Fuoco alle celle a San Vittore

Milano (Corriere della Sera - Cesare Giuzzi), 10 marzo 2020

Proteste anche a Opera

A qualcuno, quegli uomini aggrappati ai tetti del carcere, hanno ricordato la grande rivolta del 1946, quando detenuti politici e comuni presero il controllo di San Vittore ai comandi del bandito dell'Isola, Ezio Barbieri. All'epoc liberare la Casa circondariale ci volle l'intervento dei bersaglieri che con un cannone anticarro riuscirono a far desistere i rivoltosi. O magari è venuta alla mente la sommossa del 14 aprile del 1969: 200 detenuti che per quasi due giorni diventano padroni del penitenziario. Assalti entrati ormai nella storia di Milano e letteratura della ligèra.
Quella di ieri, però, anche se in buona parte ricomposta nel giro di qualche ora, è stata la cresta di un'onda partita altrove. Dalle carceri di Modena, Foggia e perfino Pavia, dove domenica sera un manipolo di detenuti ha tenuto in ostaggio per un'ora due agenti di custodia e incendiato il tetto del carcere di Torre del Gallo.
Proteste legate al blocco dei colloqui imposto dalle norme contro l'epidemia di Coronavirus ma che, prevedibilmente, non finiranno qui, visto che è tutto il mondo carcerario italiano, ormai, in perenne fibrillazione.
Il bilancio finale è di due detenuti ricoverati per overdose da metadone (per lo stesso motivo domenica a Modena si sono registrate 7 vittime) e di diverse aree del carcere milanese inagibili. Tanto che nelle prossime ore potrebbe essere necessario un trasferimento dei detenuti. Ma nella conta bisogna considerare anche il centinaio di agenti di Polizia e Carabinieri impegnati per tutta la giornata.
La strada è stata riaperta solo alle 18 con le vie intorno a San Vittore chiuse dai blindati, i detenuti sul tetto, materassi e coperte in fiamme. E anche una breve carica della Polizia su un gruppetto di venti anarchici che nel pomeriggio ha manifestato solidarietà ai ribelli e ha tentato di bloccare un pullman di agenti della Polizia penitenziaria che doveva entrare per il cambio turno. Qualche manganellata della Polizia per liberare la strada, contusioni e lividi per quattro manifestanti. Con loro anche una trentina di familiari di detenuti: nord africani e famiglie rom.
Non è lo scenario di cinquant'anni fa, due reparti del carcere sono stati danneggiati, letti e mobili distrutti, il caos riguarda in particolare il Terzo raggio ed è proprio sul tetto di questa sezione che si sono radunati una trentina di detenuti ribelli.
Tutto inizia poco dopo le nove e tra video dei residenti rimbalzati sui social e strade chiuse, in pochi minuti il caso esplode. Con il direttore Giacinto Siciliano e il comandante delle guardie Manuela Federico. arrivano anche il questore Sergio Bracco e i pm Gaetano Ruta e Alberto Nobili. Sono loro a intavolare una lunga trattativa con i ribelli per convincerli a desistere. I magistrati salgono ad altezza tetto grazie a una gru dei vigili del fuoco: "Il Coronavirus non c'entrava nulla, nel senso che la protesta era legata alle pesanti condizioni di sovraffollamento: a San Vittore ci sono 1.200 detenuti, anche se la capienza è di soli 700".
Quanto alle richieste avanzate dai rivoltosi prima di arrendersi, Nobili spiega di non aver fatto "alcuna promessa": "Abbiamo garantito solo che avremmo fatto presente le loro istanze agli organi competenti".
La resa definitiva è arrivata poco prima delle 17 quando gli ultimi reclusi hanno deciso di scendere e tornare in cella. Ma quella di ieri rischia di essere solo una tregua. Negli ultimi due giorni sono 22 le carceri italiane dove si sono verificati disordini. E tra emergenza da "Covid-19" e sovraffollamento, i problemi non si risolveranno a breve. Per tutto il giorno le forze dell'ordine hanno acceso i riflettori anche sul supercarcere di Opera, lì domenica pomeriggio ci sono state le prime avvisaglie di protesta, continuate anche ieri, ma la situazione non è mai davvero esplosa.
Come avvenuto invece a Pavia intorno alle 20 di domenica: un gruppo di detenuti è riuscito a impossessarsi delle chiavi delle celle e ha liberato altri compagni, poi insieme hanno preso in ostaggio due agenti di custodia (uno è stato ferito dal lancio di un estintore); una situazione molto tesa, durata un'ora almeno, poi i due sono stati liberati. Ma i disordini sono proseguiti a lungo, da Milano sono arrivati i rinforzi del Terzo reparto mobile della 'Celere' e del Battaglione dei Carabinieri. Cinquanta detenuti sono rimasti sul tetto fino alle 3.30 di notte. Fuochi accesi e urla contro gli agenti. 

Aggiornato il: 07/04/2020