I detenuti costruiscono il futuro di Milano

Milano (Avvenire - Luca Bonzanni), 30 ottobre 2020

Nei cantieri di Arexpo (ex Expo 2015)

Costruire il futuro, letteralmente.
Il 'Programma 2121' è arrivato a destinazione, al termine di un percorso lungo tre anni che ha offerto a un buon numero di detenuti un'occasione di riscatto attraverso il lavoro nel settore delle costruzioni, all'interno di uno dei cantieri più dinamici di Milano.
Ieri (29 ottobre 2020, ndr) è stato tracciato il bilancio dell'iniziativa promossa dal ministero della Giustizia e da Lendlease (multi-nazionale del real estate, con sede in Australia), a partire dal 2018, con la volontà di valorizzare la presenza del carcere di Bollate, nelle immediate vicinanze del 'Mind' ovvero il 'Milano Innovation District', progetto di riqualificazione dell'area che nel 2015 ha ospitato l'Expo milanese.
Al lavoro, fianco a fianco agli altri operai, in quel pezzo di città in trasformazione, si sono messi anche reclusi di Bollate in cerca di ripartenza, e con esito positivo.
Su dieci detenuti che hanno partecipato alla fase pilota, sette sono stati riconfermati (sei di loro attraverso il prolungamento del tirocinio e uno attraverso un contratto di lavoro a tempo determinato), uno ha terminato il periodo di detenzione, uno ha continuato l'inserimento lavorativo al di fuori del programma e un altro ha concluso l'inserimento a causa della fine dell'appalto dell'azienda che lo impiegava.
Un'esperienza condensata in un saggio di Filippo Giordano, professore di 'Business ethics' e responsabilità sociale all'università Bocconi, come esempio virtuoso di reinserimento e di sinergia tra pubblico e privato.
'Programma 2121' è nato come progetto pilota con l'obiettivo di creare una progettualità condivisa per lo sviluppo di 'Mind Milano' che coinvolgesse anche il carcere di Bollate.
"Da questo presupposto abbiamo iniziato a lavorare a un modello che potesse essere scalabile sul mercato e abbiamo voluto inserire una clausola di inclusione sociale nei contratti con la filiera degli appalti.
"Il modello si inserisce nella strategia globale di Lendlease di creare 250 milioni di valore sociale entro il 2025 - ha spiegato Andrea Ruckstuhl, responsabile per l'Italia e l'Europa continentale di Lendlease - i risultati estremamente positivi potrebbero essere garantiti su una scala più ampia consentendo ai sistemi carcerari di diventare veicoli più efficaci per la prevenzione della criminalità dando a queste iniziative maggiore priorità e più ampia diffusione, con un incremento nell'investimento di tempo e di risorse in una pianificazione di medio termine; la società, nel suo complesso, beneficia del lavoro penitenziario grazie agli effetti dei programmi lavorativi sul reinserimento dei detenuti e sulla diminuzione del tasso di recidiva".
Per Giovanna Di Rosa, presidente del tribunale di Sorveglianza di Milano: "La finalità punitiva della pena non basta, la Costituzione e il buon senso prevedono scopo più alto e importante ha sottolineato, occorre fornire ai detenuti gli strumenti per non sbagliare più, il lavoro è un'opportunità, un tradizionale strumento di trattamento ed esperienze come questa sono elementi che fanno da ponte per realizzare gli obiettivi di reinserimento; la prospettiva, dunque, si può ribaltare, far uscire i detenuti dal carcere non è un pericolo, è il contrario, e questo reinserimento porta sicurezza, il lavoro retribuito, serio, rassicura anche il contenimento dei bisogni essenziali, abbatte la recidiva, abbiamo messo in campo una programmazione intelligente e ragionata di interventi che mettono insieme pubblico e privato per un fine alto, nobilissimo e la selezione dei detenuti è attenta, sono preparati e sostenuti".
 

Aggiornato il: 30/10/2020