Abbracciarsi a San Vittore

Milano, Avvenire, 30 luglio 2021

Sono riprese le visite dei detenuti con i parenti

Come il ritorno del soldato nei racconti del Dopoguerra di 75 anni fa, anche nel carcere di San Vittore "alcuni detenuti hanno visto per la prima volta figli o nipoti nati durante questo tempo", ha detto Francesco Maisto, il Garante dei loro diritti a Milano (infatti, i colloqui in carcere erano stati sospesi all'inizio della pandemia e sono ripresi questo mese).
"Il 10 luglio 2021 alle 11:30 ho fatto il mio primo colloquio visivo con mia figlia presso l'area verde, erano nove mesi che non sentivo il profumo e il calore della mia principessa, posso dire di avere provato un'emozione indescrivibile, qualcosa di superlativo".
Nella sua lettera Nicolas racconta i momenti prima di rivedere il figlio, dopo un anno e mezzo di attesa: "Ore 10:00 eccomi qui in piedi davanti alla mia cella, sto aspettando che l'assistente venga a chiamarmi e quando arriva in me si sprigiona tutta una serie di emozioni che erano ormai sepolte da tanto, tanto tempo, faccio le scale quasi con la sensazione di volare, passo per il lungo corridoio che mi porta in quell'area verde che per me si chiama speranza, quel giardinetto che per molti può sembrare insignificante, ma che per me in quel preciso istante che vedo mio figlio significa tutto, significa gioia, speranza, felicità e allo stesso tempo malinconia e dolore quando, passata l'unica ora che dopo 18 mesi mi è stata concesso per vedere il mio Angelo, sono costretto a guardarlo mentre se ne andava con le lacrime agli occhi e con lui la mia anima".
Anche per Giuseppe l'incontro con il figlio di 13 anni, dieci mesi dopo il suo arresto, "è stata un'esplosione di pianti e sorrisi con un po' d'imbarazzo negli occhi della Polizia penitenziaria a due passi da noi".
Tra i padri che hanno riabbracciato i figli ci sono alcuni reclusi della 'Nave' (il reparto modello del carcere milanese guidato da Grazia Berteli), dove sono detenute le persone che stanno cercando di liberarsi dalle dipendenze.
Carmelo è uno di loro: "Quel giorno non stavo nella pelle, non vedevo il momento di vederla ed ecco che subito dopo vedo entrare mia moglie con mia figlia per mano, in me scatta subito quell'emozione che a volte chiamiamo magone, mi sono scese anche le lacrime ma devo essere forte per mia figlia. Hanno fatto entrare all'interno dell'area verde (l'area dei colloqui è nel giardino del carcere) me e altre tre persone per un totale di cinque famiglie, appena Giulia mi ha visto mi è corsa subito incontro chiamandomi 'Papiii', mi è saltata addosso, dandomi tantissimi baci e abbracciandomi forte forte, ho visto quanto era cresciuta sia dal peso che dalla sua altezza, poi sono andato incontro a mia moglie, che mi ha accolto con un abbraccio degno di un amore vero, non sembrava nemmeno di stare in carcere". 

Aggiornato il: 30/07/2021