Deve fare la chemioterapia

Milano (Corriere della Sera - Luigi Ferrarella), 25 aprile 2020

Ai domiciliari il fratello del boss Zagaria

 Il Guardasigilli Bonafede attiva gli ispettori. Nel 1997 Domenico Perre fu tra i rapitori dell'imprenditrice Alessandra Sgarella tra Milano e la Calabria, gli mancano da espiare 2 anni sui 28 di condanna per sequestro di persona, e a tutt'oggi "non ha effettuato alcuna revisione critica" della propria malavita, salvo quel "comportamento carcerario corretto" che gli ha detratto 5 anni di "liberazione anticipata" (45 giorni di pena ogni sei mesi espiati).
Ma ora l'equipe sanitaria e la direzione del carcere di Opera evidenziano che il 64enne "affetto da cardiopatia ischemica e sotto attenzione clinica dal 2013 è a rischio di complicanze, con specifico riguardo al correlato rischio contagio per Coronavirus", rispetto al quale Opera fa presente "l'impossibilità di garantire l'isolamento in camera singola"; "per questa situazione sanitaria eccezionale e visto l'ormai non lontano fine pena, a maggio 2022 la giudice di Sorveglianza milanese, Rosanna Calzolari ne ha disposto il differimento della pena ai domiciliari a casa della moglie a Platì (Reggio Calabria).
È una decisione analoga a quella che - tra le polemiche di Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia) e dei parlamentari della Lega e gli ispettori attivati dal ministro Bonafede - il tribunale di Sorveglianza di Sassari ha adottato su Pasquale Zagaria, 60enne fratello del camorrista capo clan dei "Casalesi" Michele Zagaria, detenuto al 41 bis a Nuoro con condanna a 20 anni, in cura per un tumore.
A situazione diversa, diversa decisione, a Milano sull'81enne boss catanese Nitto Santapaola, detenuto come Perre a Opera: qui la giudice di Sorveglianza, Paola Caffarena nega la detenzione domiciliare perché "è ristretto in regime di 41 bis, quindi in celle singole e con limitazioni che lo proteggono dal contagio".
In tutte queste polemiche - come giorni fa nel differimento della pena per Francesco Bonura, con il consigliere del Csm, Nino Di Matteo entrato a gamba tesa sulla giurisdizione tacciando i giudici di "dare l'impressione di piegarsi alle logiche di ricatto che avevano ispirato le rivolte nelle carceri" nel marzo 2020 - non si tratta di benefici penitenziari, e nemmeno c'entra il decreto legge 'Cura Italia' che apre alla detenzione domiciliare negli ultimi 18 mesi di pena, ma esclude mafia (quindi i 41 bis) e una serie di reati ostativi tra cui il sequestro di persona, ma di applicazione di una norma che esiste dal 1975 (e prima dal 1930) per i casi di "grave patologia", senza preclusioni sui reati.

Aggiornato il: 28/04/2020