Ero un criminale e maltrattavo i cavalli

Milano (Corriere della Sera - Daniela Mignone-Evans), 19 gennaio 2022

"Adesso faccio il maniscalco in carcere"

Si chiama "Freedom ranch", il progetto del penitenziario lombardo: i detenuti si prendono cura degli animali, riscoprono la libertà e imparano un lavoro.
Questo dal reportage di una studentessa in master in giornalismo di Rcs Academy: "Che cosa strana, io che maltrattavo gli animali fino ad ammazzarli ora mi ritrovo a pulire le unghie"; O.A. è stato uno dei primi detenuti a essere ammesso al corso di aiuto maniscalco al "Freedom ranch" del carcere di Opera; l'esperienza con i cavalli se l'è costruita nell'ambiente criminale delle corse clandestine, dove il suo incarico era "stabilizzarli" prima di una gara, alla quale spesso non sopravvivevano.
Anche R.A. che li imbottiva di ovuli per sfruttarli come muli della droga, condannandoli a morte, adesso "cura le unghie", entrambi, grazie al progetto del "Freedom ranch", hanno trovato una nuova strada, un nuovo rapporto con la società.
La struttura si trova accanto al muro di cinta del carcere e ospita otto cavalli - tra i quali alcuni confiscati alla 'ndrangheta a luglio del 2019 - è stata aperta a settembre 2020 con gli sforzi comuni di Enti pubblici e privati, degli operatori della Polizia penitenziaria e dei detenuti, che hanno lavorato insieme per costruirla, utilizzando materiali di riciclo.
La cavalla Opera Azzurra è nata nel ranch da una cavalla sequestrata che forse per lo stress ha partorito la notte stessa del suo arrivo; insieme a lei, che è la più giovane, ci sono Pegaso, Forever, Otto, Another, Picasso, Cindy, e Oro Nero.
Si tratta, in molti casi, di cavalli che i membri dell'organizzazione criminale ostentavano come simbolo di ricchezza e di potere oppure che avevano accettato in pagamento, destinandoli poi al macello, o a essere sfruttati nel traffico di droga o a venire impiegati nelle corse ippiche illegali, organizzate spesso per attrarre giovani disoccupati con l'abbaglio di guadagni facili, e che qui sono riusciti a ricostruire una relazione positiva con l'essere umano.
"La relazione tra uomo e cavallo è proprio la componente più importante dell'ippoterapia - dice Claudio Villa, esperto istruttore di equitazione, che per 15 anni ha gestito un maneggio nel carcere di Bollate - perché il contatto con questi animali porta le persone detenute a sgretolare tutte le convinzioni, tutto il proprio trascorso, a mettersi in discussione, e con il tempo aiuta a sviluppare equilibrio interiore e benessere fisico, visto che molte ricerche hanno dimostrato che impariamo persino a sincronizzare il nostro battito cardiaco con il loro; la possibilità di imparare un mestiere a contatto con i cavalli porta buoni risultati perché essi non ci giudicano in termini umani, proprio grazie alla loro capacità di manifestare l'empatia, alla loro propensione a relazionarsi".
Anche il comandante del carcere, Amerigo Fusco (il cui impegno è stato determinante per la realizzazione del progetto, insieme a Giuseppe Scabioli, coordinatore delle 'Giacche Verdi Lombardia'), è convinto che siano i cavalli a mostrare per primi empatia verso gli esseri umani; per lui, quello di "Freedon ranch è un progetto che punta a ricucire lo strappo che la detenzione ha creato con la società civile e grazie al quale il suo costo per la collettività viene rimesso al sistema, perché la società ne possa avere un vantaggio".
"Ai detenuti sono destinati i corsi di maniscalco, di artiere e di sellaio che - spiega ancora il comandante - riescono a dare un sogno di libertà, perché andare a cavallo oppure imparare un'arte, che è anche profumatamente pagata sul mercato, diventa lo strumento per diventare liberi e perciò hanno anche il potenziale di abbattere la recidiva".
Per i figli degli operatori penitenziari sono state organizzate giornate di equitazione con gli artieri appena formati "che hanno mostrato grande responsabilità e grande dignità - come racconta uno dei poliziotti, che ha affidato i figli ai cavalli guidati dai detenuti - e grazie alla loro conoscenza dell'animale, abbiamo comunicato diversamente, riuscendo a superare una barriera: cosa che mai avrei creduto possibile".
Al ranch si svolge anche attività di ippoterapia per persone con disabilità, grazie al supporto del 'Rotary club' di Rozzano, e in futuro potrebbe essere avviata anche una fattoria didattica con: maiali, galline, oche mute, tartarughe, caprette, asini, pappagalli e un pavone, che sono stati donati o adottati dalla custodia giudiziale dei Carabinieri forestali.
E' difficile prevedere quale sarà l'impatto concreto di questi corsi sul reinserimento degli ex detenuti "ma di sicuro - come racconta F., tra i primi a partecipare al progetto - quando si lavora al ranch di Opera non sembra di essere in galera".

Aggiornato il: 20/01/2022