Con il sovraffollamento è peggio anche il virus

Milano (Giorno - Mario Consani), 23 gennaio 2022

La situazione nelle carceri con la pandemia che ha ridotto colloqui e permessi esterni

Tutti gli anni la stessa musica stonata, a giugno 2021 "la popolazione carceraria degli Istituti del distretto (detenuti 6.189) era tra le più elevate sull'intero territorio nazionale, con un indice di affollamento in media del 122 per cento, in aumento rispetto al già alto 120,14 per cento dello scorso anno".
Così ripete il presidente della corte d'Appello, Giuseppe Ondei che, pure l'anno scorso, aveva illustrato lo stesso concetto, ribadendo stavolta che "si tratta di dati allarmanti che denotano l'esistenza di situazioni detentive non conformi alla capienza regolamentare e all'esigenza di una carcerazione adeguata alle norme vigenti"; si crea dunque "l'esigenza - ha spiegato - di una costante vigilanza degli Istituti penitenziari da parte dei magistrati preposti, dato il consistente numero di reclami contro la carcerazione disumana e degradante in violazione dell'art. 3 della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu)".
Eppure "nel periodo dell'emergenza sanitaria - osserva la pg Francesca Nanni - quasi tutte le procure del distretto hanno operato una valutazione maggiormente selettiva degli arresti in flagranza e delle successive richieste di applicazione delle misure custodiali in carcere, e poi la diffusione del virus ha comportato una netta riduzione dell'attività trattamentale svolta nelle varie Case circondariali e, ovviamente, ulteriori disagi per i detenuti, oltre al sovraffollamento, sono stati sospesi i permessi, i colloqui in presenza e le attività extra-carcerarie proprio per evitare il rischio di assembramenti".
"Fortunatamente - ha aggiunto la procuratrice generale - la capillare campagna vaccinale sta consentendo la graduale riorganizzazione e riapertura delle attività trattamentali sia interne sia esterne".
Infine, c'è il grosso problema dei detenuti con problemi psichici che in carcere non dovrebbero proprio stare ma che, spesso, non trovano posto nelle Rems: le residenze per le misure di sicurezza che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari.
"Recentemente - spiega la Nanni - è stato sottoscritto un protocollo, tra i vertici di palazzo di Giustizia, avvocatura e Regione Lombardia, per individuare soluzioni alternative, comunque sia, il problema della indisponibilità di posti nelle Rems dove allocare i soggetti sottoposti a misura di sicurezza, permane".

Aggiornato il: 24/01/2022