Dal carcere di Opera i presepi

Milano (gnewsonline - Antonella Barone), 9 dicembre 2021

Dai legni dei barconi dei naufraghi la materia prima

Bastano alcuni frammenti, riconoscibili nei presepi costruiti da detenuti del carcere di Opera con i resti delle imbarcazioni che portavano migranti, a far comprendere il valore simbolico dell'iniziativa realizzata nella casa di reclusione milanese.
Il manto della Madonna è ricavato dalla vernice azzurra di uno scafo, il tetto della capanna è coperto di brandelli di reti e le travi conservano tracce dei colori che rallegravano un barcone, molto tempo prima che divenisse un relitto.
Si tratta di piccole Natività, composte dai personaggi essenziali, figurine stilizzate che evocano semplicità e tenerezza perché "per amare questo tipo di presepi bisogna conservare uno sguardo da bambini", spiega Francesco Tuccio (il falegname di Lampedusa che con i rottami del grande naufragio del 2009 realizzò una croce poi donata a papa Ratzinger), da allora l'artigiano continua a raccogliere personalmente sulla spiaggia dell'isola i materiali riconsegnati dal mare e a trarne oggetti che espone in mostre ed eventi.
Tuccio si è recato a Milano per introdurre i detenuti all'arte di restituire significato a quelli che non sono solo rifiuti corrosi dalla salsedine.
"Sono legni - dice il direttore del carcere Silvio Di Gregorio - che hanno assistito alla morte di tante persone, attraverso la trasformazione in Natività, da parte di chi in questo momento sta portando una croce, certamente meritata perché se si trova in carcere vuol dire che ha commesso un reato, trasmettono un messaggio di speranza".
L'iniziativa si deve alla fondazione 'Casa dello spirito e delle arti', che all'interno della Casa di reclusione finanzia i laboratori per la costruzione di violini e per la produzione di ostie.
Il primo dei presepi realizzato è stato donato a papa Francesco, che ha ringraziato in un video i detenuti e la fondazione che li ha messi all'opera; il ricavato della vendita delle Natività andrà a sostegno di famiglie bisognose.
"E' un'iniziativa che ricorda che il reato e le sue conseguenze, sempre disastrose per la vittima e il carnefice, possono non rendere vana l'offesa cagionata a condizione che la pena sia occasione di cambiamento radicale e riscatto del reo - commenta Silvio Di Gregorio - per questo sarebbe auspicabile che il ministero dell'Interno possa mettere a disposizione due o tre barconi sequestrati a Lampedusa per proseguire, anche presso altri Istituti di pena, la costruzione di altri 'oggetti' della speranza così carichi di simbolismo".

Aggiornato il: 10/12/2021