Corte europea: l'ergastolo ostativo vìola i diritti umani

Milano (Corriere della Sera - Virginia Piccolillo), 9 ottobre 2019

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: "Reagiremo"

"Rejeté". È stata respinta così la richiesta dell`Italia di opporsi alla bocciatura del "fine pena mai". Il cardine della lotta contro mafia e terrorismo è stato liquidato dalla Grande Chambre della Corte europea dei diritti umani senza possibilità di appello. E con nessuna motivazione in più rispetto alla decisione presa il 13 giugno 2019 sul caso di Marcello Viola, condannato per associazione mafiosa e sequestro di persona. Ovvero: l`ergastolo ostativo previsto dall'articolo 4 bis dell'ordinamento penitenziario, che vieta permessi e sconti di pena a chi non collabora con la giustizia, vìola i diritti umani. La dignità, spiegavano i giudici in quella sentenza, era alla base dell'art. 3 della Convenzione dei diritti umani. Inammissibile privare le persone della loro libertà senza la possibilità di riguadagnarla in futuro e lottare per la riabilitazione. L`ergastolo
ostativo, concludevano, è un "trattamento inumano e degradante".
L`Italia aveva chiesto un nuovo giudizio ma la Grande Chambre, col suo "no" ha reso effettiva la condanna a pagare le spese legali di Viola (6.000 euro) e l`invito a modificare la norma.
Sconcerto e allarme nella politica e in chi combatte le organizzazioni criminali: "L`unico terrore di mafiosi, camorristi e `ndranghetisti era il 'fine pena mai' ed è l`unica modalità con la quale lo Stato riaffermava la supremazia sul detenuto a cui però lasciava aperto uno spiraglio: collaborare", sottolinea al Corriere il capo della Dna, Federico Cafiero De Raho. "Chi riferisce nomi e fatti diventa nemico delle mafie, mostrando una cesura col passato: unica via per la riabilitazione - spiega - perché tutti fino a quella norma si dissociavano, ma restavano mafiosi, e la valutazione in carcere è insufficiente: i più ligi alle regole sono i boss".
Parla di "colpo mortale" al sistema di prevenzione antimafia il consigliere del Csm, Sebastiano Ardita, e spiega: "Con la pronuncia si consente a soggetti ancora attivi e organici alle mafie di riconquistare la libertà senza passare attraverso la strada obbligata della collaborazione".
Protesta il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: "Non condividiamo nella maniera più assoluta la decisione della Cedu - attacca - chiaramente ne prendiamo atto e faremo valere in tutte le sedi possibili, a livello europeo, la posizione del governo italiano e la scelta fatta su impulso di magistrati che hanno perso la vita".
E, all'indomani del caso Brusca (l`assassino di Falcone e del piccolo Giuseppe Di Matteo che voleva, ma non ha ottenuto dalla Cassazione, i domiciliari) la politica insorge.
"Ora dovremmo pensare a tutelare i diritti dei loro carnefici? Di chi ha sciolto i bambini nell'acido? Non esiste", dice il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, per un giorno di nuovo all'unisono con Matteo Salvini che parla di "follia»". La decisione "mette a rischio il 41 bis", allarma il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra. Si dice "sconcertato da una sentenza che favorisce il crimine", il forzista Maurizio Gasparri. E Giorgia Meloni rincara: "A Strasburgo ignorano il tributo di sangue pagato dall'Italia".
Preoccupati i sindacati di Polizia penitenziaria (ndr) Siap e Sappe. Mentre esultano i Radicali, che avevano promosso un referendum per abolire l'ergastolo: "I diritti umani non sono negoziabili". E don Sandro Spriano - il cappellano di Rebibbia - evidenzia: "La mafia non la si combatte semplicemente con il carcere".

Aggiornato il: 07/04/2020