Addio alle misure alternative al carcere

Roma (ildubbio - Damiano Aliprandi), 19 maggio 2020

Così nella notte sono sparite dal Dpcm

Misure alternative al carcere per ridurre la popolazione carceraria? Fino ieri sera (18 maggio 2020, ndr) sì - era stato pubblicato addirittura in Gazzetta ufficiale - ma poi, improvvisamente, poco prima di mezzanotte, il governo ha deciso di modificare tutto e togliere quella opzione. Infatti, nel Dpcm c'era un comma dell'articolo 1 sugli Istituti penitenziari, c'era scritto nero su bianco che, "tenuto conto delle indicazioni fornite dal ministero della Salute, d'intesa con il coordinatore degli interventi per il superamento dell'emergenza Coronavirus, il ministero della Giustizia raccomanda di limitare i permessi e la semi libertà o di modificare i relativi regimi in modo da evitare l'uscita e il rientro dalle carceri, valutando la possibilità della detenzione domiciliare". Un suggerimento che ribadiva ciò che era stato indicato - fin dall'inizio dell'emergenza - nei passati Dpcm. Ciò stava a significare che per il mondo carcerario c'era una preoccupazione maggiore essendo un luogo chiuso, assembrato e dove la distanza minima è di difficile attuazione; a conferma di ciò, anche per i casi sintomatici dei nuovi ingressi, i quali devono essere posti in condizione di isolamento dagli altri detenuti, il governo raccomandava "di valutare la possibilità di misure alternative di detenzione domiciliare".
Ma poi il colpo di scena: in tarda serata arriva la modifica al decreto del Presidente del consiglio dei ministri, una modifica che riguarda esclusivamente l'articolo 1, comma 1, lettera cc), ovvero quella relativa agli Istituti penitenziari.
Hanno cancellato tutto e sostituito con questo: "cc) tenuto conto delle indicazioni fornite dal ministero della Salute, d'intesa con il coordinatore degli interventi per il superamento dell'emergenza Coronavirus, le articolazioni territoriali del Servizio sanitario nazionale assicurano al ministero della Giustizia idoneo supporto per il contenimento della diffusione del contagio del Covid-19, anche mediante adeguati presidi idonei a garantire, secondo i protocolli sanitari elaborati dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, i nuovi ingressi negli Istituti penitenziari e negli Istituti penali per minorenni; i casi sintomatici dei nuovi ingressi sono posti in condizione di isolamento dagli altri detenuti".
Hanno tolto tutto, compreso il passaggio poco chiaro e che sembrava andare in senso contrario al decreto legge del 10 maggio 2020 che stabilisce una ripresa graduale dei colloqui visivi, mentre secondo il nuovo Dpcm, i colloqui - salvo rare eccezioni - sono sospesi fino al 14 giugno 2020.
Infatti, si leggeva che "i colloqui visivi si svolgono in modalità telefonica o video, anche in deroga alla durata attualmente prevista dalle disposizioni vigenti, ma in casi eccezionali può essere autorizzato il colloquio personale, a condizione che si garantisca in modo assoluto una distanza pari a due metri".
Gennarino de Fazio, leader della Uil-Pa della Polizia penitenziaria chiarisce: "Dal dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria confermano un disallineamento normativo e precisano che nella gerarchia delle fonti il decreto legge prevale sul Dpcm e che pertanto dal 18 maggio 2020 riprenderanno gradualmente, come previsto, i colloqui visivi". De Fazio si chiede, però, come questo possa accadere "perché è palese che anche dopo tutto quello che è avvenuto nei penitenziari nel mese di marzo 2020, con 13 morti, evasioni di massa, devastazioni e così via, la disarmonia normativa, così come la continua emanazione di decreti legge rappresentano l'ennesimo sintomo dell'assenza di una visione strategica e di una sostanziale approssimazione di fondo". La Uil-Pa non vuole entrare nel merito degli scontri politici di queste ore, ma ribadisce che, al netto dello spessore e delle capacità individuali dei nuovi vertici del Dap "è indispensabile un cambio di passo della politica e una tangibile attenzione da parte del ministro della Giustizia - che francamente non vediamo da tempo - che mettano le carceri al centro dell'agenda del governo". Al momento, almeno quello relativo ai colloqui, è stato risolto con un tratto di penna, ma un tratto che ha cancellato anche il suggerimento delle misure alternative.
Nel frattempo, il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma ha accolto con favore il decreto legge sulla ripresa graduale dei colloqui e ha spiegato che nell'audizione in commissione Giustizia del Senato, ha sottolineato due aspetti: "Il primo è che nel testo alcune formulazioni più sfumate circa la possibilità di utilizzare tecnologie vengano sostituite da affermazioni che diano certezza di tale utilizzo, e il secondo è che la progressiva riapertura dei colloqui non veda la riduzione del ricorso alle tecnologie stesse, che hanno mostrato di poter avere una ricaduta positiva sugli Istituti penitenziari".

Aggiornato il: 19/05/2020