Addio a Michelina Capato

Milano (Repubblica - Massimo Pisa), 29 novembre 2021

La regista e coreografa che portò il teatro nelle prigioni

Michelina Capato - "Miki" per chi entrava in confidenza - è scomparsa a 60 anni lasciando un vuoto sui palchi e uno nelle carceri, mondi che per la regista e coreografa erano stati la stessa cosa a partire dagli anni Novanta, quando introdusse i laboratori teatrali a San Vittore per i detenuti, una sorta di rivoluzione blasfema per chi, dietro le sbarre, pretendeva che si marcisse e basta.
Aveva poi rilanciato nel 2004 quando nel carcere modello di Bollate aveva fondato la cooperativa Estia ed era riuscita a plasmare decine di attori e danzatori da rapinatori e assassini, persone - per la Capato - che dopo aver sbagliato e pagato potevano e dovevano essere rieducate attraverso la via dello studio e del talento artistico, insegnando il metodo ai tanti passati nel 'Teatrodentro' e nel 'Teatro galeotto'.
Non era tanto il briciolo di notorietà (qualcuno come, Carlo Bussetti e Vincenzo D'Alfonso, ne aveva vissuto più di un quarto d'ora), nè l'amicizia con Salvatore "Sasà" Piscitelli, un altro dei "suoi" attori.
I titoli ("Concilio d'amore", "Nel tuo sangue", "La palestra della vita", "Psycopathia Sinpathica", "Il rovescio e il diritto", "Non più", "Lavorare... stanca", "Camerieri della vita", "Ci avete rotto il caos"), tutti di buona fattura, erano stati un mezzo per tirar fuori il meglio da chi aveva dato il peggio. 
Nel 2019 era arrivato il premio 'Gramsci' e nel 2020 con le rivolte del primo lockdown Michelina fu in prima linea nel chiedere verità e giustizia per la sorte dei detenuti ribelli seppelliti troppo in fretta e senza un responsabile a pagarne le conseguenze; mancherà ai suoi discepoli, e non solo.

Aggiornato il: 29/11/2021