Allarme epidemia tra i detenuti

Milano (Corriere della Sera - Luigi Ferrarella), 5 aprile 2020

"Bloccate gli ordini di carcerazione!"

Nelle carceri lombarde dove 8.600 detenuti sono stipati in 6.200 posti (in Italia 56.830 in 47.000), con il 121 per cento di media nazionale di sovraffollamento e il 139 per cento regionale che a Monza e Como sfiora però il doppio della capienza teorica già non c'era posto prima, figurarsi adesso che spazi di fortuna sono stati adibiti a improvvisati reparti di isolamento sanitario; isolamento sia dei sospetti contagi Covid-19 (su 30 detenuti ufficialmente positivi a livello nazionale erano 12 in Lombardia i 'nuovi giunti') sia delle quarantene (almeno 257 in Italia) di detenuti e di agenti penitenziari (120 positivi in Italia, due morti insieme a un medico penitenziario).
Il risultato è che i direttori non sanno più dove mettere non solo i detenuti che già ci sono, ma anche i nuovi che man mano arrivano. Al punto che la presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa - dopo aver già scritto (senza risposta) al ministro della Giustizia, insieme alla collega bresciana, Monica Lazzaroni e prima ancora che addirittura la Procura generale di Cassazione sensibilizzasse i pm sul ridurre la popolazione penitenziaria - ha scritto stavolta alla reggente della Procura generale, Nunzia Gatto e al procuratore della Repubblica, Francesco Greco una lettera per chiedere di "valutare l'opportunità di sospendere l'emissione di ordini di carcerazione, per evitare rischi di contagio (provenienti dall'esterno verso l'interno) e l'estensione di zone di isolamento che sono già di difficilissimo reperimento anche a causa dei contagi interni". Bollate - indica, per esempio, Di Rosa - fa sapere che in un solo giorno gli sono arrivati sei nuovi condannati definitivi arrestati in esecuzione di recenti ordini di carcerazione a pene non altissime e per reati molto risalenti nel tempo "i quali devono essere poi necessariamente posti in isolamento, con sempre maggiore difficoltà delle strutture di sostenere tale situazione aggravata da recenti sfollamenti". Da qui la richiesta del Tribunale "stante l'esiguità dei posti messi a disposizione dei 'nuovi giunti' in carcere, e prima che irrisolvibili diventino i problemi di allocazione dei detenuti".
Ormai solo i negazionisti ideologici fingono di non comprendere il rischio che carceri già sovraffollate diventino per l'intera collettività, se il virus vi prende in pieno, quello che alcuni ospizi sono purtroppo diventati in queste settimane, e cioè lazzaretti moltiplicatori del contagio. Non a caso, l'abbinamento è evocato dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia: "Le Rsa e le Case circondariali stanno attraversando momenti non semplici nell'emergenza, per questo motivo chiedo alle Regioni di avviare attraverso le Asl un monitoraggio di Rsa e carceri e di segnalare in tempo reale alla Protezione civile l'eventuale necessità di nuovo personale sanitario".
Mentre in 48 ore si sono registrati il suicidio di un detenuto a Siracusa, di un detenuto a Roma e di un agente penitenziario a Cantù (tutti, come la morte per cause naturali da appurare di un 22enne in cella a Udine, non comunicati dall'Amministrazione penitenziaria, ma appresi per altri canali), il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede saluta le prime sei macchine - acquistate dal Commissario straordinario, Domenico Arcuri - che da metà aprile 2020 verranno montate a Bollate, Rebibbia e Salerno, dove 40 detenuti produrranno 50mila mascherine al giorno.

Aggiornato il: 07/04/2020