Boss, nel merito decide il giudice, non il governo

Roma, Askanews, 8 maggio 2020

Dichiarazione del Garante nazionale dei detenuti

"Sarebbe grave se si pensasse che l'esecutivo possa intervenire con indicazioni su decisioni che competono invece soltanto al giudice di merito": lo afferma il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.
In un contributo per l'enciclopedia Treccani, il Garante nazionale, Mauro Palma ha affrontato "la polemica relativa all'inclusione di persone appartenenti alla criminalità organizzata all'interno della lista di coloro che hanno usufruito di una forma detentiva diversa da quella del mantenimento in cella".
Il Garante nazionale ha osservato che il provvedimento adottato, comunque, non si applicava ai reati di mafia perché esplicitamente escluso dalla legge. Non solo nel numero complessivo occorre considerare che "ben 195 erano persone non ancora condannate con sentenza definitiva, per le quali il beneficio è consistito nella conversione della misura cautelare in carcere in una di arresto a casa; questi casi sono di competenza delle Corti giudicanti e non della magistratura di Sorveglianza, competente solo per i detenuti condannati in via definitiva, per le misure prese dal Tribunale di sorveglianza, che esamina il percorso compiuto dal singolo detenuto, non è da escludersi un riesame del percorso fatto che è già previsto; per quelle date dal giudice di merito, invece, sarebbe grave se si pensasse che l'esecutivo possa intervenire con indicazioni su decisioni che competono invece soltanto al giudice di merito".
Mauro Palma conclude che "mi sembra in sostanza che si sia determinato un grande allarme attorno a cose che hanno specifiche motivazioni che, più che il clamore della dichiarazione a effetto, meriterebbero capacità politica in senso alto, ossia capacità di governare i processi, di controllare che non ci siano abusi senza utilizzare toni urlati e facendo capire alla collettività che sicurezza e tutela della salute delle persone non sono diritti in contrasto l'uno con l'altro; in questo mi sento di dire che non c'è una responsabilità ministeriale nell'alimentare i toni urlati, e che sarebbe un errore cedere a questo tipo di pressioni con provvedimenti che rischiano di segnare un passo indietro nel percorso intrapreso".
 

Aggiornato il: 11/05/2020