Con il dialogo rivolta rientrata

Milano (Corriere della Sera - Giuseppe Guastella), 11 marzo 2020

Intervista al giudice di sorveglianza, Giovanna Di Rosa

Giovanna Di Rosa era a San Vittore quando è scoppiata la rivolta. Il presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano ha partecipato alla trattativa fino alla conclusione.
Cosa è successo?
"Ero lì per un incontro con i detenuti. Abbiamo dovuto interrompere perché si sentivano urla e rumori. Nel primo pomeriggio la rivolta sembrava finita quando un gruppo di detenuti è tornato
su un tetto per qualche ora".
Cosa chiedevano?
"Ridurre il sovraffollamento. Dicevano che così non è possibile evitare il contagio da Coronavirus. San Vittore è un vecchio carcere circondariale con spazi esigui e gli arrestati che entrano ogni giorno. Contestavano che operatori e agenti possono portare il virus dall'esterno. Abbiamo spiegato che ogni giorno tutti vengono sottoposti a triage".
Quando siete potuti entrare nei reparti, qual era la situazione?
"Tutto rotto. Acqua sui pavimenti, termosifoni divelti, bagni distrutti, porte e vetri sfondati. Abbiamo scelto la strada della dissuasione e non la forza. Il direttore Siciliano, il comandante della Polizia penitenziaria Federico e gli agenti sono stati eroici".
Pensa ci sia stata una regia nazionale per arrivare a indulto o amnistia?
"Diciamo che è singolare che a Milano, dove già da un paio di settimane c'erano forti preoccupazioni sanitarie, la protesta si è scatenata solo quando sono state adottate in tutta Italia le misure che hanno bloccato permessi e colloqui".
Ieri con i pm Nobili e Ruta avete incontrato di nuovo i rappresentanti dei detenuti.
"Ci siamo impegnati a rappresentare la situazione. Non perché hanno protestato, ma perché stavamo già lavorando per migliorarla. Rinnoveranno le istanze per le quali dicono di non avere avuto risposta e noi ci impegniamo a rappresentarle ai giudici competenti".

Aggiornato il: 24/06/2020