Ai domiciliari chi deve scontare un anno

Roma (La Repubblica - Liana Milella), 31 marzo 2020

Con il braccialetto solo chi ha davanti 18 mesi di detenzione

Briefing ieri sera della maggioranza con il Guardasigilli, Bonafede: oggi la decisione.
Escono da Rebibbia le prime 4 mamme in prigione con i figli, dentro ne restano altre.
I Garanti territoriali chiedono a Mattarella misure effettive.
A venti giorni dalle rivolte nelle carceri (13 morti e 35 milioni di euro di danni) e a tredici dal primo decreto (era il 17 marzo 2020) per affrontare l'emergenza 'Covid-19' anche nelle patrie galere, M5S e Pd ancora non hanno imboccato la stessa strada per snellire le prigioni e garantire anche lì il rispetto di quel metro che dovrebbe valere, in questo momento, per ogni essere umano. Ma se stai dentro, in una cella con altri quattro o cinque compagni, tutto diventa impossibile.
Che fare dunque? Alla vigilia della discussione al Senato sul decreto 'Cura Italia', che ingloba anche il decreto sulle carceri, i telefoni scottano tra il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, il Pd, i Renziani e Leu.
Con una soluzione possibile: fuori dalla cella e senza il braccialetto, chi deve scontare ancora un anno. Invece fuori con il braccialetto chi ha ancora di fronte 18 mesi.
I Garanti dei detenuti di tutta Italia chiedono al presidente della Repubblica, Mattarella di spingere per misure che facciano diminuire il numero dei ristretti.
L'interrogativo è semplice: per scarcerare chi ha un residuo di pena basso, e solo finché durerà l'emergenza, è necessario disporre di un congruo numero di braccialetti elettronici che consentano di seguire passo passo chi esce?
La risposta di Bonafede sta nella sua richiesta al commissario straordinario per il Coronavirus, Domenico Arcuri di aumentare l'attuale dotazione di braccialetti (attualmente sarebbero circa 5mila), secondo quanto dichiarano i vertici della Polizia e quelli del Dipartimento delle carceri, rispettivamente Gabrielli e Basentini: un numero doppio rispetto ai 2.600 che erano stati già assicurati dal Viminale una settimana fa, ma per Bonafede non bastano ancora.
È evidente che il ministro della Giustizia punta su scarcerazioni sicure, con uno strumento come il braccialetto che dovrebbe consentire di seguire gli eventuali spostamenti del detenuto e soprattutto il suo allontanamento dal domicilio per evitare eventuali fughe che, in questo momento, peggiorerebbero la situazione; proprio per questo Bonafede ha sollecitato il commissario Arcuri a reperire altri braccialetti.
Anche se resta una difficoltà di fondo, messa in evidenza da tutti quelli che lavorano nelle carceri: innanzitutto, almeno fino a oggi, il Viminale garantiva l'attivazione e il funzionamento di circa 2-300 braccialetti alla settimana, quindi l'obbligo del braccialetto, anziché accorciare i tempi delle scarcerazioni, proprio com'è necessario per l'emergenza Covid-19, rischia di allungarli.
A ieri, in Italia, i detenuti erano 57.590; secondo il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma "la capienza regolamentare è di 51.416 posti, ma quelli realmente disponibili non arrivano a 48mila, con alcune carceri particolarmente affollate, come a Monza, per esempio (+173 per cento). Palma aggiunge che, a oggi, per garantire l'isolamento sanitario sono state recuperate 740 stanze di varie dimensioni, raggruppate in 169 reparti di 120 Istituti penitenziari.
I numeri parlano chiaro: 48mila posti effettivi, 57.590 detenuti. Ce ne sono 10mila in eccesso per garantire il rispetto degli spazi imposti dalla Cedu di Strasburgo (i famosi tre metri) in condizioni di assoluta normalità; quindi bisogna scarcerare ed è inutile pensare all'indulto e all'amnistia chiesta ancora ieri dai Radicali che richiederebbero tempi molto lunghi per l'approvazione parlamentare di certo non compatibili con il Coronavirus.
Servono, per l'emergenza, misure di effettiva emergenza, come sollecita chi lavora e vive nelle carceri: al capo dello Stato, Mattarella, ma anche ai presidenti di Camera e Senato, ai governatori e ai sindaci si appellano gli oltre 60 Garanti dei detenuti territoriali che valutano come "largamente al di sotto delle necessità" il decreto del governo del 17 marzo 2020, "anche se raggiungesse tutti i potenziali beneficiari, seimila detenuti secondo il ministro della Giustizia". Secondo i Garanti, come hanno già fatto il Csm, l'Anm, l'Unione delle Camere penali e l'Associazione dei docenti di diritto penale, bisogna andare oltre con "ulteriori misure di rapida applicazione che portino la popolazione detenuta al di sotto della capienza regolamentare effettivamente disponibile", quindi sotto i 48mila detenuti: dunque si ritorna alle 10mila scarcerazioni necessarie.
La discussione si apre subito, al Senato, dove gli emendamenti al decreto devono essere votati entro giovedì 2 aprile 2020 mentre il Guardasigilli cerca i braccialetti e il vice segretario del Pd, Andrea Orlando definisce "timide" le misure varate a metà marzo, che però hanno già provocato "durissime" reazioni, tant'è che lui fa appello a Salvini e alla Meloni perché non ne ostacolino di nuove; il deputato dem Carmelo Miceli chiede che "il governo mostri coraggio e adotti una forma speciale di detenzione domiciliare temporanea, che abbia la stessa durata dell'emergenza epidemiologica". Ma siamo lontani dagli emendamenti presentati dal Pd al Senato, firmati dal capogruppo in commissione Giustizia, Franco Mirabelli e dai senatori Cirinnà, Valente e Rossomando: niente braccialetto, per esempio, per chi deve scontare solo un mese di carcere, ugualmente fino al 30 giugno 2020 restano fuori dal carcere quelli che già godono della semi-libertà; sempre alla stessa data bloccate le esecuzioni delle condanne per chi deve scontare fino a 4 anni.
Ieri sera, però, Bonafede ha fatto un primo giro di tavolo con la maggioranza, oggi la mediazione prosegue. Una strada percorribile è riassumibile così: chi deve scontare ancora un anno di pena passa subito agli arresti domiciliari, ma senza il braccialetto, mentre chi deve scontare ancora 18 mesi dovrà lasciare il carcere ma con il braccialetto.
 

Aggiornato il: 07/04/2020