Detenuti picchiati e insultati

Roma (ildubbio - Damiano Aliprandi), 13 agosto 2020

Ma i media parlano solo di scarcerazioni 

Pestaggi, ritorsioni nei confronti dei rivoltosi, presunte squadrette che hanno creato terrore nelle sezioni carcerarie.
Il biennio 2019/2020 è il periodo dove sono emerse denunce per i presunti abusi all'interno dei penitenziari italiani; il picco sarebbe stato raggiunto il giorno dopo le rivolte carcerarie avvenute tra il 7 e l'11 marzo 2020.
Mentre il tema scarcerazioni (che in realtà si trattava di differimento pena per motivi di salute ai tempi del 'Covid-19') ha monopolizzato i mass media e l'opinione pubblica, poco è stato detto sui presunti pestaggi dove alcune procure hanno avviato indagini - alcune conclusasi con la richiesta di rinvio a giudizio - con l'accusa di reato di tortura. In questo momento sono circa otto i procedimenti in corso per episodi di tortura che vedono implicati gli agenti della Polizia penitenziaria.
Partiamo dal carcere di San Gimignano, dove l'associazione Yairaiha ha reso pubblica la lettera di un detenuto che sarebbe stato spettatore di un presunto pestaggio nei confronti di un extra-comunitario che, a suo dire, sarebbe stato aggredito da un agente penitenziario per aver protestato contro il presunto pestaggio; l'altra conferma che qualcosa sia accaduto viene dall'Asl che, una volta ricevuto i referti compilati dal medico di turno - ai sensi dell'art 331 Cpp - è stata trasmessa la notizia di reato alla competente procura di Siena; nell'ottobre 2019 dopo un'accurata indagine, con tanto di prove video, il pubblico ministero ha contestato il reato di tortura nei confronti di quindici agenti di Polizia penitenziaria della Casa di reclusione: nei confronti di quattro poliziotti, a seguito di misura interdittiva disposta dalla procura, il Dap aveva disposto la sospensione dal servizio, ma al termine del periodo sono regolarmente rientrati in servizio.
Oltre all'associazione Yairaiha, anche Antigone è parte del procedimento, in quanto a dicembre 2019 aveva presentato un esposto sui fatti, all'udienza preliminare - originariamente fissata per il 23 aprile 2020 per l'emergenza Coronavirus è stata rinviata al 10 settembre 2020 - parteciperà anche il Garante nazionale delle persone private della libertà, come parte offesa.
Inoltre, c'è il caso del carcere di Monza: i fatti risalgono ad agosto 2019 e riguardano la violenta aggressione fisica denunciata da un detenuto; a fine settembre 2019 Antigone ha presentato un esposto, che si affianca alla denuncia della vittima, il magistrato - nel corso del procedimento - ha acquisito le video-registrazioni e nel febbraio 2020 è stato avviato il procedimento per tortura contro alcuni agenti: le indagini sono tutt'ora in corso.
Così come nel carcere di Palermo, a gennaio 2020 Antigone viene a conoscenza di un episodio di maltrattamenti nei confronti di un detenuto, il quale in corte di Assise di Appello rende dichiarazioni spontanee, denunciando le violenze subite all'arrivo in carcere: la Corte, riscontrati i segni al volto e ascoltato il racconto, trasmette gli atti alla procura; Antigone ha presentato un esposto contro gli agenti per tortura e contro i medici per non avere accertato le lesioni: anche in questo caso le indagini sono attualmente in corso.
A marzo 2020, durante l'emergenza sanitaria, Antigone è stata contattata da molti familiari di detenuti del carcere di Opera, per violenze, abusi e maltrattamenti, come punizione per la rivolta scoppiata nel I; inoltre dai familiari di detenuti nel carcere di Melfi, le quali avevano denunciato violenze, abusi e maltrattamenti subiti dai familiari: nella notte tra il 16 e il 17 marzo 2020 - verso le ore 3.30 - come punizione per la protesta scoppiata il 9 marzo 2020 a seguito delle restrizioni del Dap: le testimonianze parlano di detenuti denudati, picchiati, insultati e messi in isolamento, molti sarebbero stati trasferiti e durante le traduzioni non sarebbe stato loro consentito di andare in bagno,anzi sarebbero stati obbligati a firmare delle dichiarazioni per caduta accidentale: ad aprile 2020 Antigone ha presentato un esposto per violenze, abusi e torture.
Poi, c'è il carcere di Santa Maria Capua Vetere, ad aprile 2020 Antigone è stata contattata da diversi familiari di detenuti del reparto 'Nilo' della Casa circondariale, per abusi, violenze e torture subite da alcuni detenuti, le violenze sarebbero avvenute nel pomeriggio del 6 aprile 2020 come ritorsione per la protesta del giorno prima, dopo il diffondersi della notizia che nell'istituto c'era una persona positiva al Coronavirus, i medici - in base a quanto denunciato - avrebbero visitato solo alcune dei detenuti posti in isolamento, non refertandone le lesioni (si attivò anche il Garante regionale campano): a fine aprile 2020 Antigone ha presentato un esposto per tortura, percosse, omissione di referto, falso e favoreggiamento.
Sempre nel marzo 2020 Antigone è stata contattata dai familiari di alcuni detenuti del carcere di Pavia che hanno denunciano violenze, abusi e trasferimenti arbitrari subiti a seguito delle proteste di qualche giorno prima; la Polizia penitenziaria avrebbe usato violenza e umiliato diverse persone detenute, colpendole, insultandole, privandole degli indumenti e lasciandole senza cibo, e durante il trasferimento non sarebbe stato loro permesso di portare con sé nessun effetto personale né di avvisare i familiari: a fine aprile Antigone ha presentato un esposto per violenze, abusi e tortura, le indagini sono tutt'ora in corso e diverse persone sarebbero state già sentite dalle autorità inquirenti.
Altri presunti pestaggi sarebbero avvenuti nel carcere di Foggia, sempre come ritorsione per le rivolte; a occuparsi del caso è stata 'La rete emergenza carcere', composta dalle associazioni Yairaiha, Bianca Guidetti Serra, Legal Team, Osservatorio repressione e Lasciatecientrare: si tratta di testimonianze dei familiari di alcuni detenuti della Casa circondariale, prima del loro trasferimento, sono ben sette le drammatiche testimonianze, sarà la procura ad accertare quanto sia effettivamente avvenuto e, nel caso, a esercitare un'azione penale nei confronti dei responsabili di eventuali reati, rimangono comunque le diverse testimonianze che coincidono perfettamente.
Infine, i 14 detenuti morti a seguito delle rivolte carcerarie nel Paese di marzo 2020: ufficialmente, dopo aver effettuato l'autopsia, risulta che sono morti per overdose, ma resta aperto il discorso dei detenuti morti a seguito dei trasferimenti; parliamo di quelli di Monza, morti uno dopo l'altro nel momento del trasferimento nelle altre carceri, alcuni con viaggi durati ore, cinque erano già morti nel carcere, mentre gli altri quattro sono morti durante il trasferimento; come mai nessuno si sia accorto che anche quest'ultimi avevano fatto ingestione di metadone? Sarà la magistratura a cercare la verità dei fatti.

Aggiornato il: 13/08/2020