Carcere e Covid nel 2021

Milano (osservatoriodiritti - Lorenza Pleuteri), 16 marzo 2021

Ecco qual è la situazione nei penitenziari italiani

La terza ondata di 'Covid-19' entra nelle carceri italiane, dove a essere colpiti sono sia i detenuti, sia gli agenti, mentre le vaccinazioni vanno a rilento.
Ecco cosa sta succedendo e come evitare che esplodano queste bombe epidemiologiche: le vaccinazioni sono partite, ma a singhiozzo e in modo non omogeneo, stando a quanto denunciano fonti sindacali e addetti ai lavori, una situazione resa ancora più instabile dalla sospensione temporanea dell'utilizzo dei vaccini 'AstraZeneca' decisa il 15 marzo 2021: nella prima decade del mese il numero dei reclusi infettati dal Coronavirus è salito del 17 per cento e punta verso quota 500 (dai 410 detenuti malati censiti all'inizio del mese).
Sono aumentati in modo rilevante anche gli agenti della Polizia penitenziaria positivi (+21 per cento in dieci giorni: da 562 a 680 casi); il tutto a fronte di oltre 52mila carcerati stipati in 189 penitenziari (compresi 27 bambini, figli di mamme in cella), cui vanno aggiunti quasi 40mila custodi in divisa e circa 4mila tra dipendenti amministrativi e dirigenti (48 dei quali risultavano positivi all'ultima rilevazione pubblicata online l'8 marzo 2021), oltre a medici e infermieri.
E poi ci sono i morti, tra i detenuti e tra i lavoratori: l'associazione 'Ristretti orizzonti' finora ha avuto notizia di 18 reclusi stroncati dal virus, ma sul sito del ministero della Giustizia il totale dei decessi non c'è; non solo, nel conto mancano 4 medici penitenziari e almeno 10 poliziotti penitenziari.
La macchina delle vaccinazioni è partita, però a giri ridotti, all'8 marzo 2021 sono stati vaccinati 927 dei 52.599 detenuti (meno del 2 per cento), mentre il personale della Polizia penitenziaria "avviato alla vaccinazione" (formula ambigua, che mette insieme chi ha avuto l'antidoto e chi sta per averlo), ammonta a 5.764 dei 36.939 (il 15,6 per cento); i dipendenti amministrativi e i dirigenti immunizzati con la prima dose si fermano a 503 su 4.021 (il 12,5 per cento).
Aldo Di Giacomo, segretario nazionale del sindacato di Polizia penitenziaria, commenta con preoccupazione le statistiche e il trend: "Gli ultimissimi dati ci dicono che i casi stanno crescendo ancora, la terza ondata di contagi è iniziata, ma il piano vaccinale è partito con difficoltà e a macchia di leopardo; all'8 marzo 2021 meno di 6mila colleghi erano stati avviati alla prima somministrazione (concentrata nel Triveneto e in Lombardia), il pericolo sarebbe altissimo se le varianti del virus dovessero diffondersi nei penitenziari, sarebbe altissimo: abbiamo provveduto ad allertare l'amministrazione, i prefetti e le autorità sanitarie territoriali, per cercare di far potenziare e accelerare al massimo vaccinazioni; eventuali e ulteriori ritardi - ripete il dirigente sindacale - potrebbero mettere a repentaglio la salute e l'incolumità di tutti".
In Lombardia - l'8 marzo 2021 - i detenuti positivi censiti erano 82 (il 10 marzo 2021 sono diventati 92), dei 10 in più (pari al +12,2% in 48 ore) 9 si sono aggiunti a San Vittore, dove i casi gestiti internamente sono balzati così a 29; segue Bollate con 35 (con un calo di 2 persone): si tratta di due istituti-hub (rispettivamente con 40 e 198 posti letto dedicati), dove vengono portate anche persone contagiate di altre strutture carcerarie della Lombardia.
Le celle singole non bastano per tutti i positivi (20 in tutta Italia, i detenuti assistiti in ospedale), gli altri reclusi contagiati, quasi tutti asintomatici (441 su 468), risultano collocati in celle singole o a più posti, e 16 esterni sono entrati infetti da fuori.
Capitolo Polizia penitenziaria: 14 agenti ricoverati (altrettanti si stanno curando negli alloggi di servizio) e 584 chiusi in casa in attesa di tornare negativi.
Il Garante dei detenuti di Milano, Francesco Maisto dichiara che "anche la situazione delle carceri milanesi risente di oscillazioni spaziali e temporali, nel senso che non vigono necessariamente le stesse regole nello stesso giorno in tutte le carceri. Nella prima settimana di marzo, per esempio, a Bollate si è registrato un focolaio nel primo Reparto, posto temporaneamente in isolamento, le vaccinazioni per il personale sono terminate, questa settimana dovrebbero iniziare quelle per i detenuti, con i quali sono stati fatti incontri informativi per raccogliere i consensi; i colloqui in presenza subiscono variazioni, in relazione al colore esterno delle zone, ma sono sempre assicurati quelli a distanza; i permessi di uscita non sono stati sospesi, ma limitati in base alle direttive esterne".
"Le attività lavorative di Bollate e San Vittore funzionano - prosegue il Garante Maisto - nell'area industriale di Bollate  è operativo il laboratorio di mascherine che rifornisce le carceri del Nord; i volontari sono ammessi fisicamente solo per i servizi essenziali, come il guardaroba a San Vittore, mentre a Opera è consentito l'accesso a un'unica associazione e ai volontari è richiesto il pagamento del tampone".
"Il problema maggiore è per le scuole interne - continua il Garante di Milano - nel terzo Reparto di Bollate hanno dovuto adottare contromisure e chiudere i corsi perché un'insegnante - sebbene tamponata - ha fatto lezione da positiva; a Opera sabato 6 marzo 2021 il direttore ha sospeso tutto senza motivo, sebbene 48 ore prima avesse assicurato il funzionamento in presenza per il polo universitario".
Per contrastare il 'Covid-19' nei penitenziari, il professor Francesco Ceraudo (già presidente dell'associazione nazionale dei medici penitenziari), tratteggia un quadro generale della situazione e si aggiunge a chi torna a chiedere di fare di nuovo leva su scarcerazioni e misure alternative alla detenzione: "L'Organizzazione mondiale della sanità ha stilato precise linee di comportamento per prevenire e controllare la diffusione del Coronavirus nelle carceri, tra queste il distanziamento fisico, almeno un metro di distanza: misura di sicurezza basilare impossibile da assicurare in strutture in sovraffollamento permanente, dove è forte la difficoltà di rispettare accuratamente le norme igienico-sanitarie e di garantire la sanificazione degli ambienti; è necessario e non più procrastinabile - dice Ceraudo - adottare misure che riducano la popolazione detenuta - quelle varate nei mesi scorsi non sono sufficienti - nelle celle si stipano soggetti con malattie pregresse, immuno-depressi e anziani, le carceri sono potenzialmente bombe epidemiologiche".
Non a caso l'associazione Antigone ha intitolato 'Oltre il Covid' l'ultimo Rapporto sulle carceri italiane: "La pandemia ha messo in risalto tutte le criticità che da tempo denunciavamo, ha isolato ancora di più il carcere dal resto della società, gli sforzi delle istituzioni si sono concentrati in questa fase sul contenimento dei contagi, tuttavia bisogna guardare oltre il Coronavirus, con la sua scomparsa - che ci auguriamo avverrà presto, anche grazie alla somministrazione dei vaccini - però non spariranno i problemi del sistema penitenziario, la pandemia deve rappresentare l'occasione per non tornare indietro".

Aggiornato il: 16/03/2021