Allarme per i contagi, a casa 5mila detenuti

Milano (Corriere della Sera - Fabrizio Caccia), 29 ottobre 2020

Nel decreto 'Ristori' benefici anche per i carcerati

La decisione: tremila ai domiciliari con il braccialetto e duemila non rientreranno la notte.
La seconda ondata del 'Covid-19' svuota le celle: sono almeno cinquemila i detenuti - vista la necessità di combattere i focolai del contagio - che potranno dormire a casa.
La decisione presa due giorni fa dal Consiglio dei ministri: duemila carcerati (già in regime di semi-libertà) non rientreranno in cella e altri tremila, condannati per reati minori verranno liberati, dopo l'applicazione del braccialetto elettronico.
Infatti, sono già 150 i detenuti trovati positivi al Coronavirus in 41 Istituti penitenziari (71 solo a San Vittore), e 200 operatori della Polizia penitenziaria risultano contagiati in tutta Italia (tre sono ricoverati e il resto è in quarantena a casa).
I focolai nelle carceri, per ora, sono sotto controllo e al ministero della Giustizia dicono che i numeri di oggi sono in linea con quelli di inizio aprile 2020 ma è il crescendo degli ultimi giorni a preoccupare.
Così, il governo ha preso alcuni provvedimenti per limitare la diffusione del contagio nei penitenziari, e a beneficiarne saranno circa 2mila detenuti attualmente in semi-libertà che la sera potranno dormire a casa senza rientrare in cella e almeno 3mila detenuti comuni che hanno subìto pene di durata non superiore a 18 mesi; in tutto, 5mila persone (poco meno del 10 per cento della popolazione carceraria, pari a 54.815 detenuti).
Il Guardasigilli, Alfonso Bonafede su Facebook ha tenuto a sottolineare che la norma non si applicherà ai condannati per mafia, terrorismo, corruzione, voto di scambio, violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e stalking, sarà preclusa anche a chi ha partecipato alle rivolte nelle carceri, a chi ha subìto un procedimento disciplinare nell'ultimo anno, e a chi, dopo l'entrata in vigore del decreto, sarà oggetto di nuove contestazioni per disordini, rivolte e sommosse.
Sempre per contenere le occasioni di contagio, dato che il regime della semi-libertà prevede per il detenuto di accedere, ogni giorno, al mondo esterno (dove studia o lavora) e di ritornare in carcere (dove la sera torna a dormire), il decreto legge prevede per 2mila detenuti (esclusi i condannati per mafia o terrorismo) la possibilità di non rientrare a dormire in cella; al condannato in semi-libertà, il magistrato di Sorveglianza potrà, dunque, concedere licenze con durata superiore a quindici giorni, fino al 31 dicembre 2020 salvo che non vengano ravvisati gravi motivi.
"Sono norme importanti ed equilibrate - commenta il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis - che mi auguro contribuiranno a ridurre i rischi di diffusione del virus senza compromettere le esigenze di sicurezza".
Il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma chiede, però, al governo un ulteriore sforzo: "Resta ineludibile la predisposizione di spazi di ricovero interno che si spera non siano necessari, ma che sarebbe errato non prevedere".
"Dobbiamo essere uniti e coesi contro l'unico nemico: la pandemia", è l'appello del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede che ha varato il 'pacchetto-giustizia': "Tutti gli operatori devono trovarsi nelle condizioni di poter lavorare in sicurezza, tra le misure previste ci sono indagini preliminari con collegamenti da remoto, udienze penali mediante video-conferenze (con il consenso delle parti), possibilità di ricorrere all'udienza cartolare anche per i casi di separazione consensuale e divorzio congiunto, possibilità per gli avvocati penalisti di depositare da remoto - con pieno valore legale - istanze, memorie e atti mediante il portale del processo penale telematico oppure tramite invio Pec".
Infine, una promessa: "Al ministero - conclude Bonafede - stiamo lavorando per garantire che i cancellieri in smart working possano accedere ai registri del civile e del penale in modo da potenziare l'attività a distanza, mentre agli avvocati si darà la possibilità di accedere dai loro studi, dopo la chiusura delle indagini, agli atti del procedimento penale".

Aggiornato il: 29/10/2020