8 per cento - continua il rapporto di metà anno dell'associazione Antigone - a fine giugno 2020 erano il 29,8 per cento; al 30 giugno 2020 erano 7.262 i reclusi per associazione di stampo mafioso (416 bis): 128 erano donne e 176 stranieri; al 6 novembre 2019 (ultimo dato ufficiale disponibile), le persone sottoposte al regime speciale del 41 bis erano 747 (735 uomini e 12 donne), a cui devono aggiungersi 7 internati, per un totale di 754 persone distribuite in 11 Istituti penitenziari, con una sola sezione femminile e una casa di lavoro per persone in misura di sicurezza".
Aumenta anche l'età media: "I detenuti con più di 50 anni erano il 25,2 per cento a fine giugno 2019 mentre un anno dopo erano il 25,9 per cento".
"Gli artt. 123 e 124 del decreto legge 'Cura-Italia' - continua il rapporto di Antigone - hanno introdotto da un lato modalità speciali per l'accesso alla detenzione domiciliare, dall'altro l'estensione delle licenze per i detenuti semiliberi: entrambe le misure valide fino al 30 giugno 2020 il cui obiettivo era quello di far fronte nell'immediato all'emergenza sanitaria Coronavirus, contribuendo alla deflazione della popolazione detenuta".


 

Aggiornato il: 11/08/2020