Carcere e Covid, un mondo a parte

Milano, Giorno, 31 gennaio 2021

La denuncia del presidente dell'Ordine degli avvocati, Vinicio Nardo

Le carceri sono state trattate come "un mondo a parte, che ha preso il peggio del 'Covid-19': fine delle visite dei familiari, fine delle uscite per programmi riabilitativi, fine della presenza ai propri processi e promiscuità invariata, distanziamento assente e prolungamento della prescrizione e dei termini di custodia cautelare".
Lo ha denunciato il presidente dell'Ordine degli avvocati, Vinicio Nardo nel suo intervento all'inaugurazione dell'Anno giudiziario, spiegando che in questo caso è difficile parlare di civiltà giuridica:  "Per le carceri la normativa emergenziale si è rivelata del tutto inefficace, quando non beffarda, nel rispolverare quella specie di araba fenice che sono i braccialetti elettronici".
Anche il neo-procuratore generale, Francesca Nanni nel suo intervento ha affrontato il tema chiarendo che "lo spazio carcerario non può certo essere sottratto alla tutela del fondamentale diritto alla salute: servirebbero risorse idonee e l'edificazione di strutture carcerarie adeguate".
Quella delle celle strapiene è una realtà innegabile per i 18 penitenziari lombardi, compresi i tre milanesi, ne ha parlato il presidente della Corte d'appello, riferendosi, in particolare, alla primavera 2020 nel primo lockdown, quando l'indice medio di affollamento era salito nel distretto fino al 138 per cento, per scendere solo in seguito al 120 per cento.
Proprio il "sovraffollamento dei penitenziari del distretto milanese - ha chiarito Nanni - ha portato gli uffici della Sorveglianza a intervenire con massimo impulso per vagliare le istanze di concessione di misure alternative, che sono aumentate del 240 per cento".

Aggiornato il: 01/02/2021