Fermate chi vuole carceri chiuse

Milano (Buone Notizie - Paolo Foschini), 8 giugno 2021

Musica, cavalli, detenute e figli

Una botta dopo l'altra, e non importa niente a nessuno cioè no, siamo giusti: a quasi nessuno perché in effetti sono botte su quelle materie che di voti e consenso ne portano zero (cioè no, siamo giusti anche qui: ne portano pochi, non zero).
Così una è arrivata dieci giorni fa, da Bologna, con la chiusura di 'Mozart14', associazione che per anni ha fatto vivere e moltiplicato in più ambiti - sotto la guida di Alessandra Abbado - il sogno sociale del padre Claudio, la musica portata ai detenuti nelle carceri, ai bambini negli ospedali e ai fragili nei luoghi di cura: stop delle attività causa Covid, taglio dei fondi, fine della storia.
La seconda è arrivata, poco dopo, da Milano, sotto forma di appello per tentare di evitarla: parliamo dell'annunciata chiusura dell'Icam (Istituto di custodia attenuata per detenute madri con figli piccoli), realizzato dall'ex provveditore delle carceri lombarde, Luigi Pagano e tuttora uno degli unici quattro in tutta Italia creati per (provare a) risolvere l'indegna consuetudine per cui un bambino con la madre arrestata, senza altra persona a potersene occupare, si ritroverebbe e anzi in assenza di lcam si troverà (pur piccolissimo, che già basterebbe, e in più ovviamente innocente) in galera con lei; motivo della fine annunciata: ultimamente a Milano non sono state arrestate madri con figli (ah già, un anno e mezzo di 'Covid-19' ha fatto diminuire anche i reati) e il personale in servizio nella struttura è ritenuto sprecato.
A lanciare l'appello per non farla chiudere è stato Francesco Maisto, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Milano, il quale è riuscito, per ora, a spuntare solo un rinvio a settembre; all'appello si è unito anche Paolo Petracca per le Acli milanesi.
La terza botta è il trasloco forzato cui è stata costretta Asom (Associazione salto oltre il muro), che con i cavalli provenienti da sequestri e donazioni oppure salvati da maltrattamenti, recuperava e avviava al lavoro dal 2007 i detenuti del carcere di Bollate: "Stalle pericolanti", è stato comunicato, via Pec, all'associazione un mese fa da parte dell'Amministrazione penitenziaria (già una bella stranezza, visto che l'ultimo sopralluogo con l'ok degli ingegneri era di pochi mesi prima) e quindici giorni per sbaraccare; ora, vedete voi cosa sa fare il volontariato: una nuova struttura per gli animali e per far ripartire le attività è stata trovata vicino a Bergamo, ma sempre grazie a gente del Terzo settore, e comunque solo con detenuti in permesso esterno, per quelli dentro stop.
Morale di queste storie? Il monito che viene dal loro denominatore comune: il loro essere considerati servizi superflui per persone ai margini, e per questo, alla fine, servizi tagliabili da parte di chi deve scegliere tra cosa è importante e cosa no.
Quindi, la musico-terapia con detenuti e bambini è considerata passatempo; una struttura per evitare la galera ai bambini è considerata privilegio; non parliamo dei cavalli; eppure è questa la prospettiva da rovesciare: non pensare a queste cose come optional, come premio, e pensarle necessarie perché rendono migliori le persone, quindi migliore e più sicura anche la società, senza chiedere voti in cambio.
Ecco, le istituzioni che le uccidono dovrebbero pensare così.

Aggiornato il: 08/06/2021